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Lamezia Terme - Nuovamente rinviata, questa volta al 30 aprile, l'udienza di incandidabilità dell'ex sindaco Mascaro e degli ex consiglieri Giuseppe Paladino e Pasqualino Ruberto, per la mancanza di uno dei componenti del collegio.

Questa mattina, l'ex primo cittadino, si era recato in tribunale con un corposo faldone di memorie sotto il braccio, certo di poter dimostrare l'infondatezza di quanto richiesto dal Viminale.

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"Sono contento che oggi sia prevista la mia audizione. Con serietà e tranquillità esporrò tutto quello che è stato fatto a contrasto della criminalità organizzata e dimostrerò, con corpose memorie, quanto sia infondata la richiesta di incandidabilità avanzata nei miei confronti” ha affermato prima di entrare, affiancato dai suoi legali, Pietro Palamara, Dina Marasco e Gianfranco Spinelli. 

Slittata l'udienza, si dovrà ora attendere nuovamente il 30 aprile per la deposizione della sentenza da parte del collegio dei giudici (Presidente Fontanazza e a latere Aragona e Regasto). Ad arrivare oggi in Tribunale, anche l'ex consigliere d'opposizione Pasqualino Ruberto, insieme ai suoi legali Murone e Sirianni. L'ex consigliere Paladino, oggi assente, è invece difeso dall'avvocato Canzoniere. 

La prima seduta per trattare l’incandidabilità di Mascaro e degli ex consiglieri comunali Giuseppe Paladino e Pasqualino Ruberto, si era tenuta lo scorso 22 febbraio ed era stata riinviata ad oggi. Secondo il Ministero dell’Interno, sarebbero infatti loro tre i diretti responsabili dello scioglimento. 

Se Paladino e Ruberto erano coinvolti nelle già note inchieste giudiziarie, all’ex primo cittadino, così come anche specificato nelle 240 pagine di dossier redatte dalla commissione d’accesso al Comune, vengono addebbitati il suo possibile conflitto d’interesse per aver difeso, durante il suo mandato, imputanti in processi di mafia in cui il Comune era parte civile, ma anche, cinque specifici atti amministrativi dei quali è stato ritenuto responsabile. Tutti aspetti che sarebbero stati anche contestati all'interno delle memorie depositate dal Procuratore Curcio e dall'Avvocatura dello Stato. 

Alessandra Renda

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