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Lamezia Terme - “Non avrei potuto desiderare di concludere la mia esperienza di presidente Aiga giovani della sezione di Lamezia con un evento più bello di questo: racchiude il senso dell’idea di avvocato che abbiamo voluto portare avanti come associazione, non chiuso negli uffici, nei tribunali, ma attento alle problematiche sociali, vicino alle problematiche della collettività.”  L’avvocato Giuseppe Borrello introduce così presso la sala conferenze del Chiostro di San Domenico a Lamezia, il convegno itinerante in tutta Italia su “Disabilità e tutele giuridiche” che volge alla sua 37esima edizione. Partecipano all’evento il Presidente di FISH Calabria - Federazione Italiana Superamento Handicap -, Nunzia Coppedè, il Presidente della ADS Lucky Friends, Rosario Cortese, Antonello Bevilacqua Presidente Consiglio dell’ordine avvocati Lamezia, Angela Davoli, Presidente Comitato Pari Opportunità del Consiglio dell’Ordine Avvocati di Lamezia Terme, Giovanna Suriano tesoriere nazionale Aiga, l’avvocato Andrea Parisi coordinatore regionale Aiga.

Interviene l’avvocato Massimo Rolla, del foro di Perugia, Segretario del Dipartimento di Diritto Sportivo della Fondazione Aiga Tommaso Bucciarelli “Questo convegno ha lo scopo di far conoscere alla cittadinanza le tutele giuridiche per le persone con disabilità; l’Italia è il paese in Europa che possiede più norme che tutelano i disabili, ma purtroppo non vengono applicate. È da settembre che porto avanti questo format in tutta Italia. Ho conosciuto persone meravigliose con disabilità che mi hanno fatto crescere tantissimo.” Rolla è un avvocato penalista, rivela di non aver mai praticato di diritti dei disabili prima dell’improvvisa invalidità della madre per la quale, da cittadino qualunque si è ritrovato a doversi misurare con una serie di problematiche amministrative e sociali.

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“In Italia ci sono 4,5 milioni di persone con disabilità che potrebbero avere bisogno di tutele legali, ovvero il 7,2% della popolazione”. Denuncia poi una enorme falla normativa nella legge italiana che non consente di trovare soluzioni adeguate per poter permettere alle persone con disabilità di avere accesso alle stesse opportunità di un soggetto non portatore di handicap. Pensa alla vita di tutti i giorni e da giurista si domanda come potrebbe fare, ad esempio, un suo collega con disabilità ad avere accesso ad un qualsiasi ufficio legale e pone una domanda retorica agli avvocati presenti: “quanti di voi hanno uno studio che ha abbattuto le barriere architettoniche?”. E incalza “quanti uffici pubblici frequentiamo noi avvocati dove non esiste accesso per disabili?”

Sono trascorsi dieci anni dalla ratifica del documento della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità da parte dell’Italia, che afferma con forza la necessità che tutti i diritti umani e le libertà fondamentali siano pienamente goduti anche dalle persone con disabilità. Il fine ultimo è la rimozione di tutti gli ostacoli, sia ambientali che culturali. Eppure ancora oggi ci ritroviamo ad avere a che fare con problematiche che impediscono a queste persone il normale svolgersi delle loro attività quotidiane a partire dalle più banali. Eppure l’articolo 3 della nostra costituzione recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale...”.

Importante sarebbe partire con la demolizione prima di tutto delle barriere mentali, che strenuamente resistono in questa società, conseguentemente quelle architettoniche che rappresentano oggi un enorme muro davvero insormontabile. Un ruolo fondamentale per evolvere in questo senso viene giocato dalle associazioni operanti sul territorio che portano avanti le politiche della Convenzione Internazionale a livello regionale e creano il necessario dialogo con le famiglie per poter scardinare tutte quelle forme di pregiudizio che si pongono come ulteriore ostacolo alla legittima partecipazione del disabile alla vita sociale.

“Si parla di disabilità sempre quando dobbiamo raccontare o denunciare diritti negati di queste persone” dice ancora l’avvocato Rolla, “ma voglio dirvi che esiste un ambito nel quale i disabili vengono riconosciuti e nominati sempre per i loro successi: lo sport. É così importante perché stimola alla rieducazione nel caso di una condizione di disabilità acquisita, incentiva le relazioni sociali e fa in modo che si possa acquisire sicurezza nelle proprie capacità.” E poi cita due esempi illustri:  Martina Caironi campionessa paralimpica sui cento metri piani e Giordano Tomasoni due volte campione di handbike al Giro d’Italia che sono riusciti a conquistare importanti traguardi personali in virtù del loro stato di diversamente abili. Si parla ancora della legge 104, della legge “Dopo di noi” e della necessità di cucire addosso ad ogni persona con necessità progetti di sostegno individuale; poi delle differenze di trattamento economico tra i disabili INPS e INAIL. Rolla poi conclude la sua articolata disamina mostrando una foto. Un gruppo di ragazzi disabili esibisce uno striscione con una frase che riassume in parte il senso della serata: “Non siamo un mondo a parte, ma parte del mondo”. Offrire a tutti pari opportunità, lavorare tutti in un’unica direzione deve essere una urgenza della comunità tutta, per far in modo che le differenze, normale costrutto della società, non si trasformino in diversità.

D.C.

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