
Lamezia Terme – Un incontro che ha coinvolto i ragazzi del "Valentino De Fazio" quello contro il gioco d’azzardo che è stato organizzato dall’Associazione "Vivere in" assieme al Ser.D. di Lamezia Terme. Il non farsi inghiottire dal demone del gioco, ma amarsi e rispettarsi è stata la tematica su cui si è focalizzata la discussione, un leitmotiv che oggi compromette tante persone. Il confronto è stato corredato oltre che da immagini pungenti che raffigurano la pericolosità del gioco d’azzardo anche da ricerche statistiche e interviste fatte dai protagonisti dell’evento, vale a dire gli studenti, con pertinenti domande poste a insegnati e coetanei.
"Quello di oggi - ha evidenziato la dirigente scolastica Simona Blandino - vuole essere un momento di crescita è riflessione”. Una riflessione che deve sfociare anche in una attenta valutazione perché “bisogna prendere il buono e il positivo che c’è negli altri e negli educatori della scuola”. La formazione e i consigli forniti dalla scuola “aiutano a crescere interiormente, permettendoci di comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato e ora lo sbagliato è il gioco d’azzardo”. Una dipendenza che la Blandino definisce “insidiosa e subdola che porta, come le altre dipendenze, a diventarne schiavi”. La giornata è proseguita con la presentazione dei lavori dei ragazzi divisi in due gruppi, con capigruppo gli studenti Elena Falvo e Antonio Costanzo. Il lavoro di ricerca è consistito in interviste conoscitive sul gap (gioco d’azzardo patologico), statistiche e questionari sulla tematica gioco d’azzardo e conseguenti ludopatie. I ragazzi che hanno svolto questo lavoro sono stati omaggiati con un testo dalla professoressa Di Cello.

Antonino Leo (dell’associazione vivere in) che ha organizzato assieme alla referente del Ser.D lametino Teresa Natrella e al responsabile Giovanni Falvo hanno delucidato i disagi causati dal gioco. “il gioco non è più gioco - ha annotato Falvo - quando diventa ossessione, un’ossessione che diventa una mania irrefrenabile che genera dipendenza portando il giocatore a tollerarlo e a non poterne fare a meno, seguono poi astinenza e richieste di denaro che sono soddisfatte anche da prestiti esosi di associazioni mafiose e usurai”. “Un’azzordopatia più che ludopatia - la definisce Leo – perché si azzardano i proprio soldi con l’intento e l’illusione di vincerne altri, ma non si vince mai in realtà. Tutto questo diventa un circolo vizioso che porta solo a perdite relazionali anche importanti”. “È facile entrare nella spirale del gioco - ha aggiunto Leo - all’inizio si gioca per curiosità e per caso per poi rimanervi sempre più attratti”. “Per il suo agire ingannatore - ha rimarcato Falvo - il gioco d’azzardo ha forte attinenza con la tossicodipendenza e quest’ultima è una dipendenza altrettanto grave”. La responsabile del Ser.D. Natrella si è soffermata sulla problematica dell’abuso del gioco dal punto di vista telematico, “più gioco irresponsabilmente e senza moderazione, più mi estraneo dal mondo reale identificandomi con i personaggi virtuali del videogame”.
Francesco Ielà



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