
Lamezia Terme- “La Calabria dell’olio di qualità, una sfida possibile” è questo il titolo che è stato dato all'incontro-dibattito che si è tenuto presso la sede Coldiretti di Lamezia Terme.
Un focus specifico per individuare i fattori cardine di coltivazione delle piante di ulivo e i cambiamenti scientifici e climatici che influiscono sulla crescita e sullo sviluppo della pianta stessa, per poi passare a discutere sul germoplasma della pianta che va preservato.
Pietro Molinaro, presidente Coldiretti Calabria, ha precisato l'importanza dell'incontro organizzato al fine di sottolineare tutto quello che è fondamentale per la continuità e l'autoctonia dell'olio calabrese: "L'incontro ha la finalità di affermare alcune conquiste che hanno fatto gli olivicoltori italiani e calabresi, come l'etichettatura obbligatoria sull'olio extravergine di oliva, ma anche il portare avanti delle sfide sui mercati internazionali ma, soprattutto, un risultato straordinario che, la nostra Coldiretti con l'Associazione Italiana UNAPROL e Fai, è riuscita a concludere, cioè il contratto di filiera con Federolio, che da questa campagna 2018/19 ritirerà dal mercato più di 10 milioni di chilogrammi di olio, che significano più di 50 milioni di euro di fatturato ad un prezzo pre-definito, che parte dai costi di produzione, più degli incentivi sulla qualità”. Molinaro aggiunge poi: “è la prima volta che nel nostro paese si fa un contratto di questo tipo, si lascia dietro le spalle quello che abbiamo conosciuto come un discutere continuo ma senza portare a casa un risultato per gli olivicoltori".

Un convegno - quindi - strettamente tecnico che ha tracciato delle linee guida per aiutare gli olivicoltori a fare un olio di qualità e, come afferma Rita Licastro, responsabile Donne Impresa Coldiretti Calabria, “siamo la seconda regione produttrice a livello nazionale, ma ci possiamo definire la cenerentola dell'olio, per questo motivo quest'incontro servirà a dare un impulso agli olivicoltori che vogliono fare qualità”.

Concetti e regole d'oro per tutti gli olivicoltori presenti che hanno appreso come la pianta di olivo abbia subito delle grandi trasformazioni nell'arco di un quindicennio. Ad affermarlo il dottor Benito Scazziota - D.A.S Olivicoltura ARSAC - che ha spiegato come “fino a quindici anni fa l'olivo era una pianta non attaccata da virus, i cambiamenti climatici hanno portato ad uno stravolgimento di alcuni equilibri, e grazie alla microscopia elettronica, si è scoperto che il giallume infettivo dell'olivo è stato riscontrato, ed è caduto il mito dell'olivo come pianta virus esente”.
A.B.
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