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Lamezia Terme – “La malattia genetica - abbiamo appreso - inizia già 15 anni prima dalla manifestazione dei suoi primi sintomi”. Così Amalia Cecilia Bruni docente d’eccezione al liceo scientifico, nella sua seguita lectio magistralis in occasione della presentazione dello ‘Stem, le studentesse vogliono contare’ che si terrà a Firenze dal 14 al 16 luglio 2017. Un progetto atto a promuovere la cultura scientifica fra le giovani studentesse e durante il quale, le più meritevoli, discuteranno di materie di studio quali scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Il club soroptimist lametino guidato da Lucia Greco oltre a portare avanti il progetto Stem promosso dall’International Soroptimist, selezionerà la studentessa che ne prenderà parte.

Nella sua lectio la scienziata Bruni ha chiarito che il significato della parola stem (marzo è il mese delle stem) significa anche “cellule staminali”, le cellule primitive con la capacità di trasformarsi in altri tipi di cellule capaci a rigenerare un tessuto leso.

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“Queste cellule sono presenti anche nel nostro cervello (cellule staminali neurali o nervose) e pertanto divengono utili a curare una certa patologia che può diventare degenerativa”. “È dunque importante - ha aggiunto la Bruni - incentivare e spendere sulla ricerca scientifica per poterle studiare ancora meglio. Oggi a fare ricerca sono solo alcuni istituti specializzati come il nostro centro di neuregenetica o il Cnr”.

“È fondamentale - ha proseguito - incentivare questa ricerca scientifica perché, per avere un quadro completo di una malattia genetica, bisogna conoscerne la storia e le origini più remote”. A tal fine la neurologa fa un dettagliato excursus sullo sviluppo della storia della genetica, sino ad arrivare alla decodifica del genoma umano, citando le figure che hanno permesso l’avanzamento di queste conoscenze, come Darwin (1859), Mendel e le sue leggi (1865), Watson e Crick (1953) e Rosalind Franklin, la scoperta del gene di Huntngton (1993) e la decodifica del genoma umano nel 2001”. “Un lungo viaggio, contornato da importanti e rilevanti studi, durato tanti anni che è arrivato a farci scoprire che deriviamo dall’Africa”.

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Amalia Bruni ha poi elencato il suo lungo e meticoloso percorso di studi, fatto anche sugli archivi parrocchiali, che la hanno portata, “dopo la scoperta della proteina presenilina1 ad isolare la proteina nicastrina che è stata fondamentale per la comprendere la malattia di Alzheimer”. In merito alle ricerche, fatte con altri importanti studiosi, sulla malattia di Alzheimer ha illustrato ancora che, “sono state studiate le generazioni di una famiglia dove questo male si è manifestato; e, da qui è stata evidenziata l’importanza di una attenta diagnosi la quale è molto importante e va fatta con una dettagliata anamnesi, cioè la storia clinica del paziente, per capire bene la sua discendenza e i fatti clinici che lo hanno interessato”. “Se una persona è morta a soli 58 anni, un’età ancora ‘giovanile’, non è detto che abbia l’Alzheimer, ma un dubbio sul perché sia morto può venirci”. “In Calabria negli ultimi 100 anni - ha proseguito - ci siamo spostati tra di noi, nel senso che non abbiamo avuto grandi influssi migratori e quelli di ora non si sono ancora ‘installati’ del tutto, generando così una forte consanguineità che ha consentito la trasmissione del gene con l’Alzheimer”. Amalia Bruni conclude la lezione con una frase della Montalcini riportata in un fumetto: «Ho voluto questo posto perché desidero che il mio lavoro continui anche quando io non ci sarò più. Il corpo è destinato a morire ma resta ciò che lasciamo agli altri, i nostri valori, le nostre idee…»

Ad illustrare le finalità solidali del soroptimist volte in particolare al benessere delle donne e il corposo curriculum della Bruni la presidente del club lametino Lucia Greco. Mentre la dirigente scolastica del Liceo scientifico Galileo Galilei Caterina Calabrese ha introdotto l’evento ed ha elencato alcune donne: Madame Curie, Rita Levi Montalcini e Samantha Cristoforetti che con caparbietà hanno portato avanti le attività scientifiche. 

Francesco Ielà

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