
Lamezia Terme - “Lo sviluppo del sud nella dialettica tra progetto e soggetto” è il titolo del quarto appuntamento della scuola di formazione per il bene comune che si terrà sabato 15 giugno alle 16 nella sala conferenze di Unioncamere Calabria con il professore Claudio De Vincenti, economista e politico italiano. “Il tentativo più rilevante nella storia d’Italia di affrontare e risolvere la questione meridionale - informano gli organizzatori - è stato l’intervento straordinario degli anni Cinquanta-Settanta: un intervento fortemente segnato da una programmazione dall’alto verso il basso, per progetti, che faceva leva su una struttura tecnica di alto profilo come fu inizialmente la Cassa per il Mezzogiorno. I meriti sono indubbi: infrastrutturazione del Meridione d’Italia e avvio della sua industrializzazione che consentono al Mezzogiorno di cominciare finalmente a ridurre il divario economico e sociale rispetto al Centro-Nord e di collocarsi insieme con tutto il Paese nel contesto europeo”.
“Dalla metà degli anni Settanta l’intervento straordinario comincia a perdere coerenza di visione e di attuazione fino ad esaurirsi nel corso degli anni Ottanta. In parallelo, con la costituzione delle Regioni a statuto ordinario si mette in moto un processo di decentramento dei poteri che, se da un lato rispecchia positivamente un’esigenza di protagonismo delle istituzioni locali, dall’altro determina una ritirata dello Stato centrale e una perdita di coerenza degli interventi, con risorse che vengono utilizzate male o non vengono utilizzate affatto, cosicché il divario tra Sud e Centro-Nord torna ad ampliarsi. Né questo regionalismo anarchico segna un coinvolgimento delle energie della società civile meridionale. È però anche una fase in cui emergono nel Mezzogiorno capacità imprenditoriali e competenze lavorative autonome che più tardi, dopo la grande crisi 2008-14, saranno determinanti, insieme con un cambio rilevante nelle politiche economiche, per la ripresa del triennio 2015-17".

"Il cambio di politica realizzato a partire dal 2014 ha preso le mosse dalla consapevolezza che, per motivi diversi, sia nella fase dell’intervento straordinario che in quella del regionalismo anarchico le istituzioni non erano riuscite a coinvolgere le forze vive della società meridionale. Il primo passo, allora, è stato la ricostruzione di un corretto rapporto istituzionale tra Governo, Regioni ed Enti locali basato su un’interazione forte di responsabilizzazione reciproca tra le istituzioni e verso i cittadini. Il secondo passo è stato una politica industriale direttamente a sostegno delle imprese (credito d’imposta per investimenti al Sud e Industria 4.0) e delle energie della società civile a partire dai giovani (Resto al Sud e Banca delle terre incolte e abbandonate). Questo processo si è interrotto prematuramente con la fine della passata legislatura. In realtà c’è ancora molto da fare per far emergere il protagonismo delle forze vive della società meridionale: servono progetti e capacità amministrative da parte delle istituzioni centrali e locali e serve la soggettività di giovani, lavoratori, imprese, cittadini del Sud che propongano loro progetti e mettano in campo le loro capacità realizzative”. Questa, un'anticipazione su quello che verterà l'incontro di sabato 15 giugno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA