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Lamezia Terme - Attore, regista, produttore, figura di spicco del cinema italiano: Luca Zingaretti, celeberrimo nei panni del Commissario Montalbano, ma anche di Perlasca e di Paolo Borsellino, è stato ospite di Raffaele Gaetano nella storica rassegna culturale “Il Sabato del Villaggio”, presso l’Auditorium del Complesso Interparrocchiale di San Benedetto, dove è stato proiettato il suo primo film da regista, “La casa degli sguardi”. Dopo aver espresso le sue congratulazioni al padrone di casa di fronte alla sala gremita per il lavoro svolto sul territorio, Zingaretti ha voluto ringraziare in particolare “la componente femminile del pubblico, che fa da traino alla cultura, che sceglie di comprare i libri e di andare a vedere i film”.

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Poi le ragioni che lo hanno spinto a passare, dopo tanti anni, dall’altra parte della macchina da presa, al culmine di una lunga carriera da attore, con una formazione teatrale all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. “A teatro, è l’attore che dà il punto di vista alla storia - ha spiegato - è lui che sceglie le pause, il tono, i silenzi, su cosa mettere l’accento e su cosa no, con l’aiuto di chi lo dirige. Al cinema invece è il regista: è lui che decide dove piazzare la macchina da presa, chi o che cosa inquadrare e in che momento. Ho sempre avuto il desiderio di mettermi in quel ruolo, e quel desiderio a un certo punto è diventato un’urgenza. Lo è diventato quando mi sono imbattuto in questo libro, “La casa degli sguardi” di Daniele Mencarelli – di cui avevo già letto “Tutto chiede salvezza” –, un libro sulla capacità di tutti noi di rimetterci in piedi quando la vita ci dà una bastonata: uno all’inizio se ne sta lì, rannicchiato a terra per paura che ne arrivi una più forte, finché poi non vede una luce in fondo al tunnel, e la imbocca per tornare “a riveder le stelle”. Ogni volta che sento una storia del genere provo una forte emozione e sento il desiderio di raccontarla. Ma “La casa degli sguardi” non è solo questo: è una storia sul dolore, sulla necessità di esprimerlo, di abbracciarlo, perché in fondo è l’altra faccia della gioia. In una società algofobica, che ci vuole sempre invincibili, performanti, alla ricerca di like, il male di vivere si deve anestetizzare. Ed è quello che cerca di fare con l’alcol il mio protagonista, per non sentire tutto ciò che gli impedisce di andare avanti.

Altro tema del film è la poesia – io appartengo a quella generazione che gridava nelle piazze che “La Bellezza salverà il mondo”, e ci credo ancora. E poi il rapporto genitori-figli, la necessità della presenza, di avere qualcuno vicino che ti dica “Io per te ci sarò sempre”, dell’amicizia fra pari, del lavoro come spinta salvifica”. Altri momenti imperdibili dell’intervista l’esperienza con il Commissario Montalbano – “una serie che ha toccato il 43%di audience, roba che neanche Sanremo o i Mondiali di calcio” –; la serie “La Preside” e i molti progetti portati avanti con la sua compagna fra cui “Lolita Lo Bosco”; una riflessione sui cambiamenti sociali successivi al periodo covid; la costruzione di un personaggio da portare in scena e il rapporto profondissimo con quello di Perlasca. Il tutto in un clima di grande confidence, fra applausi, risate, e l’immancabile sense of humor che caratterizza da sempre questa immensa figura d’attore.

Giulia De Sensi 

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