
Lamezia Terme - Un luogo dove arte e cultura oltrepassano la dimensione puramente umana per trasmettere un messaggio di evangelizzazione che attraversa il tempo e la storia: questo è il Museo Diocesano d’arte sacra di Lamezia Terme che, in occasione del ventesimo anniversario dalla fondazione, organizza un ciclo di incontri aperti al pubblico dal titolo “Museo in Fiore” sulla figura del filosofo e teologo Gioacchino da Fiore, nei venerdì del mese di aprile. Ad introdurre il primo la performance dell’ensemble corale “Ancillae Domini” che ha eseguito canti e danze a tema mariano in cui il fiore è simbolo associato alla Vergine. Forte il richiamo, nell’intervento del direttore del Museo don Giancarlo Leone, al valore dell’opera d’arte come veicolo di trasmissione della fede e al contributo fondamentale dell’architetto Natale Proto nella creazione di un’entità museale diocesana, raccontata del resto dalla viva voce di sua moglie, la professoressa Cimino, presente all’evento.

Un richiamo poi ripreso anche dal Vescovo Cantafora, dal Vescovo Emerito Rimedio, e da Paolo Francesco Emanuele, rappresentante dello staff, che ha brevemente tracciato la storia dello stesso Museo. Si parte da una “mostra-denuncia” voluta nel 1993 dal professore Proto e dal professore Bagalà, insieme naturalmente all’allora vescovo Rimedio, che si proponeva di raccogliere ed esporre le opere d’arte sacra presenti in Diocesi nel loro stato di estremo degrado, in modo da sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sulla necessità di preservarle dall’incuria. La mostra, realizzata con l’aiuto del Lions club, ebbe successo, richiamando i primi finanziamenti che portarono al restauro delle opere e poi all’apertura del Museo, che subì negli anni ulteriori ampliamenti, coniugando valori importanti come l’arte, la fede, il territorio.
Gli stessi valori richiamati dalla figura del beato Gioacchino da Fiore – che fu scrittore insigne, abate, grande testimone della calabresità nel mondo – il cui rivoluzionario pensiero è stato esposto dal professor Francesco Polopoli. Il docente lo definisce “teologo della speranza” e “ poliglotta delle memorie antiche”- conosceva infatti Latino, Greco, Ebraico ed Aramaico – e ne ricorda la presenza nel Paradiso Dantesco, e nel saggio “Alla Calabria” di Corrado Alvaro. Gli eventi sulla filosofia Gioachimita proseguiranno, ma Cantafora sprona a fare sempre di più, perché “il Museo è luogo che parla, luogo di trasmissione della fede, ed ha un compito educativo molto serio: mostrare la vera bellezza, che viene da Dio. Dunque che sia una scintilla di bellezza per questa città, per offrire una fede vissuta, espressa, comunicata.”
Giulia De Sensi

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