
Lamezia Terme - "Leggo le proposte del Generale Vannacci di eliminare il termine “femminicidio” e ricondurre tutto a “omicidio”. Ho il dovere morale di obiettare. Con forza. Dopo decenni di lotte, dopo il sangue di donne uccise perché donne, dopo l’abrogazione dell’art. 587 che fino al 1981 prevedeva pene ridotte per chi uccideva “per onore” quando, in Italia, chi uccideva per "onore" beneficiava di attenuanti esclusive e di pene fortemente ridotte. L'articolo 587 del Codice Penale prevedeva una condanna da 3 a 7 anni di reclusione per chiunque causasse la morte del coniuge, della figlia o della sorella allo scopo di "salvare l'onore”. Da allora si sono fatti passi avanti inserendo il codice rosso inasprendo le pene cercando di arginare questa mattanza. Non oso pensare e rabbrividisco .lascio a ognuno di voi una riflessione dire oggi che “omicidio è omicidio” significa fare un passo indietro" è quanto si legge in una nota di Caterina Nero Presidente Associazione Per Te e Segretaria Cittadina Azzurro Donna.
"Sì, ogni omicidio è una tragedia. Ma non ogni omicidio nasce dallo stesso movente. Il femminicidio nasce da un’idea malata: che una donna sia proprietà, che si possa controllare, punire, eliminare se non obbedisce. È violenza di genere. Ha una radice culturale precisa. Se cancelli la parola, cancelli la radice. E senza radice non c’è prevenzione. Noi dell’Associazione Per Te raccogliamo donne che arrivano dopo anni di “solo urla” e “solo botte”. Donne che ci dicono: “se qualcuno avesse chiamato con il suo nome quella violenza prima, forse io non sarei arrivata qui”. La parola “femminicidio” non è un privilegio. È uno strumento. Serve a riconoscere, a contare, a formare chi indaga, a educare chi cresce".
"Obietto a proposte di abolizione perché arrivano dopo tutte le lotte fatte da madri, figlie, associazioni, magistrati, forze dell’ordine. Lotte per far capire che la differenza c’è, e va detta e protetta. La mia voce, la mia missione sono quelle di difendere ogni donna, difendere la memoria di chi non c’è più, difendere le conquiste che ci hanno portato fino a qui. Non possiamo permetterci di tornare al tempo in cui la violenza “domestica” era un affare privato.. E il primo rispetto è chiamare le cose con il loro nome. La dignità di una donna è la dignità di tutta la comunità. Finché una donna ha paura, la comunità è ferita.Portiamo rispetto a tutte quelle donne uccise da chi diceva di Amarle ,portiamo rispetto alle tante famiglie che non si danno pace e che gridano giustizia".
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