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Lamezia Terme – Pubblichiamo la nota di padre Giuseppe Martinelli parroco di Sant'Eufemia sul principio di sussidiarietà. “L’ultima parte dell’articolo 118 della Costituzione Italiana recita “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

Credo che in questo tempo di grandi incertezze (economiche, amministrative) è da riscoprire e da attuare l’attualissimo principio della sussidiarietà. Esso non fa riferimento al semplice demandare all’altro ciò che io (Stato, società o singolo) non riesco a portare a termine, ma esso implica che le diverse istituzioni debbano creare insieme quelle condizioni necessarie per permettere alla persona di agire in autonomia per il bene comune.

Il principio della sussidiarietà diventa, in questo preciso periodo storico della nostra città, l’unica via percorribile per riportare in auge quella volontà di corresponsabilità che va ad investire non solo le istituzioni, ma anche e soprattutto i singoli cittadini. Nel nostro territorio vi sono già tante forme di sussidiarietà, cioè penso a tutte quelle forme di solidarietà che hanno come scopo il bene comune e lo sviluppo integrale del territorio. Ma esse da sole non bastano, tale associazioni e aggregazioni andrebbero messe in rete per compiere, non un lavoro isolato che ha come scopo l’interesse della sola associazione, ma attività che abbiano un interesse generale e corrispondente al territorio nel quale si vive.

Tale principio ha in sé, come in un grembo, la richiesta sempre più crescente, e sto pensando nello specifico al movimento positivo che si sta creando nel quartiere di Sant’Eufemia, della richiesta di partecipazione dei cittadini alle decisioni e alle azioni concrete che riguarda tutto ciò che ha una rilevanza sociale.

L’amministrazione pubblica non può non tener conto di tale richiesta e desiderio di con - partecipazione, anzi essa ha il dovere, perché normata dalla Costituzione, di favorire tale principio, il quale certamente porterà nei cittadini anche la consapevolezza che cosa significa prendersi cura e gestire il bene comune.

In questi mesi di mia permeanza nel quartiere di Sant’Eufemia ho sperimentato in prima persona che è possibile attuare il principio di sussidiarietà partendo dal fatto che tutti i cittadini sentono forte ed urgente il dovere di prendersi cura della nostra “casa comune” cioè il mondo. I cittadini di tale quartiere hanno risposto in maniera positiva all’invito di ri-niziare ad interessarsi della vita e dello sviluppo del nostro territorio. Oserei dire che questa è “Politica”, cioè l’arte di governare la polis e non di sfruttala per i propri benefici.

Posso attestare che in questi mesi i cittadini di Sant’Eufemia hanno dato prova, se pur nella semplicità e nella quotidianità, che cosa significa realmente “fare politica”,  cioè si è sperimentato che la politica è una forma esigente di carità, perché servizio a favore del prossimo, ricerca ed attuazione del bene comune, dovere civico. Accanto ai cittadini più comuni si sono affiancati i vari imprenditori e commerciati con i quali non solo si è discusso in diverse riunioni, ma si è arrivati alla conclusione che non si può essere imprenditori del domani se prima non ti occupi in maniera leale e concreta del presente. Difatti, attraverso competenze sia tecniche e sia con l’impiego di contributi economici hanno manifestato la volontà di concretizzare, senza altri fini, il principio della sussidiarietà”.

Allora diventa necessaria una vera e seria formazione alla politica che nasca dal confronto non solo con alcune parti convenienti della società, ma un confronto performativo capace di stare in ascolto di tutti i cittadini per poi concretizzare ciò che buono e giusto per tutti.

Difatti, nei vari incontri, sia come assemblea dei cittadini e sia come gruppo di lavoro pro Sant’Eufemia, la nota caratteristica non è stata quella della discussione dettata dalla polemica sterile, ma quella invece di ascoltarci per poi tematizzare i vari problemi e di proporre progetti a breve (pulizia del quartiere) e a lungo termine (centro sociale per anziani). L’unico obbiettivo è quello di ridare voce al popolo, quel popolo che desidera soltanto vivere in una società giusta, corretta e pulita da qualsiasi forma che la macchi in maniera permanente. Come quartiere di Sant’Eufemia ci siamo proposti di essere questo “segno sperimentale” di sussidiarietà, di compartecipazione alla gestione del bene pubblico, sempre se le Istituzioni lo vorranno”. 

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