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Lamezia Terme - “Oggi la letteratura pesa molto poco nella vita del nostro Paese. E questo è un portato della sua mera riduzione a una dimensione tecnica. La letteratura ha perso centralità, ed è paradossale che l’Italia, che ha la lingua più colta al mondo, sia un Paese senza letteratura. È quindi diventato difficilissimo elaborare un canone degli autori”. La lezione di Raffaele Perrelli, docente Unical del dipartimento di Studi umanistici, al terzo appuntamento della Scuola di formazione per il bene comune, nella sede di Unioncamere a Lamezia, è per palati fini.

Il professore, che dimostra una totale padronanza della materia, spaziando senza problemi a 360 gradi, affronta un argomento complesso nell’incontro “Letteratura e democrazia”, dedicato appunto allo studio della letteratura come strumento per la costituzione di competenze democratiche e di cittadinanza. Un concetto su cui si sofferma (dopo l’introduzione di Antonio Saladino) Gianmarco Cimino, portavoce della Scuola di formazione per il bene comune: “Conoscere per decidere, in un momento in cui la nostra democrazia vive una crisi di identità. Vogliamo perciò mettere elementi nuovi nella discussione: la riscoperta degli studi umanistici come strumento per disegnare una nuova prospettiva”.

Perrelli, continuando nella sua disamina del connubio letteratura-democrazia, rimarca come “la letteratura è patrimonio di tutti. E la democrazia, che è per noi esperienza del principio maggioritario e di quello di eguaglianza, è sicuramente un bene da difendere. La democrazia non è una tecnica che si può insegnare, e funziona solo se c’è un’alta partecipazione alla vita democratica. Quando questa partecipazione si abbassa, la democrazia entra in pericolo”. Il docente Unical quindi cita Zagrebelsky e Bobbio: “La democrazia si impara, o si insegna, parlando d’altro. È questo che ho appreso dai loro scritti”.

Poi, Perrelli spiega la parabola discendente della letteratura in Italia: “Per moltissime generazioni, la letteratura è stato il segno identitario del nostro Paese. Finché è sopravvissuto il buon italiano, è sopravvissuto il Paese. E la critica letteraria di De Sanctis è stato il paradigma più alto, come riconosciuto anche da Gramsci”. Ancora: “Sotto il regime fascista, la letteratura viene ricondotta all’attualità. Mentre negli anni Settanta si registra un cambiamento radicale: il professore di letteratura smette di essere un intellettuale e diventa un tecnico, cioè un descrittore del testo letterario. E l’università” conclude Perrelli “deve superare questo modello, aggiornando i curricula formativi”.

Giuseppe Maviglia

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