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Lamezia Terme - Una cerimonia sobria, resa più breve dalle precarie condizioni metereologiche, quella per le celebrazioni del 25 Aprile, che dopo aver fatto tappa a Sant’Eufemia e a Sambiase è culminata, come ogni anno, nel corteo fra piazza Ardito e il monumento ai caduti in piazza Cattedrale a Nicastro, dove è stata deposta la tradizionale corona d’alloro alla presenza delle autorità civili, religiose e militari. Assente il sindaco Mascaro per impegni familiari che lo hanno trattenuto fuori sede, al suo posto ha seguito il corteo il vice sindaco Carnovale. Presente, invece, il prefetto di Catanzaro Luisa Latella, che ha dichiarato: “E’ bello ritrovarsi insieme il 25 Aprile anche in momenti così difficili queste giornate servono a ricordarci che l’unione fa la forza”. Alla cerimonia erano presenti, inoltre, il rappresentante della curia Monsignor Buccafurni, alcuni membri del consiglio comunale fra cui Zaffina, Piccioni, Muraca, Raso, Grandinetti, l’A.N.P.S., l’A.N.M.I. e il II Reggimento dell’Aviazione dell’esercito “Sirio”.

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Presente come sempre anche il rappresentante dell’Associazione Nazionale dei Caduti Colloca, che ha ricordato il sacrificio di quanti hanno lottato per un ideale commendando “l’alto significato dell’olocausto della propria vita per il bene della Patria”. A questo proposito, significativa e inaspettata, la presenza dei due coniugi Vincenzo Perri e Ingrid Maria Bekker, venuti direttamente da Melbourne, in Australia, per rendere omaggio alla memoria di uno dei partigiani nativi del lametino, Domenico Antonio Petruzza, ricordato nella lapide apposta dai suoi compagni sulla facciata del palazzo comunale. Petruzza, fratello della madre di Perri, di Zangarona, morì nel 1944 in provincia di Torino, “nella lotta per la Libertà e l’indipendenza contro i fascisti e i Tedeschi”. Carnovale cita, infine, Pietro Calamandrei, ricordando che “il fulcro della nostra Costituzione risiede negli ideali della Liberazione, contro derive autoritarie soppressive e discriminatorie. L’intervento dei coniugi Perri dimostra che i sacrifici delle persone vivono per sempre”.

Giulia De Sensi

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