
Lamezia Terme - “Nessuno mi può giudicare”, con sottotitolo: "Non solo ’68. Storia d’amore a Torino tra una studentessa contestatrice e un magistrato del Sud”. È il nuovo libro del giudice, Marcello Vitale, presidente onorario della Corte di cassazione che è stato presentato presso la libreria Tavella. Vitale, già presidente della Prima Sezione penale della Corte d’appello di Roma ha iniziato la sua carriera a Torino negli anni della contestazione studentesca quale Sostituto procuratore della Repubblica. In Calabria ha svolto le funzioni di titolare della Corte d'assise di Catanzaro e procuratore della Repubblica di Lamezia Terme.
A parlare con l'autore, il presidente del Tribunale di Lamezia, Giovanni Garofalo e la giornalista Maria Chiara Caruso. A fare da sfondo al romanzo, la Torino degli anni della contestazione che si intreccia con l'eterna “Questione meridionale”. Un romanzo dove si parla di una storia d’amore tra una giovane universitaria e un magistrato del Sud. Ma dove non mancano riferimenti a quella che era la passione politica della protagonista e al lavoro di un giovane magistrato in una realtà dove emergono le profonde divisioni tra Nord e Sud del Paese. Un libro che parla a tutto tondo delle vicende più importanti che hanno caratterizzato quegli anni: dal boom economico, al fenomeno dell'emigrazione, passando per la condizione della donna che proprio in quel periodo era in piena trasformazione con le lotte femministe. E poi ancora, riferimenti alla criminalità organizzata e alla 'ndrangheta, alla politica, al lavoro del Pubblico ministero. Il romanzo di Vitale è uno sguardo su un periodo di grandi cambiamenti che hanno segnato un’epoca e che l’autore “fotografa” da un punto di vista privilegiato, quello del protagonista e, successivamente, quello del narratore di eventi che hanno lasciato un segno indelebile. Riferimenti anche alla musica di quegli anni, a “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli che ha ispirato il titolo, ma anche a tutto il movimento musicale dell’epoca che confluiva in grandi eventi come Woodstock. Garofalo ha parlato di “un libro particolare in cui è protagonista la Storia; non solo quella recente del '68 ma anche quella passata giacché si parla della Repubblica di Salò e del '43. Così come non mancano i riferimenti alla storia della Calabria e di Lamezia con vicende personali”, legati al vissuto del protagonista “che rivendica le sue origini, mentre la protagonista, Carla, le rinnega”.

Vitale nel suo intervento ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a scrivere il romanzo. “Prendendo spunto dalle manifestazioni dei giovani del 2010, mi sono guardato indietro ed ho rivisto gli anni della contestazione sessantottina, un movimento spontaneo che nacque in America ma che si era esteso in Europa e in Italia”. Vitale non ha esitato a stigmatizzare chi nel corso degli anni ha sminuito il '68 o addirittura tacciato di “essere la causa del terrorismo. Non è così - ha evidenziato - perché vi era una gioventù che credeva nel cambiamento, una gioventù allegra e che inneggiava all'amore, composta dai cosiddetti figli dei fiori. Certo, vi erano poi frange che presero un’altra piega ma la maggior parte dei giovani avevano valori e ideali non bellicosi. Vi era chi come Mauro Rostagno fu ucciso poi dalla mafia e chi come Adriano Sofri prese altre vie”. Due esempi della diversità delle scelte compiute nel corso degli anni. Vitale non ha risparmiato strali alla classe politica dell’epoca, in particolare alla Democrazia cristiana che “non seppe intercettare il messaggio di cambiamento che quel movimento aveva in sé, ma anzi aveva delle complicità col fascismo”, facendo riferimento “alla strage di piazza Fontana e al ruolo dei servizi segreti”. Non si seppe cogliere insomma la novità del momento “e il Paese rimase indietro rispetto alle altre nazioni europee". Non sono mancati, da parte di Vitale, critiche nemmeno al ruolo di certi Pm e alle tante “operazioni con centinaia di arresti”; e comunque ad un “sistema ingiusto che non permette di lavorare con equilibrio e basarsi per come dovrebbe essere sulle prove dibattimentali” ma si sconfina in “debordazioni patologiche”.
A.C.
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