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Lamezia Terme - "È oggetto di discussione in questi giorni in città la delibera del Consiglio comunale che aumenta la TARI del 6,2% per le utenze domestiche e del 17% per le attività commerciali. Una decisione che ribalta, con una semplice operazione ragionieristica, il maggiore costo sui cittadini, in netta controtendenza rispetto ai principali comuni calabresi, che l'hanno mantenuta invariata rispetto allo scorso anno o addirittura ridotta, come nel caso di Corigliano-Rossano" è quanto si legge in una nota di Antonio Sirianni, ex segretario del PD di Lamezia.

"Ascoltando le dichiarazioni di alcuni assessori e consiglieri di maggioranza - precisa - questa sarebbe la prima conseguenza dell'approvazione del nuovo Piano di riequilibrio finanziario da parte del Consiglio comunale, che rappresenta uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni per il Comune di Lamezia Terme. Ma era davvero inevitabile aumentare la TARI e gravare ulteriormente su famiglie e imprese senza aver prima messo in campo un vero piano straordinario di recupero dell'evasione? È indubbio che questa amministrazione abbia scelto la strada più semplice, vale a dire recepire integralmente le richieste della magistratura contabile, trasformarle in un pesante aggravio sul risultato di amministrazione e poi chiedere ulteriori sacrifici ai contribuenti regolari". 

"I numeri del rendiconto raccontano una realtà che difficilmente può essere ignorata. L'indicatore di effettiva capacità di riscossione del Comune si ferma al 29,4%, ben al di sotto della soglia del 47% utilizzata nei parametri di deficitarietà strutturale. I residui attivi legati alla TARI superano i 43 milioni di euro. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità ha raggiunto oltre 47 milioni di euro. In poche parole, il Comune continua ad accumulare crediti che non riesce a incassare. Invece di concentrare il dibattito pubblico su evasione, morosità e recupero delle somme dovute, la risposta è stata l'aumento della TARI, che andrà ancora una volta a incidere sui cittadini onesti, i quali continueranno a pagare di più mentre il problema dell'evasione resta sostanzialmente irrisolto".

"Entrando nello specifico della scelta di un nuovo Piano di riequilibrio, la parte più controversa riguarda però un altro aspetto. Nel rendiconto 2025 il risultato di amministrazione è stato fortemente peggiorato dagli accantonamenti richiesti dalla Corte dei conti per: il debito idropotabile verso la Regione Calabria, pari a circa 7 milioni di euro; il debito RSU verso la Regione Calabria, pari a circa 4,6 milioni di euro. Nessuno mette in discussione l'esistenza di questi debiti. La questione è un'altra. Sia il debito idrico, per il quale è opportuno precisare che i 14 milioni di euro fanno riferimento al residuo di una precedente rateizzazione e a fatture comprese tra il 9 ottobre 2001 e il 18 luglio 2007, sia il debito RSU risultano inseriti in formali piani di rateizzazione pluriennale concordati con la Regione Calabria e coperti nei bilanci degli esercizi futuri. Per il debito idropotabile esiste un piano ventennale che il Comune sta rispettando regolarmente; per il debito RSU è stata definita una rateizzazione quinquennale. Ed è qui che nasce il nodo politico".

"L'articolo 194 del TUEL, come modificato dall'articolo 53 del Decreto Agosto (DL 104/2020), ha introdotto una disciplina che consente, in presenza di accordi di rateizzazione con i creditori, di garantire la copertura delle quote annuali nei rispettivi bilanci senza necessariamente determinare effetti finanziari immediati equivalenti all'intero debito residuo. Proprio con l'obiettivo di liberare risorse per gli enti locali. La domanda che ci si pone è la seguente: perché l'amministrazione si è limitata a recepire integralmente le prescrizioni senza tentare una diversa rappresentazione contabile e finanziaria sulla base delle modifiche apportate dal cosiddetto "Decreto Agosto"? È una domanda legittima, soprattutto considerando che quegli accantonamenti incidono per oltre 11 milioni di euro sul peggioramento del risultato di amministrazione e che proprio l'attuale assessora al Bilancio, anni fa, in un articolo pubblicato su bilancioecontabilita.it, auspicava un intervento della Corte costituzionale per chiarire le diverse interpretazioni dell'articolo 194 del TUEL così modificato. In merito alla scelta di un nuovo Piano di riequilibrio, c'è inoltre da dire che, paradossalmente, Lamezia non appare un ente in crisi di liquidità: il debito finanziario continua a diminuire e vengono rispettati i termini di pagamento dei debiti commerciali, anche perché negli anni i loro importi si sono ridotti a causa della diminuzione dei servizi erogati o della loro esternalizzazione". 

"Da cosa deriva allora questo disavanzo di 50 milioni di euro? Oltre alle voci sopra citate, principalmente dal Fondo crediti di dubbia esigibilità, pari a oltre 47 milioni di euro, e dal Fondo anticipazione di liquidità, pari a quasi 35 milioni di euro. A tale anticipazione si è fatto ricorso soprattutto nel periodo compreso tra il 2013 e il 2020, con l'obiettivo di consolidare i debiti a breve termine. Se oggi siamo arrivati a un nuovo Piano di riequilibrio è perché in passato non è stato realizzato un vero piano straordinario di lotta all'evasione, ma ci si è limitati a generici richiami e dichiarazioni di principio. A mio avviso, per uscire da questo circolo vizioso, questa amministrazione avrebbe dovuto dedicare il primo anno di mandato a: recuperare le grandi morosità TARI; censire le utenze non dichiarate; incrociare le banche dati; potenziare la riscossione coattiva; ridurre progressivamente i residui attivi; abbattere il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Di tutto questo, almeno a oggi, non emerge alcuna strategia organica, così come non emergeva nella precedente amministrazione. In conclusione, la vera critica non riguarda il riequilibrio in sé. La vera critica è che, a partire dalla scelta effettuata sulla TARI, il risanamento rischia di basarsi principalmente sull'aumento della pressione fiscale, senza una poderosa offensiva contro l'evasione, che rappresenta il principale problema storico del Comune. In una città con elevati residui attivi e una capacità di riscossione inferiore al 30%, il tema non può essere soltanto quanto far pagare chi già paga. Il tema dovrebbe essere, prima di tutto, come far pagare chi finora non ha pagato". 

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