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Lamezia Terme - Un’emergenza sociale e sanitaria sempre più cogente quella dell’azzardo patologico, al centro della conferenza stampa indetta da Comunità Progetto Sud per rendere pubblici gli ultimi preoccupanti dati raccolti da Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Antimafia, e diffusi da Roberto Gatto, responsabile dell’area Dipendenze della Comunità, referente per le dipendenze del CNCA Calabria e coordinatore del Movimento Mettiamoci in gioco Calabria, che annuncia da oggi un cammino condiviso con la Federazione Antiusura, rappresentata da Roberto Enrico Barletta, presidente presso la sede di San Matteo Apostolo di Cassano allo Jonio. Secondo i dati diffusi, risultano essere stati giocati in Calabria nel 2025, nel solo gioco legale, oltre 6 miliardi di euro, in una regione che conta meno di due milioni di abitanti, minori compresi. Nel solo Comune di Lamezia Terme il totale dell’importo giocato nel 2025 è stato di 236.190.203,92 euro.

“Si tratta di una cifra maggiore di quella del finanziamento che è stato assegnato alla città con il Pnrr”, spiega Gatto per dare un’idea delle dimensioni del problema, “Parliamo di un numero che sale di anno in anno, anche a livello nazionale, dovei numeri dell’azzardo hanno superato complessivamente i 164,6 miliardi di euro, registrando una crescita di ben 7 miliardi rispetto al 2024. Si consideri che per la sanità si sono spessi in Italia nello stesso periodo 120 miliardi di euro, e 140 in prodotti alimentari. I giocatori occasionali in Italia sono circa 13 milioni, 1 milione e mezzo quelli problematici, e solo 15mila sono in cura nei Serd: è segno che il sistema di intercettazione di chi ha problemi d’azzardo patologico non funziona”. Ѐ inoltre in calo l’età di chi gioca, e dopo il Covid si è registrata una notevole migrazione dal gioco fisico, prima prevalente, a quello telematico, andando ad interessare fasce di giovani e giovanissimi. Sono poi addirittura bambini i giocatori del gambling, intrattenimento che, pur non essendo di per sé a pagamento, presenta da qualche tempo l’opzione di comprare a piccoli prezzi degli optional per implementare il proprio livello di gioco – una spada più potente, un raggio laser – ingenerando nei piccoli utenti meccanismi di dipendenza simili a quelli del gioco d’azzardo, che hanno già allertato il Sistema Sanitario Nazionale. “I ragazzi passano ore davanti allo schermo, trascurando la scuola e qualsiasi altra attività infantile”, spiega Barletta, “Inoltre spesso piccoli intrattenimenti apparentemente innocui come il Fantacalcio, il Gratta & Vinci o il dieci a Lotto sono il primo passo verso il baratro delle slot machine.

La Federazione Antiusura entra in campo quando chi gioca, dopo aver dilapidato il denaro di famiglia, e anche i gioielli, finisce a chiedere prestiti agli usurai. Offriamo soprattutto un supporto alle famiglie, non economico perché chi gioca finirebbe per usare anche quello, ma di tipo psicologico, sociale e legale, facendo in modo che il giocatore patologico venga indirizzato alle comunità di cura e che non disponga più di denaro liquido da gestire”. Comunità come la Fandango di Progetto Sud, dove è stato in cura per un problema d’azzardo patologico il giovane Gianfranco, che ha offerto la propria testimonianza introdotta dalla moderatrice Maria Pia Tucci, sottolineando come il gioco d’azzardo sia “una dipendenza come tutte le altre, ma molto sottovalutata, di cui non si ha consapevolezza. Una dipendenza che come le droghe ti toglie qualsiasi controllo: non sei più padrone di te stesso”. Il gioco agisce infatti sul sistema dopaminergico, proprio come le droghe, e secondo le parole di don Giacomo Panizza, fondatore di Comunità Progetto Sud, “centellina il brivido: un azzardo oggi, uno domani, finché non è troppo tardi per te. Lo Stato sta chiudendo gli occhi di fronte al fatto che non si tratta solo di un vizio ma di una modalità di vita che porta a problematiche sociali. Si chiama gioco finché si può entrare e uscire, quando invece si rimane prigionieri, si perde consapevolezza, si gioca senza più giocare, ci si vende qualsiasi cosa. E quando lo Stato non calcola che la salute del corpo e dello spirito dei cittadini sia importante, significa che abbiamo ancora tanta democrazia da costruire”.

“Una democrazia affossata dagli interessi degli azionisti che stanno dietro alle case da gioco”, spiega Barletta, “e da quelli delle banche disposte ad aprire conti telematici dedicati al gioco, con profitti non trascurabili”. Dunque un giro di denaro e un sistema malato che impedisce la risoluzione del problema a monte. “La Legge Regionale sul gioco d’azzardo, approvata in Calabria, è stata di fatto notevolmente ridimensionata”, aggiunge Gatto, “e solo dopo un nostro ricorso si è stabilito di non tenere aperte le case da gioco h24 ma di attuare dei limiti orari e di mantenerne l’ubicazione lontano da luoghi sensibili. Tuttavia la Legge non viene applicata in Calabria quasi da nessun Comune. Il nostro appello ai sindaci è quello di attuarla, e chiediamo alla Regione che il problema dell’azzardo patologico sia inserito nei LEA in modo da rendere accessibile a tutti i cittadini il tipo di cure che offriamo in Comunità. Chiediamo inoltre di poter interagire come realtà del Terzo Settore con chi gestisce la cosa pubblica, in modo da trovare soluzioni a questa problematica e alle sue conseguenze”.

Giulia De Sensi

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