
Lamezia Terme - Si ispira ad un intento di crescita comune, secondo una visione trifocale, indirizzata ai poveri, alla Chiesa, al mondo intero, il rapporto Caritas 2016 diffuso dalla Diocesi di Lamezia Terme intitolato “La pietra scartata dai costruttori…” che fotografa un quadro preoccupante, pure vissuto alla luce di valide risposte rispetto ai problemi della povertà e dell’esclusione sociale. Problemi in crescita in Italia, secondo i dati Istat, che registrano 1 milione 582mila famiglie che vivono in uno stato di povertà, per un totale 4,6 milioni di individui, il numero più alto dal 2005 ad oggi. Il fenomeno è diffuso soprattutto al Mezzogiorno, dove si concentra il 45,3% dei poveri di tutta la nazione, e ad essere poveri sono i giovani, secondo una tendenza che si è progressivamente invertita: se nel 2007 era l’1,9 dei ragazzi italiani fra i 18 ai 34 anni a vivere nell’indigenza, secondo gli ultimi dati, relativi al 2015, sono il 10,2%. Il problema dei cosiddetti “nuovi poveri” è evidente anche nei dati diffusi dalla Caritas Diocesana di Lamezia Terme rispetto al 2016, relativamente alle 4 realtà che in città affrontano questo genere di disagi: il Centro di Ascolto Diocesano, la Mensa Caritas, il Centro Interculturale Insieme, che si occupa di integrazione, inclusione e lavoro, la casa di accoglienza Le Querce di Mamre, che offre ospitalità a persone senza fissa dimora.

Nel 2016 si sono rivolte al Centro di Ascolto 304 persone, di cui 186 donne: ben 149 erano persone nuove, che non avevano mai utilizzato prima il servizio, e in tutto 115 erano di cittadinanza Italiana – dunque la maggior parte. Chi accede cerca soprattutto un lavoro, sussidi per il pagamento delle bollette, avvio di pratiche per prestito della speranza, emporio Caritas, SIA (Sistema di Inclusione Attiva). Nel 2016 sono stati eseguiti in questo senso 316 interventi. La mensa ha invece accolto una media di 73 persone al giorno, per un totale di 26.448 pasti erogati: per lo più chi accede si trova in condizioni di povertà estrema. Ad essere in crescita, anche in questo caso, non sono gli immigrati ma gli italiani. Così come avviene paradossalmente al Centro Interculturale Insieme, dove sono state accolte 1.475 persone - 482 nuove - provenienti da 50 paesi diversi, fra i quali l’Italia è al terzo posto dopo Marocco e Ucraina, causa soprattutto l’accesso di cittadini di etnia ROM. Alla casa di accoglienza le Querce di Mamre, dove in un anno si sono verificati 256 accessi per 38 nazionalità diverse, l’Italia è invece al sesto posto, e non ci sono etnie prevalenti. “Tre dei paesi che la precedono nel grafico - Iraq, Somalia, Nigeria - sono in guerra” sottolinea il dirigente Caritas Padre Di Trapani, che apre e chiude la conferenza di diffusione dei dati ricordando il rogo del 17 ottobre, che ha visto la distruzione di 5 container al villaggio della Carità, del quale rimangono ancora impuniti i colpevoli. “Vorremmo una città che ponga al centro non la bontà ma la giustizia: è meglio mettersi insieme che annullarsi a vicenda” - conclude.
Giulia De Sensi

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