
Lamezia Terme - Un giorno importante, il 25 aprile, ancor più in un tempo come questo, in cui si assiste alla riaffermazione di totalitarismi, di regimi fondati sulla violenza e sulla prevaricazione, e la guerra è dietro l’angolo di casa. Un giorno importante, per ricordare l’unica risposta possibile, la Resistenza, e per fare memoria. Spesso si tende a pensare che quello della lotta partigiana sia un fenomeno ascrivibile soltanto alle regioni del nord – Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia. In realtà, non è così. Anche il sud conta i suoi partigiani, partiti in nome della Libertà dalla loro terra: anche da Lamezia e dal suo comprensorio.
Diversi sono i nomi e le storie raccolte sul territorio dall’Anpi (Associazione nazionale partigiani), dal suo presidente regionale Mario Vallone, dal responsabile Area Reventino Corrado Plastino, e quelle che riporteremo sono solo alcune delle testimonianze lasciate da chi è sopravvissuto, da chi ha potuto raccontare, ma anche dai compagni e dai familiari di chi invece ha dato la propria vita lasciandola sulle colline di un’altra terra.
Come Vinicio Cortese, Medaglia d'oro al valor militare, nato a Nicastro il 20 gennaio 1921, e tragicamente scomparso ad Ozzano Monferrato, il 26 agosto 1944. Chiamato alle armi, al momento dell'armistizio si trovava a Vercelli come ufficiale carrista della 26ª Divisione fanteria "Assietta" ed entrò subito nella Resistenza italiana. Arrestato, stava per essere deportato in Germania, ma riuscì a fuggire e a raggiungere le formazioni partigiane dell'Alessandrino. Nuovamente catturato durante un rastrellamento, ferito e ricoverato all'ospedale di Alessandria, fuggì durante un bombardamento aereo. Attraversato il Tanaro a nuoto, si unì ai partigiani della 79ª Brigata "Garibaldi". Alla fine di luglio del 1944, con il nome di battaglia "Tenente" passò alla 7ª Brigata "Matteotti" della Divisione "Italo Rossi" e gli fu affidato il comando di un battaglione. Esperto in azioni di sabotaggio, il giovane attraversò ad Ozzano la zona fortificata tedesca e, riuscito a sottrarre un'ingente quantità di esplosivo, lo utilizzò per far saltare in aria un tratto del binario ferroviario nella galleria San Giorgio. Cortese fu ucciso dai tedeschi nel portare a termine l’incarico di distruggere il ponte di Ozzano per impedire l'afflusso di rinforzi ai nemici.
Quel giorno, sorpreso da una pattuglia – come inciso sulla lapide a lui dedicata sul vecchio Palazzo Municipale – “disdegnando la fuga, uno contro quaranta, l'affrontava con leonino slancio. Scaricata fino all'ultimo colpo la sua pistola, in un supremo gesto di sfida scagliava la sua arma contro il nemico e gridando «Viva l'Italia» cadeva fulminato da una raffica di mitra al petto”. Per onorare la memoria di Vinicio Cortese, l'Università di Napoli, che aveva frequentato, gli ha conferito, nel 1946, la laurea in Legge "ad honorem". A suo nome sono state intitolate vie a Roma, a Catanzaro, a Vibo Valentia e a Lamezia Terme.
Proprio accanto alla sua, la lapide di Domenico Petruzza, un’altra Medaglia d‘oro al valor militare. Nato a Nicastro il 2 gennaio 1922, ha offerto la sua vita per la causa il 24 agosto del 1944 a Venaria. Vice brigadiere dei carabinieri, si arruolò volontariamente nella II Divisione Garibaldi "PIEMONTE", e poi nell'Unità di Manovra dell'XI Brigata "B. GARDONCINI", con nome di battaglia “Carramba”. Regalò a un compagno la giacca della sua divisa da carabiniere per proteggerlo dal freddo. Intraprendente e generoso, dopo molte azioni andate a buon fine, rimase a terra ferito gravemente dopo uno scontro a fuoco, mentre gli altri riuscirono a fuggire e a tornare indietro. “Il suo corpo”, come si legge nel racconto di un compagno, “fu caricato il giorno dopo dai nemici su un autoblindato a testa in giù e portato in giro per Venaria e verso le Case Operaie. In tanti raccontano di averlo visto, impolverato, in uno stato pietoso: era appena riconoscibile, e qualcuno mi dice di aver visto la sua testa gonfia penzoloni battere per terra, probabilmente quando scivolava giù. Per i fascisti quella era la fine riservata ai "banditi", ed erano attenti nell'osservare, tra la folla, la reazione di chi poteva averlo conosciuto. Era un modo atroce per terrorizzare la popolazione, esibivano in pubblico quel corpo martoriato che per loro rappresentava "un trofeo". Era agghiacciante, chi vedeva la scena rimaneva spaventato e terrificato”. Anche a Venaria, in corso Garibaldi, c’è una lapide alla sua memoria.
Ha potuto invece raccontare il suo passato a viva voce Mario Sirianni, nato a Soveria Mannelli il 26 settembre 1926 e scomparso serenamente solo due anni fa, dopo aver dato testimonianza a tanti giovani nelle scuole, pur avendo tenuta segreta per molti anni la sua storia, persino alla famiglia. Il suo nome di battaglia era “Kent”, non un nome di fantasia ma quello del protagonista della rivista “Argento vivo” che leggeva da ragazzino, e si arruolò volontario nella 183ª Brigata d’Assalto “Garibaldi” in Piemonte. Coinvolto in azioni pericolose, in cui “se non sparavi venivi sparato”, era dotato di un grande intuito, che lo salvò spesso dalla morte. Nonostante le tantissime imprese, i rischi, gli scontri a fuoco, le notti nei nascondigli di fortuna, Mario ricordava come il momento peggiore quello in cui, attraversando una zona di mercato a Chivasso, fu fermato dalle Brigate Nere, che gli chiesero i documenti, e insospettiti da una piccola contraffazione alla data di nascita, lo portarono in caserma dal comandante. Kent già temeva la tortura e la forca. Ma quel comandante, per sua fortuna, era un conterraneo, che solo a sentire il suo accento, gli fece promettere di non ritornare in montagna, e lo fece rilasciare. Ma in montagna il partigiano Kent ci tornò, e ci rimase fino alla fine, fino al 1945, quando cessata la guerra tornò a casa, felice di essere sopravvissuto, per riabbracciare fra le lacrime la sua famiglia.
Molti altri i nomi e le storie: ad esempio, quelle di Gaspare D’Urso, Saverio Marasco, Carlo Muraca, tutte contenute nel volume “Fischia il vento… I partigiani del Reventino” realizzato dall’ANPI zona Reventino e distribuito nelle scuole. Molte anche le iniziative che si terranno oggi sul territorio, a Lamezia quella organizzata da Addunati, Non una di Meno e Usb, alle 11.00 davanti al vecchio Municipio su corso Numistrano, con deposizione di fiori davanti alle lapidi dei partigiani, e letture sulle donne della Resistenza.
Giulia De Sensi
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