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Lamezia Terme - Un inno alla vita per rielaborare la rabbia ingenerata dall’assurdità della morte, un modo per incidere una storia nella memoria collettiva con lo scalpello dell’arte: questo il senso dello spettacolo di Francesco Pileggi “Il rumore delle cose”, che immagina l’ultimo dialogo fra Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, i due netturbini uccisi impunemente mentre erano in servizio, il 24 maggio del 1991, a pochi passi da quello che ora è Parco Gancìa, dove la rappresentazione si è tenuta con buona affluenza, nonostante la neve.

“Sono 20 anni che lavoro su di loro” – dice Pileggi, già premiato in un concorso nazionale per un lavoro teatrale incentrato sulla storia di Cristiano e Tramonte, meno di 10 anni dopo l’accaduto. Successiva la sua partecipazione alle manifestazioni indette per i 25 anni da una delle tragedie più inspiegabili verificatesi in città. Una tragedia che non smette di scuotere le coscienze, facendo rumore nel silenzio, lo stesso silenzio che Pileggi immagina attorno a Pasquale Cristiano, in quel mattino di maggio in cui non doveva neppure essere di turno. Un silenzio in cui sono le cose a parlare, a fare rumore ”per mostrare che sono vive”, come il suo compagno gli suggerisce. Un silenzio che è “metafora del silenzio degli anni, di tutti questi anni trascorsi senza che si sia trovato un colpevole”, conclude Pileggi.

Fra i presenti, a fianco dei familiari delle vittime, il sindaco Mascaro e l’assessore Astorino, la presidente dell’associazione Libera per la provincia di Catanzaro Daniela De Fazio, un rappresentante della Curia vescovile, i membri delle associazioni Il Teatro che non c’era e Via degli ulivi, il testimone di giustizia Rocco Mangiardi, partecipi e concordi nel sottolineare l’importanza della memoria. Proprio Mangiardi, in questa occasione, propone al sindaco di cambiare l’intestazione del Parco Gancìa dedicandolo a Tramonte e Cristiano: un’idea che Mascaro dimostra di considerare favorevolmente, e che vede entusiasta l’attore e regista dello spettacolo. “E’ straordinario – sottolinea ancora Pileggi – quando la cultura riesce ad essere così potente da riuscire perfino a far cambiare il nome delle cose”.

Significativo l’intervento finale della figlia di Francesco Tramonte, Stefania, che, dopo aver ringraziato il regista e tutti i presenti, ha sollecitato la collettività all’impegno sociale dichiarando: “Tanti fra di noi si fermano alla commozione, ma alla commozione non fanno seguire l’impegno. Chi sente la responsabilità della memoria deve sapere che affinché sia “vera” memoria c’è bisogno dell’impegno di tutti.”

Giulia De Sensi

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