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Lamezia Terme - "È il costume di Bagnara Calabro, indossato dalla “bagnarota” Carmen Bagnato, a conquistare il primo posto al Festival del Costume Calabrese, svoltosi ieri sera nel centro storico di Sambiase, sul sagrato della Chiesa Matrice. Una serata dedicata alla valorizzazione dell’identità calabrese e alla riscoperta di un patrimonio di tradizioni che continua a rappresentare una parte importante della storia delle comunità della regione" è quanto si legge in una nota.

"Sono state 25 le donne provenienti da diverse aree della Calabria a portare in scena costumi, abiti e testimonianze delle tradizioni dei propri territori. Una partecipazione che ha trasformato il sagrato della Chiesa Matrice in un luogo di incontro tra memoria e presente, offrendo al pubblico un viaggio attraverso usanze, lavorazioni, tessuti e abiti che raccontano generazioni di donne calabresi. Il secondo posto - informano - è andato ad Aurora Santo, con il costume della tradizione arbëreshe di Vena di Maida, mentre il terzo posto è stato assegnato a Nada Migliazza, con il costume di Tiriolo. Un premio speciale è stato inoltre conferito a Liberata Vonella, riconosciuta per il suo instancabile impegno nella divulgazione dei costumi tradizionali".

"Il Festival del Costume Calabrese - prooseguono - è stato promosso dalla Pro Loco Lamezia Terme APS e dalla Pro Loco Terina APS, con la direzione artistica di Vincenzo Ruberto, presidente della Pro Loco Lamezia Terme, con l’obiettivo di accendere i riflettori sulle tradizioni popolari e sul patrimonio culturale dei diversi territori calabresi. La manifestazione è riuscita a superare anche l’incertezza legata alle condizioni meteorologiche. Fino alle ultime ore, infatti, le previsioni avevano fatto temere un possibile rinvio. Alla fine, il festival si è svolto regolarmente e il centro storico di Sambiase ha accolto una serata caratterizzata da partecipazione e interesse. Determinante per la realizzazione dell’iniziativa è stata la disponibilità dei Padri Minimi del Convento di San Francesco di Paola, da sempre attenti alle iniziative dedicate alla promozione e alla valorizzazione delle tradizioni popolari". 

"A valutare i costumi è stata una giuria composta da Rocco Deodato, presidente della Pro Loco di Palmi, Lorenzo Trunzo, presidente della Pro Loco di San Mango d’Aquino, Gioacchino Doria, presidente della Pro Loco di Palermiti, insieme alle lametine Dottoressa Teresa Ruberto e Dottoressa Rosina Mercurio. A condurre la serata sono stati Luisa Vaccaro e Paolo Giura. Il saluto del presidente UNPLI Calabria Filippo Capellupo è stato portato dal presidente UNPLI Catanzaro Vitaliano Marino. Alla manifestazione ha preso parte anche il neo assessore alla Promozione del Territorio Tranquillo Paradiso, che ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra amministrazione comunale e mondo associativo nella promozione e valorizzazione del territorio".

"Nel corso della serata è stato inoltre evidenziato il ruolo delle Pro Loco calabresi nella promozione delle identità locali. Attraverso iniziative culturali, rievocazioni, manifestazioni e appuntamenti dedicati alle tradizioni, queste realtà associative contribuiscono a mantenere vivo il rapporto tra comunità e territorio, richiamando pubblico e interesse verso patrimoni che rischierebbero altrimenti di rimanere poco conosciuti. Soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa è stata espressa dai presidenti delle Pro Loco lametine Gianfranco Caputo e Vincenzo Ruberto, promotori dell’evento, che hanno rivolto un ringraziamento alle partecipanti, ai componenti della giuria, ai Padri Minimi, alle istituzioni, ai volontari delle pro loco e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della manifestazione".

"Il Festival del Costume Calabrese ha così riportato al centro della scena una tradizione che non appartiene soltanto al passato. Dietro ogni abito ci sono storie familiari, comunità, donne e generazioni che hanno contribuito a costruire l’identità dei territori. È questo il valore di iniziative come quella ospitata a Sambiase: conservare la memoria non significa semplicemente custodire ciò che è stato, ma continuare a raccontarlo affinché possa essere conosciuto e trasmesso alle nuove generazioni". 

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