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Lamezia Terme - Arriva dall'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, la testimonianza di un caso di "buona sanità". A raccontare la vicenda è Gianfranco Riccelli che ha assistito al soccorso di un paziente a seguito di una crisi cardiaca. Il cittadino, in una lettera aperta, intende sottolineare la “grande umanità” e la “grande umiltà” vista con i propri occhi nel reparto di Cardiologia.

Questa la sua testimonianza: “In una giornata apparentemente tranquilla, verso le 11:30, sento urlare un infermiere e, via via, tutto un susseguirsi di magliette blu (la divisa del personale in servizio) correre chi ad un armadietto, chi al telefono, chi ad aprire e chi a chiudere una porta. Noto (per motivi del mio lavoro pregresso e deviata deformazione professionale) che, nonostante i piccoli spazi, nessuno intralciava un altro nelle proprie attività. Tutto si svolgeva con inevitabile concitazione ed altrettanto ordine. Tutti sapevano quello che dovevano fare e tutti sapevano quello che dovevano fare gli altri. Tutto si svolgeva con la giusta 'fretta' e tutto era caratterizzato da una professionalità di alto livello. Io non sono un medico e non vi potrò raccontare quello che è successo e quello che queste persone hanno 'professionalmente' eseguito. Posso affermare che tutto, anche l'arrivo del 'rianimatore', ha destato in me sentimenti mai sopiti. Di stupore, di affetto, di orgoglio! Ho notato che il personale, nel momento cruciale della crisi (perché di una crisi cardiaca di un paziente ricoverato stiamo parlando) chiamava il malcapitato per nome, quasi fosse un vecchio amico d'infanzia, il conoscente della porta accanto. Nella mia precedente vita, sempre per deviata deformazione professionale, ho imparato a riconoscere chi sta per abbandonare questa terra e, purtroppo, con la morte tante volte ci ho giocato a rimpiattino. Ho capito...la faccio breve! Il paziente è stato rivitalizzato, anzi...è stato fatto resuscitare dopo circa un'ora di applicazioni mediche, massaggi e, perché no (?), di incitazioni alla vita che il personale medico e paramedico pronunciava sommessamente e poi, quasi per sfogo, ad alta voce, cercando di imporre la propria volontà. Tutto questo si svolgeva, pensate un po’, tutelando la privacy del malcapitato (inserendo dei separé) perché è pur sempre di un uomo che si sta parlando... di un signore che aveva un nome e che aveva diritto ad essere tutelato. L'ho detto: ho provato orgoglio".

"Il signore si è salvato. il signore lo hanno salvato. Da subito, presente, il Primario del Reparto di Cardiologia dottor Roberto Ceravolo. E mi scuserà, il dottor Ceravolo se approfitto di lui e della Sua personale conoscenza per fare i complimenti alla sua 'equipe'. Non sono complimenti 'medici' o 'professionali'. Non ne sono in grado... e nemmeno mi permetterei mai. Sono complimenti per la grande umanità, la grande umiltà, l'immensa dedizione che oggi la vita mi ha regalato, mi ha donato e mi ha fatto toccare con mano. Vedere quei volti sudati, stanchi, paonazzi ma sorridenti e soddisfatti è stata una bellissima cosa. Una delle più belle che mi potevano capitare in un ospedale: non ci avrei mai scommesso. Non conosco i nomi dei suoi collaboratori e delle sue collaboratrici, dottore, ma non serve. Non serve conoscere i nomi dell'umanità diffusa. Se può ringrazi i suoi uomini e le sue donne. Grazie a Lei, dottor Ceravolo. Grazie a lei ed a loro. Oggi sono un po’ più in pace col mondo”.

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