
Lamezia Terme – Entra finalmente nel vivo, dopo tre rinvii, l’udienza per l’incandidabilità dell’ex sindaco Mascaro e degli altri due ex consiglieri comunali Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino, considerati dal Ministero dell’Interno i diretti responsabili dello scioglimento del consiglio comunale.
I tre hanno avuto modo, per la prima volta, di poter esporre le proprie ragioni dinnanzi al Collegio composto dai giudici (Presidente Fontanazza e a latere Aragona e Regasto). Ed è stata occasione, soprattutto per l’ex primo cittadino, di opporsi a quanto contestatogli non soltanto all’interno delle memorie da parte della commissione d’accesso, ma nella proposta del Ministro.
Ben tre ore in tutto, circa un’ora e quaranta minuti di audizione per Mascaro (difeso dai legali Palamara, Dina e Bernardo Marasco e Spinelli), meno di dieci minuti per Giuseppe Paladino (difeso dall’avvocato Canzoniere) e il restante tempo dedicato alla discussione di Pasqualino Ruberto (difeso dagli avvocati Murone e Sirianni).

Il 22 maggio la discussione dei legali
L’udienza è stata rinviata al prossimo 22 maggio per la discussione degli avvocati, in quanto è stata espressa, da alcuni legali, la necessità di approfondire quanto prodotto oggi. Presente l’Avvocatura di Stato, assente invece, la Procura di Lamezia.
Se Ruberto e Paladino risultano indagati nell’ambito di “Crisalide”, operazione che ha dato il la all’arrivo della commissione d’accesso in Comune, a Mascaro vengono addebitati il suo possibile conflitto d’interesse per aver difeso, durante il suo mandato, imputanti in processi di mafia in cui il Comune era parte civile, ma anche, cinque specifici atti amministrativi dei quali è stato ritenuto responsabile: appalto mensa scolastica, verde pubblico e manutenzione stradale, affidamento beni confiscati alla ‘ndrangheta e disordine amministrativo.

Mascaro: “In 29 mesi portate avanti azioni di contrasto alla criminalità organizzata che saranno storia di questa città"
“Ho ritenuto doveroso intervenire dopo l’impossibilità di farlo a 11 mesi dall’insediamento della commissione d’accesso”, ha ribadito l’ex primo cittadino terminata l’udienza. “Ho esposto in maniera dettagliata sia degli addebiti personali sia degli atti amministrativi contestati sulla base di documentazioni inoppugnabili.
Un terzo aspetto approfondito – ha aggiunto ancora – è stato quello relativo al disordine amministrativo al Comune, dimostrando, determina per determina, come ognuna fosse pienamente legittima e che probabilmente vi era stata confusione su quelle che erano le norme. Infine – ha concluso – ho dedicato un capitolo alla copiosa attività portata avanti contro la criminalità organizzata in 29 mesi, un arco temporale così breve che credo oramai costituirà la storia di questa città”.
Alessandra Renda

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