
Lamezia Terme - "Gli Enti locali in genere non fanno assolutamente nulla per collegare il nucleo urbano con l'enorme patrimonio, nel caso di Lamezia, di territori circostanti sia che siano all'interno del perimetro comunale sia che siano fuori dal perimetro comunale, e non fanno nulla per far capire alla gente che cosa hanno". A dirlo, Francesco Bevilacqua, scrittore e naturalista, intervenendo nel corso del convegno "Uno sguardo attento sulla natura in città", organizzato dall'Associazione “Una città dove vivere bene” insieme all’Associazione “L’albero della vite”. Un interessante confronto seguito da una platea attenta e numerosa all'interno del Chiostro San Domenico, su quella che è stata definita “una sfida ecologica” per in benessere dei cittadini all’interno ed oltre il perimetro urbano.
"Non mi riferisco tanto ai cittadini che dovrebbero anche di per sé andare a scoprire questi posti - ha aggiunto Bevilacqua - mi riferisco per esempio alle centinaia di turisti che io vedo in giro per Lamezia che vagano senza una guida, senza un'idea, che sanno pochissimo. Quindi le Amministrazioni dovrebbero essere, da questo punto di vista, un faro. Ma ci vuole visione; in queste cose ci vuole un'idea se tu non parti con un'idea di questo genere e pensi che la città sia fatta solo di fogne che sono purecose importanti, di acqua, di strade e quant'altro, ma non ti occupi dell'identità urbana, cioè che cosa siamo, perché ci distinguiamo rispetto ad altro, quali sono i nostri punti di eccellenza da un punto di vista culturale storico-antropologico delle tradizioni. Cose che sono completamente ignorate dalle Amministrazioni. Si pensi per esempio all'Antico mulino delle Fate. È dovuto venire un privato a ristrutturarlo e a renderlo fruibile, a renderlo utile a qualcosa, a renderlo un luogo, piuttosto che un non luogo. E poi abbiamo a distanza di 100 metri da quel mulino, un altro mulino che ristrutturò vent'anni fa una delle Amministrazioni di Lamezia e che è rimasto così utilizzato non si può nemmeno visitare perché è ritenuto pericolante".

Bevilacqua ha quindi affrontato anche i grandi temi del pianeta a partire "dall'artificializzazione della vita, mentre tutto il resto, cioè la natura, la montagna, la campagna, i paesi si spopolano, tutto quello che c'è nel paesaggio circostante della città, diventa una specie di realtà virtuale per cui i nostri ragazzi la scoprono attraverso linea verde, linea blu, linea bianca, linea gialla, linea arancione eccetera, e pensano che stia in televisione, che stia sui social. Si va verso un inurbamento generalizzato della popolazione. Avremo tra qualche anno una quantità di metropoli che superano i 30, 40 milioni di abitanti, più popolati di interi Paesi, di intere nazioni e questo perché accade? Accade perché il potere, tra virgolette, quindi le Amministrazioni pubbliche, vogliono tutto a portata di mano. E poi perché lì le persone sono più controllabili. Ora, se noi vogliamo seguire gli antichi schemi tracciati prima dai greci, poi dalle città rinascimentali, poi in tempi moderni da urbanisti illuminati come Pierluigi Cervellati, dobbiamo avere città a dimensione umana. Città in cui almeno quell'altra realtà venga riprodotta nei termini più autentici possibile, quindi parchi, giardini, verde pubblico. Noi abbiamo la fortuna di avere la natura a portata di mano, ce l'abbiamo sopra, sotto, dai lati, da tutti i lati verso il mare, verso la montagna, però il paradosso qual è? Che i lametini non conoscono la loro montagna, non conoscono le campagne, cioè vivono in una sorta di coma topografico. Io lo chiamo così".
In precedenza, la coordinatrice del confronto, Saveria Sesto, aveva spiegato le ragioni del convegno. "La natura - ha evidenziato - è presente in città sotto forma di parchi, aree verdi alberate, luoghi in cui oltretutto si esplicano delle attività sportive ricreative, hobbistica, eccetera, ma non si ha la percezione di quello che è il ruolo ecologico delle piante e del verde. Ruolo ecologico che significa tante cose, tanti aspetti che andremo a sviscerare". La Sesto ha parlato "di programmazione della presenza del verde, perché riesce a mitigare tutta una serie di condizioni che riguardano il surriscaldamento globale e locale, e riguardano il cambiamento climatico. Quindi la presenza della pianta, delle piante, dei polmoni verdi che hanno un effetto incredibilmente specifico in quello che è la mitigazione dei rumori da traffico urbano e di inquinamento acustico, di produzione di ossigeno e di sottrazione dell'anidride carbonica che è il responsabile del surriscaldamento ci ha imposto una riflessione per capire come, dal punto di vista urbanistico, vuoi per i centri storici con i giardini storici, vuoi nei nuovi insediamenti, il verde può avere un ruolo fondamentale".

Quindi, l'intervento di un altro esperto di rilievo, Carmine Lupia. "Il ruolo del verde - ha detto - ha tre funzioni principali. Io dico che quando si progetta il verde pubblico, il verde urbano, bisogna seguire la regola delle tre "E". Cioè, le tre “E2 che sarebbero l'aspetto Ecologico, l'aspetto Economico e l'aspetto Estetico. Uno dei problemi maggiori del verde urbano spesso è quello ecologico. Perché non possiamo utilizzare qualsiasi specie, bisogna conoscerle bene. Anche perché oggi in Europa l'introduzione di specie vegetali invasive, che hanno dei comportamenti non adeguati nei confronti di quello che è l'ecosistema, sta creando un danno di 30 miliardi all'anno. Sono danni importanti, ma non c'è solo il danno di tipo ecologico, ma c'è anche un danno tipo economico e sanitario. E questo è un aspetto preoccupante. Noi - ha chiosato Lupia - dobbiamo avere bene in mente in che ecosistema ci troviamo. C'è l'ecosistema naturale, dove l'uomo non ha nessuna importanza, c'è l'ecosistema agro e forestale, dove l'uomo ha la sua importanza. E poi c'è l'ecosistema urbano, dove l'uomo ha un'importanza notevole per l'aspetto naturalistico dei centri urbani, ed è molto importante anche ragionare in termini di ecologie e di catene alimentari per un verde da progettare in modo appropriato".
A. C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA