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Squadra-calcio-palermo-polizia.jpg1_8aceb.jpgNella foto, la formazione della Squadra mobile di Palermo. Serratore settimo in alto da sx. Il terzo in alto da sx il vicequestore Ninni Cassarà

Lamezia Terme - Nel 41esimo anniversario dell'uccisione del vicecapo della Squadra mobile di Palermo, Antonino "Ninni" Cassarà e dell’agente Roberto Antiochia, uccisi da raffiche di kalashnikov, il ricordo di uno degli investigatori più abili della Polizia di Stato, il commissario lametino, Antonio Serratore che lavorò nel capoluogo siculo con Cassarà. Serratore è stato Commissario della Polizia di Stato, ex capo della prima sezione criminalità organizzata ed economica presso la Squadra mobile della Questura di Catanzaro, ex responsabile prima sezione criminalità organizzata Squadra Mobile di Vibo Valentia, ex responsabile sezione Digos, ex responsabile della Sezione di P.G. investigativa in seno al Commissariato di Lamezia Terme.

"Rievoco un periodo intenso e pericoloso per la lotta alla criminalità organizzata a Palermo - racconta Serratore – ed esprimo orgoglio e coraggio per aver fatto parte della Squadra mobile di Palermo, impegnata in operazioni antimafia e per aver contribuito a un momento cruciale per la legalità in Italia. La Squadra mobile di Palermo era il nucleo investigativo della Polizia di Stato, che ha svolto un ruolo chiave nella lotta alla mafia, specialmente negli anni '80 e 90 ' e fu definita la "Mobile dei successi", in un periodo di estrema violenza".

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Cassarà è stato un coraggioso poliziotto italiano e vicecapo della Squadra Mobile di Palermo, ucciso da Cosa Nostra il 6 agosto 1985. Vicequestore aggiunto e capo della sezione investigativa. Stretto collaboratore del giudice Giovanni Falcone e del pool antimafia. Autore di indagini cruciali, inclusa la famosa operazione internazionale “Pizza Connection”. Fu ucciso sotto la sua abitazione, davanti agli occhi della moglie e della figlia a Palermo da un commando mafioso con colpi di Kalashnikov. Nell'agguato perse la vita anche l'agente di scorta Roberto Antiochia. L'omicidio avvenne pochi giorni dopo l'uccisione del commissario Beppe Montana, in un periodo di estrema tensione e isolamento per gli investigatori in prima linea.

Serratore racconta qualche aneddoto riferito alle operazioni di polizia. "L'operazione antimafia del 29 settembre 1984, il blitz di San Michele, fu una delle più grandi operazioni antimafia di quegli anni. Nasceva dalle dichiarazioni di Tommaso Buscetta, primo capo mafia a collaborare con la giustizia. Quella notte furono emessi 366 mandati di cattura, riguardavano tutta l’Italia. Fu mobilitato un DC9 per riuscire a trasferire gli arrestati in carceri lontani dalla Sicilia, perché l’ordine era che nessuno doveva essere portato al carcere Ucciardone...”. "L’operazione diede l’avvio all’era del maxi processo, che di fatto iniziò l’anno successivo grazie all’istruttoria realizzata dal pool antimafia capeggiato da Falcone e Borsellino. All'epoca, ero un giovane poliziotto - racconta ancora Serratore - animato dall'amore per la polizia giudiziaria, dalla volontà di dedicarmi a questa meravigliosa attività che presenta tanti rischi ma il mio sogno era di fare un salto in quella che si presentava come una vera e propria palestra dove si praticava lo sport della polizia giudiziaria; facevo parte della Squadra mobile di Palermo ed ero stato trasferito "d'ufficio" nel 1982, proveniente dalla Squadra mobile di Torino. Il 3 settembre 1982 furono uccisi il generale, prefetto Dalla Chiesa e la moglie; Il 14 novembre 1982, in via Notabartolo, fu ucciso il collega della squadra mobile Calogero Zucchetto, stretto collaboratore del dottor Cassarà, che avevo appena conosciuto. Ero stato assegnato alla Sezione omicidi, diretta dal Vicequestore, Accordino e, dopo un breve periodo, il dirigente della Squadra mobile dell'epoca, Ignazio D'Antone, mi inserì in un gruppo operativo antimafia che sviluppò le indagini e una parte dei riscontri assegnati alla polizia in ordine a deleghe dell'Autorità giudiziaria di Palermo, riguardanti le dichiarazioni di Tommaso Buscetta".

"In quel periodo, i magistrati, potevano contare su un team d’investigatori di tutto rispetto: Cassarà, Montana, Francesco Accordino della sezione “Omicidi”. Due Sezioni che collaboravano gomito a gomito. Una meravigliosa stagione era iniziata nel contrasto a Cosa nostra (così ha scritto e ricordato Pippo Giordano, Ispettore e stretto collaboratore di Cassarà ed è la pura verità)".  "Quella mattina quando scattò il blitz antimafia - ricorda con orgoglio Serratore - feci parte del gruppo operativo diretto dal Vicequestore, Antonino Cassarà che si occupò dell'indagato Vito Ciancimino, politico, ex sindaco di Palermo e uomo affiliato ai corleonesi di Totò Riina. Ricordo che durante il tragitto ci fermammo in un luogo di Palermo ove ad attenderci c'erano delle pattuglie della Guardia di finanza e un loro ufficiale, credo fosse un colonnello. Cassarà colloquiò brevemente con l'ufficiale e, subito dopo, tutti assieme ci portammo presso il domicilio di Vito Ciancimino, una villetta ubicata in località Mondello di Palermo. Ciancimino rimase incredulo e non riuscì a darsi una spiegazione sulla presenza delle forze di polizia. Perquisimmo il suo domicilio e poi tornammo in ufficio ove notificammo al Ciancimino i provvedimenti giudiziari e successivamente fu arrestato". "Cassarà era un grande professionista e un uomo coraggioso; un leader naturale, sempre pronto a prendere decisioni difficili". Serratore ricorda, infine, anche i momenti ludici legati al calcio. In particolare nel 1983 e 1984, fece parte della formazione di personale della Squadra mobile di Palermo che ha partecipò a tornei di polizia. In quella squadra, tra gli altri, oltre a Serratore anche Ninni Cassarà e Francesco Pellegrino, vice questore e vice Dirigente la Squadra mobile.

Antonio Cannone

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