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Lamezia Terme – “Ci occupiamo di gioco d’azzardo patologico. Il nostro è un servizio gratuito. Niente liste d’attesa. Si espone il problema e poi si viene presi in carico da una equipe qualificata. Ma il nodo è la parte sommersa. Vale a dire che c’è molta ritrosia a rivolgersi al nostro servizio, forse per vergogna o perché si è prevenuti. Ma è sbagliato. Stiamo parlando di una piaga sociale. Le porte sono sempre aperte. Siamo a completa disposizione”. Nessuno meglio del direttore del Ser.D. (Servizio per le dipendenze patologiche) lametino, Giovanni Falvo, ha il polso della situazione. La ludopatia è una vera e propria emergenza. Distrugge vite e spacca famiglie. Porta alla disperazione, con l’elevato rischio di finire nelle mani di persone senza scrupoli.

Paradossalmente, anche in un contesto depresso come il nostro, i numeri sono allarmanti. Basti pensare che “a Lamezia, nel 2016, sono stati giocati 51 milioni di euro alle slot machine. Mentre, nel 2017, sono stati spesi in giocate 86,8 milioni, per 51,7 milioni di vincite, come attesta l’Agenzia delle dogane e Monopoli”. “Cifre impressionanti” commenta Falvo, che poi ricorda che “in tutta Italia, nel 2016, sono 95 i miliardi giocati; nel 2017, invece, si sono superati i 100 miliardi”.  Questo è il giro d’affari legale. Ovviamente, c’è anche un giro d’affari illecito, come ha sottolineato il procuratore della Repubblica, Salvatore Curcio, in un recente incontro promosso dalla Comunità Masci Lamezia Terme 2 “Don Pasquale Luzzo” al seminario vescovile. “È un fenomeno pervasivo – ha detto Curcio - su cui la criminalità esercita forme di ingerenza. E non è difficile che un giocatore faccia ricorso al prestito usurario, con interessi tra il 150 e il 300 per cento. Così le cosche hanno la possibilità di riciclare una montagna di denaro, senza sforzo”. Ma c’è un altro dato che provoca sgomento. “Le denunce per usura sono quasi inesistenti nel circondario di Lamezia. Negli ultimi cinque anni, sono stati incardinati 69 procedimenti per usura. Nello specifico, nel 2014 ci sono state 10 denunce; 18 nel 2015; 16 le denunce nel 2016; stessa cifra nel 2017; 9 le denunce nel 2018” ha denunciato Curcio.

Insomma, c’è poco da stare tranquilli. Ma sia le istituzioni (legge regionale 9 del 2018) che il mondo delle associazioni stanno lavorando per contrastare lo tsunami della ludopatia, che non risparmia nessun ceto sociale. Una “dipendenza senza droga”, come l’ha definita l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che qualche giorno fa ha inserito ufficialmente nell'elenco delle malattie la dipendenza da videogiochi (anche se il nuovo testo entrerà in vigore dall’1 gennaio 2022). E il Ser.D. di Lamezia è in prima linea, come spiega nel dettaglio il direttore Falvo.

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I numeri del Ser.D. lametino

“Il Ser.D. cittadino ha preso in carico, dal 2008 al 2018, 198 utenti, di cui 191 uomini e 7 donne.  Ulteriore suddivisione per fasce d’età: un utente prima dei 14 anni; dai 15 ai 19 anni, 14 utenti; dai 20 ai 35 anni, 96 utenti, infine, oltre i 35 anni, 87 utenti. Tipologia di gioco: 97 per cento, slot machine; 51 per cento, Gratta e Vinci; 36 per cento, Lotto e 14 per cento online. Dal 2012, nei locali del Ser.D., ogni lunedì, si tiene un gruppo di auto-mutuo-aiuto per giocatori d’azzardo patologici. E in questo periodo il gruppo è frequentato da circa 15 persone che, con un familiare, partecipano a questi incontri”.

Il gioco d’azzardo e i profili del giocatore

“Il gioco d’azzardo è affidato al caso, cioè non si vince per agonismo, bravura, intelligenza e capacità mentali e fisiche. Al contrario, si basa sulla fortuna. Il giocare d’azzardo di per sé non è patologico, pensiamo, per esempio, a quando ci si ritrova a Natale per giocare a Tombola. Ma in alcune persone predisposte può sviluppare patologie. I giocatori si distinguono in tre categorie: giocatori sociali, giocatori problematici e giocatori patologici. Giocatori sociali siamo tutti. I giocatori problematici in Italia sono quasi un milione. Parliamo di giocatori che sono a rischio di sviluppare dipendenze. Poi, c’è l’ultima categoria: il giocatore patologico (in Italia sono quasi mezzo milione) che in quanto tale perde il lavoro, la famiglia e gli affetti in generale, perché il suo unico scopo, la sua unica gratificazione, è andare a giocare alle slot machine, al Gratta e vinci, alle scommesse sportive; insomma, a qualsiasi tipo di scommessa sia online che offline”.

Fino al 2016 la ludopatia non era inserita nei Lea

“Abbiamo avuto difficoltà a trattare il gioco d’azzardo patologico fino al 2016, perché non era stato inserito nei Lea, cioè i Livelli essenziali di assistenza. Sono infatti i Lea che ci permettono di offrire delle prestazioni sanitarie gratuite. Qui non abbiamo liste d’attesa e tutti gli esami che prescriviamo a questi utenti sono gratuiti, proprio per facilitare l'accesso a questa categoria di persone al nostro servizio, senza così gravarli di ulteriori spese, considerando che vivono già in grosse difficoltà economiche, quindi potrebbero decidere di non rivolgersi al servizio, a danno anche della società. Fino al 2016, quindi, se qualcuno voleva entrare in una comunità terapeutica, in quanto affetto da gioco d’azzardo patologico, non lo poteva fare, in quanto non inserito nei Lea. Oggi, invece, è possibile.

La parte sommersa dell’iceberg

“Alcune statistiche ci dicono che negli anni passati si rivolgeva a noi un quinto delle persone con questo problema, cioè significa che se 100 persone vengono da noi, ce ne sono altre 400 che vivono questa condizione e che non si rivolgono ai servizi. Ma credo che i numeri siano maggiori: per una persona che viene qui da noi, ce ne sono altre 6 o 7 che preferiscono non farlo. Questo dato si evince soprattutto dalle testimonianze che raccogliamo”.

I sintomi e il dramma esistenziale

“In questa patologia, oltre ai sintomi classici (ansia, agitazione psicomotoria e insonnia), ci sono soprattutto ripercussioni sulle dimensioni sociali, lavorative, scolastiche e relazionali. C’è chi ha prosciugato, nell’arco di qualche mese, il conto in banca; c’è chi ha perso la pensione, perché è andato a giocarsela, anziché pagare le bollette, e poi non sapeva come tornare a casa e dirlo alla propria moglie o ai figli. C’è gente che ha contratto debiti per centinaia di migliaia di euro senza che in famiglia si sapesse nulla. All’inizio, c’è anche la presunzione che si possa saldare il debito con una vincita, invece si continua a giocare e a perdere. E il debito così aumenta, fino ad arrivare alla disperazione”.

Le forme di technology addiction

“Abbiamo avuto delle esperienze di persone che stavano, pur senza fare niente di male, davanti a un computer 18 ore al giorno, trascurando la famiglia e il lavoro. Spesso si gioca al computer di notte, proprio nelle ore in cui dovremmo dormire. Chi sta davanti a uno schermo in quella fascia, ha una minore produzione di melatonina, per cui, chiaramente, non riesce più a dormire. Così facendo, si altera completamente il ritmo sonno-veglia, e l’indomani, sul posto di lavoro, si farà fatica a mantenere la concentrazione. Ci sono anche casi di dipendenza dai social. In generale, il 30/40 per cento dei bambini al di sotto dei 2 anni ha già avuto nelle mani uno smartphone. A 9 anni, mediamente, si crea un profilo Facebook. Chi sviluppa una dipendenza, è gratificato. Sta bene a livello cerebrale, sviluppando dei circuiti neurobiologici con la liberazione delle molecole del piacere: dopamina e serotonina. Però, questa gratificazione indotta non la si riscontra nella vita reale, per cui poi il cervello ha una continua fame di gratificazione”.

Giuseppe Maviglia

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