
Reggio Calabria – “Misteriosi, affascinati capolavori. I bronzi di Riace sono un vero ‘unicum’ nella storia dell'arte greca”. Da questa premessa parte il professor Daniele Castrizio, nel raccontare il suo ultimo libro “Bronzi di Riace”. L'enigma dei due guerrieri”, scritto con Cristina Iaria. Il libro, edito da Città del Sole, è stato presentato ieri pomeriggio nel corso dei pomeriggi dedicati alla cultura nell'area convegni “Corrado Alvaro” Motorshow2 Mari al porto di Saline Joniche. Un libro che cerca di spiegare l'origine delle due statue che “appartengono a una concezione artistica che sembra modernissima”, ma che invece risale al V secolo a.C.
“Perché i bronzi sono la nostra più grande offerta mancata – chiarisce lo storico - sono l'unico motivo che può spingere una persona a venire a Reggio e l'hanno capito tutti tranne noi che non siamo riusciti a farne un brand del territorio”. “Andando a guardare più da vicino le due statue è da bocciare la teoria secondo la quale si tratterebbe di opere create a diversi anni di distanza l'una dall'altra: addirittura vent'anni secondo qualcuno. Vent'anni che sarebbero un tempo lunghissimo nell'antichità. Mostrando le immagini delle due braccia della statua A e B, e poi delle gambe, risultano assolutamente identiche, così come uguale è il tipo di composizione dei pezzi delle statue. Ma non è tutto: hanno lo stesso peso e la stessa altezza, conservano anche la meticolosa cura per i particolari. Dopo essere state create ad Argo, nel Peloponneso, sono state rubate dai romani e restaurate in maniera poco ortodossa, con lancia incollata, elmetto corinzio forzato sulla testa di uno dei due bronzi”. In sintesi: “Il bronzo B è fatto migliorando il bronzo A. Uno più vecchio e uno più giovane – afferma Castrizio chiarendo ancora che - i bronzi sono nudi perché la nudità è degli eroi. Uno è un guerriero e l'altro è un guerriero con la Kynë, ossia un guerriero che comanda”. Dopo aver confutato le teorie esistenti, con l'aiuto delle slides Castrizio, arriva alla conclusione che le statue siano frutto del lavoro di Pitagora da Reggio. A sostegno della sua teoria il Papiro di Lille. Come spiega nell'introduzione Castrizio, “È il frammento di Stesicoro, offre il testo del discorso che la madre di Eteocle e Polinice (nel gruppo dei bronzi che identifichiamo nei celeberrimi ‘Fratricidi’ appunto di Pitagora di Reggio) rivolge ai figli in procinto di affrontarsi in mortale duello”.
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