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Lamezia Terme –  Meno studenti e dunque meno classi e meno insegnanti, in tutta Italia e soprattutto al Sud. In Calabria, entro il 2028, si parla del – 13% per la scuola primaria. È questo lo scenario del prossimo decennio che prospettano le elaborazioni della Fondazione Agnelli, a partire dai dati Istat sull’evoluzione demografica. Con significative implicazioni per le politiche dell’istruzione dei prossimi governi. 

I dati in Calabria

Secondo i dati elaborati, in Calabria vi saranno -242 classi per la scuola dell’infanzia, - 454 per quella primaria, - 276 per il I grado e – 357 relativa al II grado, attestandosi al – 13% in meno.

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La diminuzione della popolazione studentesca – secondo il report - investirà nei prossimi 10 anni in modo progressivo e differenziato tutte le aree e le regioni del Paese, a partire dalla scuola dell’infanzia e dalla primaria. La popolazione fra 3 e 5 anni diminuirà ovunque già da oggi, portando nel 2028 a una riduzione di circa 6.300 sezioni della scuola dell’infanzia a livello nazionale, a regole vigenti. Gli iscritti alla scuola primaria (6-10 anni) diminuiranno consistentemente al Nord, al Centro e al Sud (con un picco del 24% in Sardegna e del 20% in Campania, ma lo stesso Veneto scenderà del 18%) con una perdita di circa 18.000 classi. Gli iscritti alla scuola media (11-13 anni) continueranno a crescere debolmente per qualche anno al Nord e al Centro, per poi unirsi al Sud nel declino, con una perdita totale al 2028 di circa 9.400 classi.

“Le ragioni di questa contrazione demografica vanno ricercate – affermano - in primo luogo, nella diminuzione del numero delle madri potenziali e del loro tasso di fecondità, in particolare delle donne straniere. Ma conta anche la riduzione dei flussi migratori internazionali, con un saldo migratorio con l’estero sceso dal 7,5 per mille nel 2007 al 3 per mille nel 2017. 

“A soffrirne sarà il rinnovamento del corpo docente”

Come ha commentato Andrea Gavosto, direttore della Fondazione “a soffrirne sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche la capacità di innovazione didattica dell’intero sistema d’istruzione”.  Potrebbero essere oltre 55.000 i posti/cattedre in meno fra 10 anni, a partire dai gradi inferiori. Il fenomeno investirà progressivamente tutte le regioni, comprese quelle del Nord; si può quindi prevedere un raffreddamento della mobilità territoriale dei docenti, poiché diminuiranno le opportunità di trasferirsi dal Sud al Centro-Nord per entrare in ruolo. A regole vigenti si assisterà anche a un rallentamento nel turnover: 

Usare risorse per aprire scuole al pomeriggio o per aumentare gli insegnanti nelle classi

Quello che la Fondazione Agnelli propone è di considerare questi cambiamenti come un’opportunità. “La disponibilità di altri insegnanti non impegnati nelle lezioni potrebbe consentire l’apertura delle scuole non solo primarie anche al pomeriggio, l’aumento del numero di insegnanti per singola classe o anche la riduzione del numero di studenti per classe», spiega il direttore della Fondazione Andrea Gavosto.

Certo la forte diminuzione di studenti al Sud, dove sono presenti più insegnanti in cerca di cattedra, e la scarsa o nulla recettività che ci sarà nelle scuole del Nord, anch’esse interessate dalla riduzione degli studenti, cambia definitivamente anche le chance dei prof in esubero di trovare una cattedra nelle regioni del Nord. «Ma quello che si deve evitare è che rallentando il turn over la scuola accumuli altri ritardi nelle pratiche di insegnamento più moderne”. 

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