
Lamezia Terme - “Certo, anche il Natale è soggetto ai mutamenti storici e forse per questo che assistiamo basiti a programmazioni natalizie a cura di amministrazioni varie le quali preferiscono le modernità, che avranno anche il loro fascino, alle tradizioni prettamente natalizie fatte di nenie, strine che ci riportano indietro nel tempo quando le famiglie trascorrevano intorno al focolare le vigilie e i giorni Santi”. Questo il pensiero della Pro Loco di Lamezia che, in attesa del Natale, ha programmato una serie di appuntamenti dentro alcune chiese cittadine, case di riposo e di cura, con gli zampognari, “veri portatori dei valori della tradizione natalizia per far rivivere il vero sapore delle feste fatto di tradizione e calore umano”. Un viaggio, quindi, alla riscoperta delle festività così come si vivevano una volta. L’idea, spiega la Presidente della Pro loco cittadina Giusy Ruberto, nasce dal momento che “le Pro Loco della Calabria, custodi della storia e delle tradizioni, poco importa se si preferisce allietare le festività natalizie con discoteche, pagliacci, trampolieri e giocolieri ai quali riconosciamo valenza artistica e che non discutiamo minimamente ma, bisogna aggiungere che, hanno poco a che fare con il Natale”. “Ci soffermiamo soltanto - aggiunge - a notare, che in tanti Comuni le tradizioni sono state completamente messe da parte”.
Una volta, racconta Giusy Ruberto “si tiravano fuori per l'occorrenza le castagne ‘npurnate o i fichi appassiti alla cannizzola e conservati con premura dentro u casciuni le crocette preparate con cura con dentro la corchjia del mandarino nustrali le noci del reventino e una foglia di lauro. Non potevano mancare le grispelle, alcune fatte di solo farina e per i più piccoli, insieme alle patate in modo tale da essere più morbide. Guai se alle vigilie mancavano le grispelle, soprattutto quelle con la sarda che, accompagnate dal muscatiallu d'aguannu sprigionavano sapori e odori di famiglia e di tradizione. Il baccalà San Ngiuanni cibo pregiato e costoso la faceva da padrone alla vigilia mentre per il giorno di Natale il pranzo veniva preparato a base di carne e pasta con le polpette. E dalla vigilia dell'Immacolata fino all'arrivo della befana, durante le freddi notti, si sentivano per vie, viuzze, quartieri e frazioni le melodie dell'organetto che intonavano la strina in omaggio ad amici e compari. Prima di tuttu salutu li mura e pua a vua cari patruni e si iniziava con le strine per augurare una buona fortuna e soprattutto una buona salute per il nuovo anno. Fammi la strina chi mi soli fari chilla di capud'annu e di Natali. Si finiva sempre: ca n'uacchjiu un vidia all'autru”.
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