
Roma - La Calabria sul "podio" per il fenomeno agromafie con Reggio in testa soprattutto sul controllo delle produzioni agricole e della pastorizia per un business che in tutta Italia si attesta ai 21 miliardi. E' quanto e' emerso alla presentazione del quinto Rapporto #Agromafie2017 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalita' nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare, nel quale e' stata calcolata l'intensita' del fenomeno delle agromafie per provincia sulla base delle risultanze quantitative delle azioni di contrasto specifiche poste in essere dalle diverse Forze dell'ordine per questo particolare aspetto criminale. La graduatoria delle province italiane rispetto all'estensione e all'intensita' del fenomeno agromafia nel 2016, se fotografa una concentrazione del fenomeno soprattutto nel Mezzogiorno, evidenzia anche la presenza nella top ten di rilevanti realta' del Nord come Genova e Verona.
L' "agromafia" e' stata quindi calcolata come la combinazione lineare di alcune variabili criminali che si ritengono particolarmente significative per individuare la presenza del fenomeno nel territorio: variabili opportunamente indicizzate e con pesi diversi in funzione della loro correlazione ponderata con il particolare tipo di reato.
Indice criminale agromafie: tra le province Reggio e Catanzaro, per lo più produzioni agricole e pastorizia
Secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalita' nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare nonostante il crescente ruolo giocato dalle agromafie nel Settentrione, e' nel Mezzogiorno che esse esprimono una maggiore e nociva diffusione. Nello specifico, tra le province che entrano nella "top ten" per un livello alto di criminalita' organizzata del tipo dell'agromafia, ne sono state rilevate due in Calabria (Reggio Calabria, prima nella graduatoria nazionale, oltre a Catanzaro) e tre in Sicilia (Palermo, Caltanissetta e Catania), due in Campania (Caserta e Napoli) e Bari in Puglia. Per quel che concerne le province calabresi, la casistica criminosa e' particolarmente ampia: dal controllo delle produzioni agricole e della pastorizia, con il relativo indotto occupazionale, agli incendi boschivi, dalla adulterazione dei prodotti oleari, caseari e vinicoli fino al preoccupante il crescente fenomeno dell'abigeato.
Coldiretti: in Calabria cosca n'drangheta Piromalli controllava produzioni arance e limoni verso U.s.a
"Dalle infiltrazioni nel settore ortofrutticolo del clan Piromalli all'olio extra vergine di oliva di Matteo Messina Denaro fino alle imposizioni della vendita di mozzarelle di bufala del figlio di Sandokan del clan dei Casalesi e al controllo del commercio della carne da parte della 'ndrangheta e di quello ortofrutticolo della famiglia di Toto' Riina, i piu' noti clan della criminalita' si dividono il business della tavola mettendo le mani sui prodotti simbolo del Made in Italy". E' quanto afferma la Coldiretti sempre sul rapporto #Agromafie2017 sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato assieme ad Eurispes e Osservatorio sulla Sul sistema agroalimentare si è allestito una "tavola delle cosche" con i prodotti frutto dei business specifici dei diversi clan mafiosi, camorristici e 'ndranghetisti. Solo nell'ultimo anno - ricorda Coldiretti - le forze dell'ordine hanno messo a segno diverse operazioni contro le attivita' della malavita organizzata, con arresti, sequestri e confische contro personaggi di primissimo piano della mafia che hanno deciso di investire ed appropriarsi - sottolinea la Coldiretti - di vasti comparti dell'agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta. Il risultato e' la moltiplicazione dei prezzi che per l'ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, ma anche pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all'estero se non rischi per la salute. Nel febbraio scorso i Carabinieri del Ros - rileva Coldiretti - hanno smascherato le attivita' criminali in Calabria della cosca di 'ndrangheta Piromalli che controllava la produzione e le esportazioni di arance, mandarini e limoni verso gli Stati Uniti, oltre a quelle di olio attraverso una rete di societa' e cooperative.
Minniti: "Controllo del territorio e riciclaggio i due punti di riferimento"
"Il punto cruciale è che l'ingresso delle mafie nel settore "ha due punti di riferimento: controllo del territorio, che per le mafie e' un'ossessione, l'elemento piu' importante, come nel caso del pizzo". In questo contesto la situazione e' "di sfida diretta allo Stato, una questione di sovranita'". La seconda questione e' quella del riciclaggio, in questo ambito le organizzazioni mafiose hanno una sorta di distribuzione, fra cosa nostra, ndrangheta e camorra". Lo ha affermato il ministro dell'Interno, Marco Minniti, nel corso della presentazione del rapporto "Agromafie 2017" di Coldiretti a Roma. "Il tema della presenza delle mafie nel comparto agroalimentare e' antico, sono nate nelle campagne poi sono diventate altra cosa, naturalmente secondo un ciclo che e' vitale per le mafie, andare dietro alla ricchezza, sono ritornate nelle campagne perche' la ricchezza torna li'. Noi abbiamo un settore agroalimentare che e' cresciuto costantemente, straordinaria crescita economica. Il quadro che si presenta e' un incrocio tra reati antiche e modernissimi, fra abigeato, pascolo abusivo, macellazione clandestina, antichissimi e modernissimi come la violazione del made in Italy, italian sounding. Su questo non siamo all'anno zero, questo nostro Paese si e' adeguato".
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