
Catanzaro - La Calabria è la regione in Italia in cui è più difficile essere madri. Il dato emerge dall'analisi di Save the Children "Le Equilibriste: la maternità in Italia" diffusa oggi in occasione della Festa della mamma. La ricerca include l'Indice delle Madri, elaborato dall'Istat per Save the Children, che identifica le Regioni in cui la condizione delle madri è peggiore o migliore sulla base di 11 indicatori rispetto a tre diverse dimensioni: quella della cura, del lavoro e dei servizi. Inoltre, anche quest'anno, l'indice evidenzia i principali mutamenti che hanno interessato la condizione delle madri dal 2004 ad oggi nei diversi territori. I dati diffusi da Save the Children, l'Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, per quanto sottolineino in Italia un peggioramento generale nel sostegno alle madri, in particolare nell'area del lavoro e ancor di più dei servizi all'infanzia, fanno emergere la notevole diseguaglianza tra territori che hanno comunque attivato politiche di sostegno, in particolare al lavoro femminile e ai servizi (prevalentemente al nord), e territori invece ancora troppo carenti da questo punto di vista (soprattutto al sud). Le Province autonome di Bolzano e Trento conservano negli anni i primi posti della classifica, seguite da Lombardia (3° posto, dall'8° dell'anno scorso), Valle D'Aosta (4°), Emilia Romagna (5°) e Friuli-Venezia Giulia (6°).
Calabria fanalino di coda
Tra le regioni del Mezzogiorno fanalino di coda della classifica, la Calabria risulta quella dove è più complicato essere madri e perde due posizioni rispetto al 2017, preceduta da Sicilia (20° posto), Campania (che pur attestandosi al 19° posto guadagna due posizioni rispetto al 2017), Basilicata (18°) e Puglia (17°). L'indice mostra sempre valori sotto 90 per le regioni del Mezzogiorno e, complice la persistente crisi economica, registra un ulteriore progressivo peggioramento in particolare rispetto all'offerta di servizi all'infanzia e all'occupazione femminile, evidenziando quindi la necessità di un impegno politico più forte in questa parte del Paese finalizzato a colmare le diseguaglianze. Il divario Nord-Sud evidenziato dall'Indice delle Madri di Save the Children persiste anche nelle tre singole aree di indicatori prese in esame per ciascuna regione: cura, lavoro e servizi per l'infanzia. La Basilicata si attesta al fondo della classifica per quanto riguarda l'area della cura, preceduta da Molise che dal 2017 perde tre posizioni, Abruzzo (che si attesta al 19° posto) e Puglia che invece guadagna due posizioni dallo scorso anno. Da sottolineare i casi della Sicilia che nell'Indice della Cura occupa l'11° posto (18° posto nel 2008) e della Calabria al 14° posto (21° posto nel 2008). A partire dal 2008, molte delle regioni hanno risentito dell'abbassamento del tasso di fecondità registrato in tutta Italia. La seconda area riguarda il lavoro femminile. Anche qui le Province autonome di Bolzano e Trento si confermano al primo e al terzo posto, con al secondo la Valle d'Aosta, seguite da Emilia-Romagna (4°), Lombardia (5°) e Veneto che passa dall'8° posto nel 2012 al 6° dell'anno scorso, confermato anche quest'anno. La Sicilia si attesta fanalino di coda preceduta da Calabria che perde una posizione (20° posto) a favore della Campania (19°), precedute da Puglia (18°) e Basilicata(17°). Tra le donne con un figlio lavora part-time il 38,5%, tra quelle con due figli il 42,9% e tra quelle con tre o più figli il 43,7%. L'ultima area, quella che riguarda i servizi, permette di esaminare l'offerta territoriale delle nostre regioni rispetto ai principali servizi educativi per l'infanzia. Ancora una volta, la provincia di Trento si attesta al primo posto, seconda la Valle d'Aosta seguite da Friuli-Venezia Giulia (3° posto), Provincia autonoma di Bolzano (4°) e Toscana (5°). Per quanto riguarda i servizi, è la Sicilia che si attesta all'ultimo posto preceduta da Calabria (20°posto), Campania (19°), Lazio, in ascesa di tre posti (18°), e Puglia (17°).
Il quadro generale
Un tasso di disoccupazione femminile, ed in particolare delle madri, tra i più alti in Europa, impossibilità nel conciliare vita privata e impegni professionali, radicate difficoltà di carriera e di crescita salariale, forte squilibrio nei carichi familiari tra madri e padri, una scarsissima offerta di servizi educativi per l'infanzia. Un quadro critico che si riverbera sul benessere delle madri, ma che affonda le radici nelle pesanti disparità di genere in Italia. Il nostro Paese si attesta nel 2018 al 70° posto (su 149 Paesi presi in esame) del Global Gender Gap Report, perdendo ben 29 posizioni dal 2015. Uno squilibrio che grava in misura maggiore sulle mamme più in difficoltà: le donne che provengono da un contesto socio-economico disagiato, le mamme sole e quelle di origine straniera, per le quali ai problemi qui evidenziati si aggiungono spesso quelli delle barriere linguistiche, della mancanza di una rete familiare di sostegno e di un difficile accesso ai servizi sociali e sanitari.
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