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Lamezia Terme - "Da qualche tempo è tornato alla ribalta il progetto dell’area urbana Catanzaro-Lamezia, nato storicamente negli anni '70 con l'ambizione di creare un "bipolarismo integrato" e con l'obiettivo urbanistico originario di fondere le funzioni amministrative di Catanzaro con quelle logistiche e industriali di Lamezia Terme e per dare vita a una "Città Lineare" capace di fare da baricentro economico e demografico all'intera Calabria. L'assenza di una pianificazione coordinata e la mancanza di una amministrazione intercomunale hanno, tuttavia, decretato il fallimento di questa visione con la conseguenza che i due centri sono cresciuti voltandosi le spalle: Catanzaro si è espansa verso la costa ionica e la valle di Germaneto, accentrando le funzioni direzionali, mentre Lamezia Terme ha subito uno sviluppo frammentato, subendo le scelte del capoluogo invece di diventarne partner paritario" è quanto si legge in una nota di Massimiliano Serrao – Direttivo cittadino Azione Lamezia.

"Oggi viene ripreso a gran voce, con l’intervento di diversi esponenti politici appartenenti a collocazioni partitiche diverse (per lo più di area Catanzarese) il dibattito sull'area urbana che (non) nasconde l’idea principale del rafforzamento della "Grande Catanzaro" e la creazione di un paradosso territoriale in cui Lamezia mette a disposizione le risorse, ma Catanzaro ne accentra i benefici. Al di là dei facili campanilismi, è un dato oggettivo, geografico e fattuale che Lamezia oltre ad essere lo snodo principale dei trasporti dell’intera regione (aeroporto internazionale che è il principale scalo della regione, stazione ferroviaria centrale, che è nucleo centrale della rete passeggeri/merci e dell'alta velocità) sia la più vasta piana della Calabria, morfologicamente ideale per insediamenti produttivi. Nonostante questa spiccata vocazione logistica, negli ultimi 40 anni la programmazione regionale ha declassato Lamezia a mero "corridoio di transito", drenando flussi finanziari verso Catanzaro per consolidarne il ruolo di centro burocratico (Cittadella Regionale, università, centri direzionali, rete sanitaria) dando vita ad una subalternità politica che ha esposto il territorio lametino a gravi criticità urbanistiche e sociali, lasciate ai margini dell'agenda regionale".

"Non è un caso che la crescita non governata lungo l’asse della SS 280 abbia generato una forte dispersione edilizia ed un consumo di suolo agricolo rallentando la saldatura funzionale tra i tre ex comuni originari così come è lampante che l'area industriale ex Sir, l'aeroporto e la stazione ferroviaria rimangano oggi entità isolate dal punto di vista della logistica integrata e che le risorse stanziate per la coesione sociale fatichino a tradursi in interventi strutturali, come dimostra la complessa gestione di storiche sacche di degrado e marginalità (emblematico il caso del campo rom di Scordovillo). Ecco perché, parlare di "vantaggi" per Lamezia all'interno dell'attuale assetto del comprensorio, richiede una forte dose di cinismo. I benefici promossi dalla retorica regionalista si rivelano, a un'analisi più attenta, dei semplici "effetti collaterali" dello sviluppo di Catanzaro, o investimenti dovuti che non creano un reale indotto locale. Certamente, la vicinanza al capoluogo garantisce ai cittadini lametini un rapido accesso alla Cittadella Regionale e ai servizi amministrativi ma gli investimenti infrastrutturali legati al PNRR – come il nuovo terminal aeroportuale o il restyling della stazione – che hanno riqualificato il territorio, sono più che altro interventi pensati per l’efficienza della rete regionale, non per lo sviluppo endogeno di Lamezia".

"Esistono enormi potenzialità di sviluppo specifiche per Lamezia Terme che la pianificazione regionale continua a ignorare o a parcellizzare, preferendo la centralizzazione su Catanzaro, mortificando, così, le legittime aspirazione di un territorio che è, si ripete per non dimenticare, l'unico vero nodo di scambio intermodale (ferrovia-autostrada-aeroporto) della regione e che, garantendo una immediata accessibilità, potrebbe facilmente diventare la sede naturale per grandi strutture espositive stabili, per centri di ricerca avanzata e facoltà universitarie collegate alla transizione ecologica e all'agricoltura (essendo il cuore agricolo della regione) ed infine, nel ridisegno della rete ospedaliera, sarebbe il fulcro ideale per i reparti di alta specializzazione legati all'emergenza-urgenza regionale. A conti fatti, quindi, il progetto di area Catanzaro – Lamezia, così come inteso, non può continuare ad essere un processo unilaterale in cui Lamezia Terme viene considerata solo come uno "spazio geografico vuoto" da riempire di infrastrutture a servizio del capoluogo senza riconoscerne la qualità di soggetto politico ed economico autonomo, meritevole di ospitare centri decisionali, facoltà scientifiche e direzioni logistiche e, per tale motivo, evitando che si dia vita all’ennesimo scippo territoriale, chiediamo fortemente ai promotori del progetto Catanzaro – Lamezia di avviare un confronto serio e chiaro con i territori interessati e con le rappresentanze politiche, culturali ed associative perché si mettano sul tavolo le legittime aspirazione e le potenzialità di tutti i territori evitando così ancora una volta che Lamezia subisca dall’alto direttive politiche esogene". 

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