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Lamezia Terme - Una famiglia criminale che per decenni è stata sottovalutata, considerata criminalità “de noantri” alla stregua di una banda di ruba galline e che, invece, ha costruito un sistema criminale “vincente” che ha arraffato tutto, dalla casa popolare in periferia al ristorante nel centro storico. Una mafia forte, costruita con il cemento del vincolo familiare, in grado di trattare con le altre organizzazioni criminali che le riconoscono controllo del territorio e la capacità di diversificare gli affari. È la storia (segreta) dei Casamonica raccontata ieri sera a Trame dalla giornalista di Repubblica Floriana Bulfon, in un dibattito, moderato da John Dickie (University College Londra), che ha visto la partecipazione del Direttore della Dia Giuseppe Governale. Nei quartieri della periferia sud-orientale della Capitale il loro cognome non si pronuncia, si dice “loro”. Perché in particolare nei quartieri di Porta Furba, Vermicino, Tor Vergata, Cinecittà, Quadraro, Tor Bella Monaca tutti sanno chi sono i Casamonica. Sono saliti all’onore delle cronache nel 2015, con il funerale stile “Padrino” del capostipite Vittorio, e poi nel 2018, con il blitz delle forze dell’ordine nella loro roccaforte di Porta Furba e quando le loro opulente ville abusive sono state demolite dallo Stato, sotto i riflettori dei media e della politica. Ma i Casamonica vivevano e operavano a Roma dalla metà degli anni Sessanta.

“La sottovalutazione del fenomeno criminale – ha affermato Governale – al pari di quanto accaduto con la 'Ndrangheta negli anni in cui i riflettori erano puntati unicamente su Cosa Nostra siciliana, ha consentito che tale organizzazione si radicasse sul territorio e oggi è più difficile da contrastare. La via d'uscita? Uno Stato serio che fa una lotta alla criminalità seria” - ha detto il direttore della Direzione investigativa Antimafia. “La grande capacità di intimidazione di cui sono portatori - ha rilevato Bulfon – è riscontrabile nel difficoltà durante le udienze di reperire interpreti che traducano dal Sinti”. Un fattore riscontrabile secondo Governale anche in altre comunità criminali come ad esempio la mafia nigeriana. Capacità di intimidazione e di controllo del territorio che ha trovato, nell'aggressione al Roxy bar sulla Romanina. un esempio plastico della pervasività dei Casamonica ma che al tempo stesso ha segnato la reazione dei proprietari dell'attività che hanno deciso di denunciare l'aggressione subita nel loro locale da una ragazza disabile. Per l'autrice, minacciata con una bottiglia molotov ritrovata all'interno della sua auto per aver indagato sulla “Famiglia”, “la paura c'è, ma c'è anche la convinzione di non lasciarsi condizionare e continuare a denunciare, è necessario farlo”.

B.M.

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