
Lamezia Terme - La terza giornata di trame vede fra i suoi protagonisti il magistrato piemontese Gian Carlo Caselli che, nel suo seppur breve ma dettagliato intervento racconta stimolato dalle domande del giornalista di ‘La Repubblica’ Attilio Bolzoni, le eredità lasciateci dal magistrato Giovanni Falcone e i suoi ‘contrasti’ con la magistratura negli anni che vanno dall’88 all’89. La figura di Falcone-uomo descritta, “per come era, per come lo vedevano i suoi amici tra cui Caselli”, è ben tracciata nel libro scritto a quattro mani da Enzo Ciconte e Giovanna Torre: “Giovanni Falcone. L'uomo, il giudice, il testimone”, scrittore e politico il primo e rettrice del Collegio Universitario S. Caterina da Siena la seconda. “Il libro è un racconto, dunque senza la benché minima retorica, nel quale ci sono tante testimonianze di chi lo ha conosciuto sia da vicino sia da lontano” spiega Bolzoni. “Abbiamo voluto porre l’accento sulla sua nascita, e non sulla sua morte dunque sulla sua vita ha aggiunto Giovanna Torre, sottolineando che nel suo collegio si studia per “far valere il contrasto e la lotta alle illegalità”.

Caselli ha poi spiegato “l’isolamento e le varie difficoltà di Falcone partorite dalla magistratura, in quanto il suo lavoro, ‘cozzava’ contro le ‘trame romane di allora e quindi i suoi successi e il lavoro del suo pool dava fastidio, bisognava arginare le sue attività investigative, il potere allora era nelle mani della Democrazia cristiana”. “Inoltre - ha sottolineato Ciconte nel fare un excursus temporale sul quadro internazionale dell’epoca (ad esempio muro di Berlino), allora era assai forte l’intreccio fra politica e potere”. Un incrocio particolarmente devastante e dal quale le mafie traggono profitto, ”perché le mafie sanno vivere nella modernità”, nel continuare il suo discorso caselli ha rimarcato forte sui lasciti nonché le eredità lasciateci da Falcone: “Dal maxiprocesso agli altri processi contro i mafiosi sono parte del suo metodo, è perciò importante ricordare il suo lavoro grazie al quale sono state create le procure antimafia in Italia, la DIA: lasciti - ha concluso – che oggi sono ancora attuali”.
Francesco Ielà
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