Vibo Valentia – “La delibera 461/2016 con cui la regione Calabria, per prima in Italia, ha inteso promuovere l’eliminazione del Glifosato dai disciplinari dell’agricoltura integrata su tutto il territorio regionale, rappresenta per il WWF, e per tutte le associazioni ambientaliste e agricole aderenti alla campagna “Stop Glifosate”, un importante passo in avanti verso un’agricoltura più sana, rispettosa della salute dell’uomo e dell’ambiente”. Ad affermarlo, in una nota, sono le Organizzazioni Aggregate del WWF Calabria, che intervengono sulla questione Glifosato, “un potente “erbicida totale” – scrivono - usato da decenni in tutto il mondo, su cui però da tempo aveva puntato la sua attenzione la comunità scientifica, a cominciare dallo IARC, il Centro Internazionale per la Ricerca sul Cancro (emanazione dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità) che aveva lanciato l’allarme sui probabili effetti cancerogeni del pesticida”.
“La delibera regionale non prevede però l’eliminazione del Glifosato dall’agricoltura calabrese, - sottolineano - poiché riguarda solamente i disciplinari di produzione integrata attraverso un’adesione volontaria delle aziende del settore che per questo percepiscono degli aiuti diretti al reddito”.
“Tale provvedimento accoglie, - continuano - anche se parzialmente, le proposte precise che le organizzazioni locali WWF della Calabria e quelle del Forum Calabrese per un’agricoltura libera dal Glifosato avevano avanzato nei mesi scorsi al Presidente della Giunta Oliverio, come quella di escludere da ogni premio nei bandi PSR le pratiche agricole che utilizzano non solo il Glifosato, ma anche altri prodotti pericolosi, come il famigerato “Clorpirifos” (un pesticida molto pericoloso) e i neonicotinoidi”. “In particolare già nel 2013 il WWF aveva segnalato il pericolo degli effetti negativi dei pesticidi organici persistenti sulla salute umana e sugli ecosistemi, - proseguono - come ad esempio la progressiva scomparsa delle api e di altri insetti impollinatori legata anche all’uso indiscriminato di tali sostanze nelle pratiche di diserbo non solo in agricoltura, ma anche nelle aree a verde pubblico e privato, con conseguente gravissimo danno all’intero sistema agroalimentare e alla filiera dei prodotti biologici”. “I neonicotinoidi, una classe di pesticidi derivanti dalla nicotina, che dovevano sostituire il DDT e fortemente neurotossici, oltre alle api, rappresentano un pericolo per altri invertebrati, specie quelli acquatici, vista la solubilità di tali prodotti e la possibilità di contaminare le acque superficiali ( e le stesse falde acquifere). Auspicabile sarebbe invece il finanziamento di progetti di rispristino ambientale – specificano - mediante la diffusione di siepi e fasce arboree e arbustive negli ecosistemi agricoli”.
“La presa di posizione regionale, che va sostenuta e potenziata, costituisce pertanto un segnale incoraggiante per chi, opponendosi ad un’agricoltura troppo chimicizzata, - concludono - auspica al contrario l’adozione di pratiche agricole in armonia con i processi naturali e priva di veleni, anche in considerazione del sempre maggiore interesse del mercato verso prodotti più sani per l’uomo e meno dannosi per l’ambiente”.
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