
Lamezia Terme - Un’occasione straordinaria di approfondimento per i ragazzi del Liceo “Galileo Galilei”, che al termine della tre giorni sul ruolo sociale e culturale della donna, fortemente voluta dalla dirigente Teresa Goffredo in prossimità dell’8 marzo, hanno avuto la possibilità di ampliare la propria visione tematica indagando il punto di vista non scontato di uno dei testi più antichi e rilevanti della storia: la Sacra Scrittura.

Lo hanno fatto attraverso le parole di uno studioso e biblista autorevole, Monsignor Serafino Parisi, che prima di diventare vescovo di Lamezia Terme si è occupato per trentacinque anni di ricerche linguistiche ed esegetiche su un testo che non conosce legami di tempo o di spazio, e conserva intatto il fascino della sua eternità. Anche rispetto a temi che potrebbero sembrare moderni, come il ruolo della figura femminile. Un ruolo già esaminato dai ragazzi delle classi seconde nel corso di una ricerca sulle donne nella Bibbia, con la supervisione della professoressa Giuseppina Luciano, che ha portato ad individuare una moltitudine di personaggi significativi: da Betsabea a Dalila, da Ester a Susanna, e ancora Giuditta, Sara, la Regina di Saba, fino alle figure neotestamentarie di Maria, Elisabetta e Maria di Magdala: una presenza di peso non comune nelle letterature dell’antichità. “É necessario sfatare un mito: la donna nella Sacra Scrittura non costituisce un impedimento alla realizzazione del progetto di un maschio, né un’alternativa deviante – chiarisce Monsignor Parisi – Al contrario, le donne sono elemento determinante nella storia del popolo ebraico e, dal punto di vista della fede, nella realizzazione del progetto di Dio”. Qui il richiamo alla figura di Sara, moglie di Abramo e madre di Isacco, che pur ritenuta sterile darà vita alla moltitudine delle tribù d’Israele, e attraverso la quale lo stesso Abramo scopre una paternità diversa da quella vissuta con la schiava Agar, madre di Ismaele, che si concretizza proprio nel momento del possibile sacrificio di Isacco: “Diventi padre o madre – spiega Parisi – quando scopri che la vita di tuo figlio dipende da te. Quando hai la consapevolezza della responsabilità di quella vita – anche a Caino il Signore chiede: “Dov’è tuo fratello?” per significare: “Tu sei responsabile”. Ma tutto questo non poteva accadere senza Sara. È così importante nella storia che perfino il conflitto di oggi fra Israeliani e Palestinesi viene considerato alle origini una lotta fra la sua discendenza e quella di Agar”. Ma il ruolo della donna non è solo generativo: ha a che fare con l’identità. “Senza la donna l’uomo non arriva mai alla consapevolezza di sé, e per questo il suo ruolo va inteso in termini fondativi. Nella Genesi Dio la mette, letteralmente, “di fronte” all’uomo, e se io ho una persona di fronte vedrò che lei è diversa di me: è nel considerare questa diversità che ci accorgiamo di ciò che siamo, e in questo scambio riusciamo a capire che le differenze non sono limiti ma ricchezze, e che non dobbiamo avere paura”. Il tema della paura dell’altro fa da ponte ad una riflessione sulla tragedia di Steccato di Cutro, dove Monsignor Parisi è stato parroco, e che ha dolorosamente visitato nei giorni scorsi. “Ogni diversità deve essere armonizzata – spiega il Vescovo – solo allora ci si arricchisce della vita e delle potenzialità dell’altro”.
La conclusione è al Cantico dei Cantici, testo d’amore universale in cui l’Amato e l’Amata s’inseguono e s’incontrano e poi s’inseguono ancora, cercandosi senza sosta. “Perché s’inseguono? Perché il messaggio è che io una persona non la possiedo mai: non è un oggetto, non posso possederla. Vi lascio invece con un altro verbo: appartenere. Significa: tu sei parte di me. Vi auguro questo: di avere uno che possa essere parte di voi, che non vi consideri oggetto o possesso. Perché voi donne siete decisive nella costruzione della persona, nell’edificazione culturale della società umana”.
G.D.S.

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