Lamezia celebra i 40 anni di episcopato di monsignor Rimedio in Cattedrale

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Lamezia Terme – Un traguardo ragguardevole e significativo intriso di fede, cultura e passione, stante anche, in particolare, nelle tematiche della filosofia e della teologia materie che Monsignor Rimedio ha sempre amato e continua ad amare. È così che sono stati celebrati i suoi 40 anni di episcopato. Rimedio nativo di Soriano Calabro successe a Ferdinando Palatucci, e venne ordinato presbitero il 22 luglio 1951 è stato eletto alla sede vescovile di Lamezia Terme il 4 settembre 1982 e Ordinato Vescovo il 28 ottobre 1982, ed è emerito dal 24 gennaio 2004.

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I suoi anni da Vescovo sono stati calcati dalla sua passione per il prossimo e i dogmi della Chiesa che ha riportato e continua a riportare nelle sue puntuali e riflessive tesi e negli scritti, nonché da importanti opere come la promozione di riviste diocesane e della mensa della Caritas o la Fondazione antiusura ‘Monsignor Moietta’. Il suo cammino pastorale è stato inoltre cosparso anche da episodi di cronaca nera come il tragico attentato mafioso del 24 maggio 1991 dove persero la vita due operatori ecologici, al servizio della città, Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano o l’omicidio dei coniugi Aversa e Precenzano il 4 gennaio 1992. Episodi che ancora non hanno ottenuto verità giudiziaria o rimangono per molti versi oscuri. Però l’evento tenutosi in cattedrale questa mattina assieme al popolo di Dio, i vescovi calabresi accorsi, il presbiterio diocesano e voluto essere un giorno per dare luce e festeggiare il suo quarantesimo anniversario con una degna funzione liturgica presieduta dallo stesso Rimedio e introdotta dal vescovo Parisi che ha tracciato la figura amorevole del presule posta verso Lamezia e il suo popolo intero. “La chiesa che Rimedio ha servito gli fa gli auguri assieme ai messaggi dei vescovi e prelati non potuti intervenire alla funzione di questa mattina”. Monsignor Rimedio, emozionato, nella sua pregnante omelia incentrata sulla Parola di oggi collegata al Vangelo di Luca, dove Gesù sceglie i Dodici e che intende porci, tutti, davanti a Gesù che passa tutta la notte a pregare davanti a Dio, in quanto, “solo ringraziando, credendo e avendo fede in Dio si può sorpassare la notte anche più buia e profonda, perché la sua parola è illuminante e portatrice di speranza”.

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Rimedio ha poi voluto ringraziare tutti, popolo, prelati, presbiteri presenti e non, sottolineando come: “Vescovi e presbiteri siano l’anima della diocesi”, elencando i diversi passi del suo ‘cammino pastorale’ coronato da diversi episodi con la realizzazione di tante esperienze di fede, partecipate processioni religiose e collaborazioni, come quella con l’ex Sindaco Doris Lo Moro, quella con il Liceo scientifico Galilei e la sua dirigente, i giovani, i giornalisti che sono in qualche modo “i portavoce del clero”. Nel suo elenco il presule non manca di ricordare i suoi anni di episcopato, caratterizzati dalla concretizzazione dei suoi obiettivi, fra cui l’ordinazione di 30 sacerdoti “che hanno portato avanti la parola di Dio” e 22 diaconi permanenti, l’apertura e la conclusione del Sinodo Diocesano, la stesura dei quaderni lametini, l’istituzione di otto nuove parrocchie, la riapertura del Seminario vescovile assieme a quello di San Bernardo a Decollatura, la Casa del sacerdote, elevare a Santuario la chiesetta della Madonna della Spina e quella di Maria Santissima di Porto Salvo e fatto erigere otto nuove chiese. Nella sua fitta omelia ha evidenziato l’importanza di approfondire sempre il culto della religione cristiana, perché: “La nostra è una religione di popolo e ci aiuta a conservare le nostre tradizioni che vanno tenute vive”. L’evento si è concluso con la consegna da parte del presidente del Consiglio comunale Nicotera, di un dono da parte dell’amministrazione comunale e a nome dell’intera città, consistente in una targa che riporta un profondo grazie a Monsignor Rimedio: “Per avere dedicato nel suo episcopato con amore e passione la sua vita alla nostra comunità senza farci mai mancare il suo sostegno umano, spirituale e culturale”.

Francesco Ielà

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