Scende il numero degli aborti in Calabria, sempre più usata l'interruzione farmacologica

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Roma - In totale nel 2021 in Italia sono state notificate 63.653 interruzioni volontarie di gravidanza. Si conferma la continua diminuzione (-4,2% rispetto al 2020) registrata dal 1983. Continua ad aumentare invece il ricorso all'aborto effettuato attraverso la somministrazione di uno specifico farmaco: qusta opzione nel 2021 è stata utilizzata in oltre il 45% dei casi, ma ancora presenta grandi variabilità tra regioni. Lo evidenziano i dati contenuti nella Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge 194/78.

La riduzione complessiva del numero assoluto di aborti tra il 1983, anno in cui si è riscontrato il valore più alto (234.800 casi) e il 2021 è stata del 72,8%, "un risultato importante riconducibile a diversi fattori: il parallelo calo delle nascite; il crescente accesso alla contraccezione, il ricorso sempre maggiore alla contraccezione di emergenza". Il calo si registra anche tra le donne straniere, nonostante il tasso di abortività si mantenga oltre due volte quello delle italiane. Nel 2021 gli aborti chirurgici sono stati il 50,7% del totale delle interruzioni effettuate in Italia, in netta diminuzione rispetto al 64,4% del 2020. Continua ad aumentare il ricorso all'aborto farmacologico, in seguito anche alla circolare del 12 agosto 2020 del ministero della Salute (Aggiornamento delle Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine): nel 2021 è stato adoperato nel 45,3% dei casi, rispetto al 31,9% nel 2020, al 24,9% nel 2019 e al 3,3% del 2010.

Il ricorso all'aborto farmacologico, tuttavia, "varia molto fra le Regioni: si passa dal 19,6% delle Marche al 72,5% della Liguria e 72% di Basilicata e Calabria". Nel 2021 le donne sotto i 18 anni che hanno effettuato un'interruzione volontaria di gravidanza sono state 1.707, pari al 2,7% di tutti gli interventi. Questo corrisponde a un tasso di abortività in questa fascia di età del 2,1, in aumento rispetto all'1,9 del 2020, anno in cui si è tuttavia registrato un calo più netto in corrispondenza delle misure per l'emergenza pandemica. Pur se inferiore a quello di Paesi europei con analoghi sistemi socio-sanitari, è comunque il primo aumento registrato dopo una costante diminuzione dal 2011 (quando era 4,5).

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