
Lamezia Terme - Una figura straordinaria e non ancora adeguatamente valorizzata, un poeta in senso universale che esula dall’ambito territoriale in cui viene ancora spesso relegato: così è stato ricordato Franco Costabile, nel 58esimo anniversario dalla sua tragica scomparsa, in una serata voluta dall’associazione San Nicola e dal collettivo “Dorian, la cultura rende giovani”, nella sede sita in via Domenico Porchio a Sambiase, proprio di fronte la casa natale del poeta.
Una casa dove Costabile fu allevato dalla madre Concettina Gambardella e dalla zia Norina, proprietarie del negozio sottostante di generi alimentari, senza la presenza del padre che lo abbandona prima ancora che nascesse per trasferirsi in Tunisia ad insegnare Francese. Lo stigma della sua assenza perseguita il poeta fin dall’infanzia, nello scherno dei coetanei che gli appiccicano il nomignolo di “Sfax”, la località tunisina dove il genitore si troverebbe, che il piccolo Franco nomina spesso per averla sentita in famiglia. A nulla vale il viaggio intrapreso con la madre e con il nonno per raggiungere il padre e convincerlo a tornare: lui ha una nuova compagna e una nuova vita, e pur rispondendo inizialmente alle lettere che Franco gli scrive, dopo avergli inviato la prima e la seconda sua raccolta di poesie - “Attese vane” e la splendida “Via degli ulivi” - si rivolge a lui chiamandolo “Caro amico”. Franco si iscrive al Liceo Classico, frequenta il filosofo e intellettuale Oreste Borrello, studia Lettere, prima a Messina, poi a Roma, dove diventa allievo e figlio spirituale di Giuseppe Ungaretti. Entra in una cerchia di intellettuali di grossa caratura – Berto, Caproni, Petrocchi, Pugliesi, Accrocca, Pasolini – e fa uscire il suo capolavoro “La rosa nel bicchiere”. Intanto si sposa con un’insegnante di origini sarde, scrive per molte riviste - fra cui Botteghe Oscure e Tempo Presente - comincia ad insegnare Lettere in un Istituto Tecnico. Ma la moglie vince una cattedra all’Accademia di Brera e decide di trasferirsi a Milano con le due figlie. Franco, nonostante i concorsi letterari a cui partecipa non diano i frutti sperati, non vuole abbandonare Roma e non la segue. Intanto la madre ormai anziana muore. Quest’evento sarà probabilmente decisivo nella scelta di Franco di togliersi la vita col gas, all’età di 41 anni, nella sua casa di Santa Croce, dove sarà trovato morto da un portalettere. Celebre l’effigie scritta per lui da Ungaretti, letta insieme a molte altre liriche da Pino Mete ed Eugenio Carnovale, nella serata moderata da Giovanni Mazzei, che ha visto gli interventi di Francesco Caligiuri, storico videomaker lametino autore di docufilm su Costabile, dal professor Gaetano Montalto, cultore della sua figura, e dal giovane scrittore pesarese Pierluigi Cuccitto, autore di una Tesi su Costabile, esito di un Master conseguito all’Unical. Presente a dare la propria interessante testimonianza anche il cugino Francesco Muraca. “Costabile non parla della borghesia, e la borghesia non gliel’ha perdonato. Parla della povera gente, del mondo che vedeva da quella sua finestra, del pane “comprato a credenza”. Ed è un vendicatore degli ultimi”, spiega Caligiuri con l’assenso di Montalto, che ricordando il tema universale dell’emigrazione in Costabile, parla di un “contenuto evangelico” in questa attitudine, anche se il tema delle fede non è mai esplicito.
“La poesia di Costabile”, conclude Cuccitto, “è grande e universale, perché il sud non è solo la Calabria: il sud è ovunque ci siano ingiustizie e sopraffazioni, dove qualcuno vive sotto qualcun altro. Oggi Costabile, che pure è relativamente conosciuto in Calabria e in Italia, viene studiato, grazie all’opera di docenti discendenti da immigrati, nelle Università americane, ad esempio in Michigan e in Wisconsin, segno del valore riconoscibile della sua poetica, che la rende patrimonio di tutti”. La serata si chiude con i saluti del sindaco Mascaro, e con l’appello di Mazzei a creare nuovi eventi sul tema, in attesa del centenario dalla nascita del poeta che cade il prossimo 27 agosto.
Giulia De Sensi

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