Italia nel mirino Ue per ritardi pagamento settore sanitario in Calabria - Reazioni

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Bruxelles - La Commissione europea ha deciso di avviare una procedura d'infrazione contro l'Italia per non aver applicato correttamente le norme della direttiva Ue destinata eliminare ritardi eccessivi nei pagamenti di beni e servizi dal parte della pubblica amministrazione. Nel mirino di Bruxelles sono finite in particolare le disposizioni che consentono alla regione Calabria di effettuare pagamenti nel settore sanitario al di là dei limiti temporali fissati dalla direttiva.

Per Bruxelles, "la legge italiana costituisce una violazione della direttiva sui ritardi di pagamento per aver esteso il periodo di pagamento dei debiti delle autorità pubbliche oltre i termini stabiliti dalla direttiva". La Commissione, secondo quanto si legge in una nota, ha quindi inviato una lettera di messa in mora all'Italia per la non corretta attuazione delle norme europee varate nel 2011. La Commissione ha inoltre deciso di passare alla seconda fase della procedura d'infrazione - l'invio di un parare motivato - già aperta contro l'Italia in seguito alla mancata inclusione del noleggio di apparecchiature per intercettazioni telefoniche nelle indagini penali tra le transazioni commerciali rientranti nel campo di applicazione delle disposizioni contro i ritardi nei pagamenti. Le imprese interessate, rileva la Commissione, non possono quindi beneficiare della tutela accordata dalla direttiva Ue. L'Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate da Bruxelles.

Reazioni

Occhiuto: "Con me commissario tempi pagamenti abbattuti del 60%, dai 131 giorni del 2021 ai 55 giorni del 2022"

“Nell’ultimo anno e mezzo, da quando cioè il governo nazionale ha deciso di affidarmi l’incarico di commissario per la sanità in Calabria, la nostra Regione ha ridotto notevolmente i tempi dei pagamenti nel settore sanitario. La media dei tempi di pagamento del sistema sanitario regionale della Calabria è passata dai 131 giorni del 2021 ai 55 giorni del 2022, e nel 2023 puntiamo a fare ancora meglio. E anche prima del 2021 i tempi medi dei pagamenti erano praticamente cementificati: 148 giorni nel 2016, 140 giorni nel 2017, 153 giorni nel 2018, 144 giorni nel 2019, 139 giorni nel 2020. Abbiamo, dunque, accelerato in questa direzione - abbattendo di circa il 60% i tempi medi - e soprattutto abbiamo, cosa mai fatta in oltre 12 anni di commissariamento nazionale, accertato il debito della sanità, operazione che ci consentirà nei prossimi mesi di pagare puntualmente i fornitori e di tornare a spendere per assicurare il diritto alla cura ai calabresi" Lo afferma in una nota Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.

"La procedura di infrazione della Commissione europea nei confronti dell’Italia - precisa Occhiuto - riguarda una norma già modificata in seguito ad alcuni rilievi sollevati della Corte Costituzionale: i pignoramenti e le procedure esecutive resteranno, dunque, bloccati non più fino al 2025, ma solo fino al 31 dicembre del 2023. Una riduzione temporale che comunque non ha impedito alla Regione di chiudere nei tempi previsti il percorso della circolarizzazione del debito, adesso in fase di accertamento e di validazione.  Per i prossimi mesi abbiamo due obiettivi da raggiungere, e a portata di mano: riuscire entro la metà dell’anno ad azzerare il debito accertato, facendo diventare la Calabria una Regione a ‘debito zero’; e chiudere definitivamente i bilanci dell’anno 2022, dando così finalmente un quadro di certezza ai conti sanitari calabresi, attuali e soprattutto futuri. Il percorso è ancora lungo, ma in poco meno di 17 mesi sono stati fatti passi da gigante mai registrati prima”.

Colombo (Exit) : "sistema sanitario calabrese al collasso" 

"La procedura di infrazione avviata dall’Ue contro l’Italia, la cui causa secondo Bruxelles, è proprio la Calabria per via dei ritardi nei pagamenti nel settore della sanità, è figlia di quel sistema di moneta debito  che la stessa commissione europea si avvale anche nel settore sanitario. L’allarme di tutto ciò era già stato lanciato un anno fa dalla sezione della magistratura contabile calabrese la quale denunciava come nonostante l’ingente flusso di risorse economiche  messe a disposizione per colmare le differenze strutturali tra le regioni d’Europa la Calabria continuasse a rimanere tra quelle nell’area sottosviluppata. Peccato che quelle somme elargite alla Calabria fossero come sempre un prestito gravato già di interessi che si ripercuote sull’intero sistema sanitario regionale, con una gestione commissariale ora gestita direttamente dalla politica, ma che non ha migliorato la situazione in essere, dal momento che la nostra Calabria continua ad essere lenta e non al passo con le emergenze. I nostri ospedali continuano ad essere in netta difficoltà, le ambulanze del pronti intervento del 118 troppo poche su vasti territori e per giunta senza medici a bordo" è quanto si legge in una nota di Igor Colombo Exit Calabria. 

"La gestione dei flussi finanziari in disponibilità della Regione Calabria a fronte di un debito sanitario certificato ufficialmente dallo stesso commissario ad acta , ossia il governatore Roberto Occhiuto, che ammonta a quasi un miliardo di euro, precisamente 863 milioni, consente di evidenziare un netto disallineamento rispetto ad altre regioni del nord ed altre chiaramente nel sistema Europa, e di conseguenza ovvio che ci siano ritardi nei pagamenti che andranno ad essere sempre più prolungati nel tempo. Intanto si tagliano servizi e si ridimensionano ospedali, tutto ciò mentre il governo centrale vuole l’Autonomia differenziata, in un quadro di disarmante e grave condizione. A pagare per questo saranno i cittadini, prigionieri di un sistema sanitario sempre più aziendalizzato in considerazione del quale permangono effettive criticità sui territori e sull’utenza. Pensavamo di essere lontani dai famosi bilanci orali di circa quindici anni fa, la Calabra continua ad avere una non trasparente gestione finanziaria nelle sue aziende sanitarie dove persistono violazioni in materia di contabilità economica coi relativi  danni che si ripercuotono sui calabresi, mentre il governo centrale pensa all’Autonomia differenziata e l’Ue che dall’alto del suo potere, ordina agli stessi nostri governanti i tagli da attuare in materia sanitaria, con una Calabria al collasso in questo settore".

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