Presentato a Platania il libro del Pm Manzini: “Le cose stanno cambiando perché la gente vuole parlare di ‘ndrangheta"

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Platania - È stato presentato a Platania in una sala consiliare gremita il libro del Sostituto Procuratore della Procura Generale di Catanzaro Marisa Manzini “Donne custodi, donne combattenti. La signoria della ‘ndrangheta su territori e persone”. Un momento di confronto e riflessione sul tema della ‘ndrangheta con un dialogo prossimo e intimo che è spaziato dal ruolo del magistrato, ai diversi livelli di giudizio, alla lotta alla ‘ndrangheta in passato e nel presente alla sua pervasività e radicamento sui territori e tra la gente e l’attaccamento alla religione. Un dibattito aperto con il pubblico e soprattutto con i ragazzi che hanno rivolto al Procuratore Manzini molteplici domande e hanno con attenzione ascoltato le puntuali risposte.  Non quindi un mero incontro esclusivamente sul contenuto del libro di cui si è discusso e su cui si sono basate le riflessioni sul problema della ramificazione silente della ‘ndrangheta all’interno del tessuto economico e il ruolo delle donne di famiglia, quelle donne che troppo spesso divengono strumento facendosi custodi della cultura distorta e deviata della mafia. 

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L’evento è stato organizzato e fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Platania e dall’Associazione Ada. L’intervento è stato moderato dalla dottoressa Marta Novelli che in apertura ha precisato “sono essenziali in una società come la nostra incontri di questo genere, la sensibilizzazione verso un argomento così importante come la lotta alla criminalità organizzata è sempre fondamentale”.

Nel prendere la parola il Pm Marisa Manzini ha subito posto l’attenzione sulla sala gremita “Vedervi così numerosi significa davvero che c’è un momento di cambiamento perché parlare di questo tema è una cosa importante e che va affrontato e di mafia bisogna parlarne sempre, perché solo se si parla di questo fenomeno si riesce a comprenderne la gravità. Un ringraziamento all'amministrazione Comunale e associazione Ada per avermi invitata e alla Consigliera comunale Serena Nicolazzo per avermi contattata e organizzato questo incontro. Voglio ringraziare, inoltre, le forze dell’ordine qui presenti perché la presenza dei Carabinieri deve farvi sentire più sicuri a volte non si da abbastanza importanza alla figura dei Carabinieri che sono presenti sul nostro territorio ovunque e che hanno un ruolo fondamentale, così come noto con piacere la presenza del signor Rocco Mangiardi che è l’esempio della vittima della criminalità organizzata che però è riuscito ad un certo punto della sua esistenza a dire basta e a denunciare”. E sul fatto di una nuova consapevolezza della gente verso la ‘ndrangheta precisa “la dimostrazione è questa sala gremita, la gente vuole capire vuole sentire parlare di ‘ndrangheta per cercare di riconoscerla e attrezzarsi per poterla combattere io ricordo che quando arrivai a Lamezia Terme nel 1993 non c’era la possibilità, non c’erano le condizioni per poter parlare con le persone per poter andare nelle scuole perché le amministrazioni comunali avevano paura le istituzioni erano qualcosa da guardare da lontano senza pensare che forse è importante conoscerle queste istituzioni”.

Quando le viene chiesto cosa l’abbia spinta ad intraprendere questa carriera nonostante i rischi il Pm Manzini racconta uno spaccato forte e intenso della sua formazione e del suo vissuto “Parto dal dire che io non sono calabrese ma piemontese di origine e ho vissuto tutti i primi anni di vita in Piemonte. Io la Calabria non la conoscevo, era una regione che in verità quando studiavo la sentivo come lontana non c’ero mai stata ma conoscevo la bellezza dei suoi territori. A conclusione degli studi di giurisprudenza mi sarebbe piaciuto intraprendere la professione del magistrato e dopo aver superato il concorso ho iniziato a fare il titolato presso la corte d’appello di Torino  nel dicembre del 1991 e gran parte del mio titolato si è svolto nel 1992 che non è un anno qualsiasi, è l’anno delle stragi e quando sono successe le stragi a Palermo io ero un giovane magistrato in tirocinio ma avevo un grande maestro Giancarlo Caselli che conosceva bene Falcone e Borsellino e dopo le stragi ci disse che avrebbe voluto trasferirsi a Palermo perché avrebbe voluto proseguire le indagini avviate in relazione alle stragi".

"Io - aggiunge - venni folgorata dalla sua volontà di mettersi in gioco come uomo e come magistrato in quella che era una vera e propria guerra conto la mafia, e decisi che anche io avrei potuto iniziare a svolgere la mia professione lottando contro le criminalità organizzate e feci una scelta inizialmente scelsi Palermo perché volevo andare con Caselli ma non c’era più posto e scelsi Termini Merese che era la procura più vicina a Palermo. Quando però – precisa - bisognava fare la scelta definitiva un collega della magistratura mi disse che mi sconsigliava Termini Merese perché era una procura difficile e mi disse se vuoi fare la scelta di attività diretta a combattere la criminalità organizzata vai in Calabria. E tra le diverse procure c’era Lamezia Terme che in quegli anni era un territorio estremamente difficile con l’omicidio di Aversa, il duplice omicidio dei due netturbini era una situazione pesante ma la scelsi perché ero sicura che avrei potuto fare esperienza, e così è stato”. 

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A prendere la parola anche Rocco Mangiardi, testimone di giustizia: “Le cose stanno cambiando, 10 o 15 anni fa non si poteva nemmeno nominare la parola ‘ndgrangheta, ora la diciamo nelle scuole, nelle piazze. Volevo esprimere la mia gratidunine verso la dottoressa Manzini perché testimoni di giustizia siamo tutti ogni qual volta vediamo un’ingiustizia però se non ci fosse stata la magistrtura io ad esempio non sarei un uomo libero, tante volte diciamo che lo stato non c’è e che non cambia mai niente non è vero perché lo stato c’è laddove ci sono i cittadini. Noi tutti siamo Stato insieme alle forze dell’ordine e alle istituzioni”.

Il sindaco di Platania Davide Esposito ha precisato che “Platania è molto attenta a trattare il tema della mafia perché parlarne significa svegliare le coscienze di tutti per poterla combattere anzi ritengo che come amministratore lancio il messaggio che un territorio per essere veramente sano deve essere educato al rispetto della legalità e voglio anche che chiunque abbia a che fare con il comune di Platania deve sapere che questo è uno dei principi imprescindibili. Lo dico perché la mafia è cambiata nel corso del tempo cerca di fare i suoi affari insinuandosi in tutti i vari settori della società e dobbiamo evitare che tutto ciò accada, non è un caso che uno dei primi atti amministrativi che abbiamo compiuto è quello di aver conferito la cittadinanza onoraria al procuratore Gratteri”. 

A portare i saluti del presidente dell’associazione Ada Giuseppe Chirico è stato Luigi Vaccaro che rivolgendosi al Pm Manzini ha precisato: “Apprezziamo tantissimo il lavoro che lei sta facendo come magistrato perché con il suo lavoro sta dimostrando costantemente di non aver paura né degli ‘ndranghetisti e né di chiunque voglia intimidirla. Lei non è mai arretrata di un millimetro. Lei è qui con noi e solo la presenza di un magistrato che parla alla gente liberamente si può abbattere quella cultura dell’omertà che fino ad oggi è stata presente in Calabria e lei anche insieme al dottor Gratteri state svolgendo un eccellente lavoro”.

Antonia Butera

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