
Lamezia Terme - Sant’Antonio, San Teodoro, Angeli, Crocefissi o Madonne, ma anche rappresentazioni composite della Natività e della Pietà: si possono trovare impresse ad ogni angolo dei centri storici di Nicastro o di Sambiase, straordinari musei a cielo aperto, custodi dell’immenso patrimonio storico-artistico delle edicole votive, esposto davanti ad occhi spesso ignari del valore reale di tanta bellezza. Queste opere minuscole e preziose sono state recentemente oggetto di studio nell'ambito di un progetto nato con l’intento primario di censire la loro presenza sul territorio.
Un progetto sospeso a causa del lockdown, che ora si intende riprendere, attraverso l’opera fruttuosa del Centro di Documentazione e Studi su Lamezia Terme e il comprensorio lametino diretto dall’archeologo Antonio Vescio, attivo da novembre di quest’anno presso la Biblioteca Comunale “Oreste Borrello”. Vescio, primo fautore dell’iniziativa di censimento, ha come illustre predecessore nella ricerca il professor Mario Panarello. Storico dell’arte autore di una serie di schede sulle piccole testimonianze artistiche che segnano il tessuto architettonico cittadino, inserite nel documento "Segni e microsegni" che contempla anche la presenza, non di rado associata alle immagini sacre, di inserti in rilievo, reminiscenze pagane, simboli della fortuna. Tra le immagini più rappresentative dal punto di vista artistico, l'edicola della Madonna del Popolo su via Garibaldi, che Panarello attribuisce al pittore nicastrese Francesco Colelli, attivo nel ‘700, o ad un suo seguace, e si trova appunto prospiciente ad un palazzo che sarebbe appartenuto ad un ramo nobile della famiglia Colelli. “La Madonna dal delicatissimo volto – scrive Panarello in una pubblicazione edita da Rubbettino – avvolta in un vaporoso manto azzurro, giganteggia sui due gruppi di piccoli personaggi posti in basso alle due estremità. Le proporzioni dimensionali non sono ovviamente rispettate, per dare con evidenza risalto al rapporto di sudditanza del Popolo rispetto alla Madre di Dio”. Sullo sfondo, anche due coppie di curiosi cherubini, spesso associati anche alle comunissime immagini di Sant’Antonio, caratterizzate da una varietà di stili, talvolta quasi naif. Su una di esse, in via San Marco a San Teodoro, Panarello osserva “le infantili, ma tanto pregnanti espressioni del Bambino e del Santo, i cui grossi caratteri fisionomici ed il trattamento dei volumi sembrano allinearsi con gli esiti di certa pittura metafisica di primo Novecento”. Nota nell’iconografia del territorio anche la figura della Madonna del Carmine, offerta negli scorci di via Gardone o via Grande, tutte esemplate sul noto prototipo napoletano della “Bruna”, venerata nell’area partenopea. Particolare la riproduzione di via Conforti, che lascia intravedere anche “tre anime purganti, in basso fra le fiamme, che volgono il capo verso la Vergine intenta ad offrire loro gli abitini che garantiscono a chi li porta una pronta liberazione dal purgatorio”.
Pietà di via dei Coschi
L'immagine era particolarmente venerata anche nel Carmine di Sambiase o nella chiesetta di Montevergine, che sorgeva un tempo in cima alla salita del cosiddetto Calvario. Degne di nota, spostandoci dal centro, le due edicole votive di via Coschi, in contrada Savutano, una delle quali rappresenta la scena della Pietà. “L’immagine – spiega Vescio – è di notevole importanza in quanto ha come modello iconografico una Pietà molto celebre, la cosiddetta "Pietà di Eboli" di Giacomo Colombo, un gruppo ligneo policromo di primo Settecento (1703 circa) che si trova nella Collegiata di Santa Maria della Pietà a Eboli (Salerno). Di quest'opera lignea, capolavoro del barocco, circolavano tra gli artisti locali delle riproduzioni a stampa e certamente una di queste stampe deve aver ispirato l'autore di questa edicola votiva, che è databile alla fine del '700, probabilmente dopo il terremoto del 1783. Il dipinto è specchiato rispetto all'originale, perché derivato da una stampa che era appunto 'ribaltata'. Queste due edicole sono emblematiche di come tali espressioni artistiche della pietà popolare, comunemente ritenute di scarso valore, ad una lettura più approfondita, rivelino in realtà inaspettati riferimenti ad esperienze artistiche e culturali importanti, e siano segno della circolazione della cultura artistica settecentesca nelle province del Regno di Napoli e del suo riverberarsi con espressioni anche di alto valore. I vicoli e le case dei centri storici di Nicastro e Sambiase, ma anche le aree rurali e collinari più periferiche, nascondono molti esempi di un patrimonio che non va né disperso né sottovalutato, ma al contrario conosciuto e studiato affinché riveli la sua vera identità e nello stesso tempo ci indichi la nostra”.
Giulia De Sensi

San Teodoro
Sant'Antonio
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