
Soveria Mannelli - Sarà completata la strada del Medio Savuto? L’interrogativo viene rilanciato sia dal fronte catanzarese, sia da quello cosentino, interessati alla ultimazione dei tronchi mancanti dell’opera, che, da alcuni decenni, figura nell’elenco delle opere incompiute. In un convegno tenuto, di recente, a San Pietro Apostolo, cui è intervenuto l’assessore regionale Filippo Pietropaolo, è stato confermato il finanziamento di oltre tre milioni di euro per il completamente di una parte del tronco catanzarese, che parte dal bivio di Colosimi per inoltrarsi nell’entroterra lametino e proseguire in direzione di Marcellinara e Catanzaro. Tuttavia, appare più complessa, come è stato rilevato, la realizzazione dell’ultimo tronco, rispetto al quale non si escludono soluzioni alternative. Dal Savuto si levano altre voci per sollecitare il completamento del tronco Carpanzano – Bivio Coraci, per il rifacimento del tratto Marzi – Carpanzano e per la realizzazione di una bretella in corrispondenza della località Castagniti, al confine tra i comuni di Marzi e di Rogliano.
A sollecitare l’apertura di un tavolo presso la Regione, con la partecipazione delle amministrazioni interessate di entrambi i fronti provinciali, sono i sindaci di Rogliano, Giovanni Altomare, e di Altilia, Pasquale De Rose, che, in note distinte, ravvisano la necessità di un piano di recupero dell’intera infrastruttura. L’opera fu considerata “strategica”, sin dalla sua progettazione (che risale agli anni 1988 – 1989, quando Amintore Fanfani, da ministro del Bilancio e della Programmazione economica, la approvò. Immettendola nelle procedure di finanziamento), in rapporto all’obiettivo di un’opera che, in alternativa all’autostrada, collegasse le città capoluogo di Cosenza e Catanzaro. Altomare e De Rose, nei rispettivi interventi, sia pure con diversità di accenti, sottolineano come l’importanza strategica della infrastruttura permane tutta intera in funzione del potenziamento della rete dei collegamenti tra zone limitrofe prive di efficiente viabilità. Quella che esiste, nell’entroterra, come viene rilevato, risale, per lo più, “a tracciati pensati quando ancora le auto erano ben di là da venire”. (lmp)
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