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Sabato 17 Dicembre 2011 15:33

Per una narrazione normale della Calabria

filippo_veltriDi FILIPPO VELTRI

Si puo’ puntare ad una narrazione normale della Calabria? Questo il tema di  un incontro non banale, dotato di ritmo e a tratti accorato, svoltosi sere fa a Reggio Calabria, a Palazzo Foti, organizzato dall'associazione culturale Senza Nulla A Pretendere, con la partecipazione del movimento Slega la Calabria. Ne parlo qui perche’ non vorrei che si mandasse dispersa la possibilita’ di avviare un dibattito, che considero centrale e fondamentale per la Calabria: l’immagine, la sua immagine, i pregiudizi vecchi e nuovi, cosa fare per cercare di uscire da una strettoia in cui nosi stessi e gli altri hanno finito col metterci.

L’occasione è stata offerta dalla presentazione di una nuova edizione del libro ‘Razza maledetta’, di Vito Teti, ordinario di etnologia all’Universita’ della Calabria ed uno dei piu’ raffinati intellettuali del nostro tempo calabrese. Si è inteso toccare, facendolo da dentro, le innumerevoli sfaccettature offerte dall’annosa ‘questione meridionale’, cui il libro di Teti contribuisce a percorrere sentieri solitamente poco tracciati, nella riproposizione di saggi storici sul pregiudizio antimeridionale (Lombroso e Niceforo, ma poi anche Napoleone Colaianni).

In un alternarsi di voci, cui è seguito una corposa partecipazione del pubblico, si è provato a rispondere a quesiti cui è stato difficile da sempre dare risposte: dall’intellettualmente onesta ammissione di un divario civico tra nord e sud d’Italia, fino al ricercare le responsabilità di tale gap che alcuni, specie negli ultimi lustri, e maggiormente oggi, fanno risalire al percorso di unificazione nazionale con i suoi ‘derivati’. Un divario che forse nasce e si consolida per nostra stessa opera, perché incapaci di fare aggregazione culturale, ma capaci invece di esportare le nostre eccellenze in un nord che ha il merito di porre nelle condizioni di operare chi, venendo dal Meridione, intende far valere la propria preparazione.

Ma sono stati gli intellettuali meridionali e calabresi in particolare ad essere stati messi nel mirino delle critiche, nell’ambito di un ragionamento che non ha affatto eluso i nodi della riproposizione stanca e stantia di una immagine della Calabria e del sud stereotipata: guardiamo, per ultimo, a come i media nazionali hanno trattato le recenti sciagure in Liguria e Toscana e come, invece, l’ ancora più recente alluvione nel catanzarese, non abbia riscosso il medesimo interesse giornalistico. Ed i morti di Messina siano stati addirittura di serie B (se non di C) rispetto a quelli delle Cinque Terre.

Questo richiama, dunque, l’esigenza di  quella ‘narrazione normale’ dei fatti calabri, di cui gli stessi calabresi devono farsi interpreti, nonché la presa di coscienza, amara, di una cosi’ detta societa’ civile incapace di mettersi dinanzi a quella politica, che resta pero’ il perno di tutte le inefficienze. Una classe politica, quella calabrese, che manifesta al suo interno tutti quei problemi che ne fanno un’entità ormai ‘derelitta’ (questa sì, non la Calabria). Vito Teti, ha ricordato gli albori politici della Lega, la lotta verbale fatta di slogan fino ad allora sconosciuti allo scenario politico nazionale, slogan da ‘non si affitta ai meridionali’, fino ad allora rimasti stampati solo nella memoria di quegli uomini e donne del sud che ambivano un’occasione, una carta da giocarsi. Un momento storico, quello dei primi anni ’90 (non a caso la prima edizione del libro è del 1993), da cui in poi nulla ha più suscitato indignazione.

E’ stata l’occasione per fare una critica netta a un certo tipo di intellettualità calabrese, ‘ammesso che ci sia’ (in molti hanno fatto eco). Un’intellettualità che, e noi crediamo invece ve ne siano ancora di tracce, ha il dovere morale oggi più di ieri, di farsi interprete di questo percorso di crescita del Mezzogiorno e della Calabria specialmente; un’intellettualità che sia parte civica attiva, che alle provocazioni di un certo sterile intellettualismo leghista sappia rispondere con fierezza delle proprie identità, ma senza che queste siano motivo per ancorarsi e dilatare ancora le speranze di crescita. O peggio cadano nel rancorismo, nel provincialismo, nel vittimismo: tre angoli da cui sfuggire per lanciare appunto, con serieta’ e rigore, l’approccio alla narrazione normale della Calabria, che poi significa narrazione di quel che accade senza sconti a nessuno, ma anche di quel che accade e che non viene raccontato da nessuno. La via e’ stretta ma si puo’ tentare di percorrerla.

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Pubblicato in Filippo Veltri
Martedì 27 Settembre 2011 20:50

La Calabria, la sua storia, l’autodistruzione

 DI FILIPPO VELTRIfilippo_veltri

Una pregevole intellettuale calabrese, Maria Franco, quest’estate appena conclusasi mi ha segnalato alcuni testi dello scrittore veneto-calabrese Giuseppe Berto, che racchiude alla perfezione lo stato dell’arte calabrese. E’ assai utile fare conoscere il testo diffuso dalla Franco, perche’ spesso ci mancano le parole per fotografare la situazione nella quale viviamo ed invece qualcun altro quelle parole le ha gia’ usate.  Cosi’ scrive Berto: ‘’ora io non ho paese né luogo al mondo, ho solo questa terra dei suoi racconti e della mia memoria, questa è la terra alla quale posso in qualche modo appartenere.Di solito uno appartiene a due luoghi: quello in cui è nato e quello dove gli piacerebbe vivere. E’ uno degli elementi della nostra inquietudine questo, perché poi accade che se si sta in uno dei due luoghi ci si sente un po’ infelici di non stare nell’altro. Comunque appena la vidi seppi che quella terra dalla quale si scorgevano quelle magiche isole era la mia seconda terra, e qui infine sono venuto a vivere. Il tratto di costa che culmina in Capo Vaticano è pieno di storia e di bellezza. Si potrebbe chiamarlo Costabella, con un pizzico di rimpianto e nostalgia... appena la vidi, seppi che quella terra dalla quale si scorgevano quelle magiche isole, era la mia seconda terra, e qui sono venuto a vivere. Sto su di un promontorio alto sul mare, una punta di granito troppo vecchio che si sfalda precipitando. E’ un panorama stupendo.

E quando dalla punta del mio promontorio guardo gli scogli e le spiaggette cento metri sotto e il mare limpidissimo che si fa subito blu profondo, so di trovarmi in uno dei luoghi più belli della Terra. Spesso, stando lì a guardare, arrivo a dimenticarmi di dove sono, tanto completamente mi appago di quella bellezza e del pensiero senz’altro egoistico ch’essa è mia, mi appartiene... Si chiama così perché è un posto sacro: nell’ antichità i sacerdoti vi andavano ad osservare il volo degli uccelli e altre cose, e ne traevano vaticini. Duecento metri al largo c' è uno scoglio, chiamato Mantineo, e in greco ‘mantéuo’ vuol dire interpretare la volontà divina”. Di fronte, la sconfinata bellezza siciliana: “…l’isola degli aranci sta dall’altra parte celeste e gialla e un poco verde nella sua breve lontananza, e in mezzo c'è un piccolo tratto di mare proprio piccolo ma non ho il coraggio di passarlo, padre non ho coraggio, (...) e del resto non tutti coloro che volevano la terra promessa poterono giungervi, non tutti furono degni della sua stabile perfezione, e così verso sera cerco un posto da dove si possa guardare la Sicilia, di notte l’altra costa è una lunghissima distesa di lampadine con segnali rossi e bianchi (...) ecco qui mi costruirò con le mie mani un rifugio di pietre e penso che in conclusione questo potrebbe andar bene come luogo della mia vita e della mia morte.Però è un fatto che la ricchezza materiale giunta in Calabria all’ improvviso e in non sufficiente misura ha reso la regione più brutta, più inospitale, più scontenta e violenta”. (Nel 74, scriverà «concordo con Pasolini. Raramente mi capita ch’ io concordi in quel che fa o dice Pier Paolo Pasolini, e quando capita mi rattristo, non per me naturalmente, per lui, dato che a pensarla come la penso io c’è da tirarsi addosso i rabbuffi o addirittura gli insulti degli intellettuali radical-marxisti, e lui se ne dispiace»)

Osserva Berto:  «L’antica civiltà contadina, che si era tenuta in piedi sugli stenti  è crollata di colpo: al suo posto non è nata alcun’altra civiltà, è rimasto un vuoto di valori le cui manifestazioni visibili, sono, a dir poco, incivili… La conoscenza dell’alfabeto, se non diventa cultura, dà forza all’ignoranza, e la disponibilità di mezzi rende più potente il disonesto, il furbo… (I calabresi)… si sono messi fervidamente al lavoro e, bisogna riconoscerlo, hanno sbagliato quasi tutto. E’ sorprendente come siano riusciti, in un tempo tutto sommato neanche tanto lungo , a rovinare bellissimi paesaggi con brutte costruzioni, a trasformare siti fino a poco fa campestri in luoghi pieni di cartacce… A parer mio, tutto questo è sbagliato… Potessero costruirci un bel grattacielo ve lo costruirebbero subito, magari arieggiante alla pensilina tranviaria… Invece i calabresi, se vogliono attirare turisti dal nord o dall’estero, dovrebbero preoccuparsi di offrire cose che altrove non si trovano più, e cioè oltre al loro mare, quiete solitudine, paesaggi integri, cose semplici… … per cui succede che molti di coloro che deturpano paesaggi con costruzioni orribili sono intimamente convinti di abbellirlo con capolavori architettonici. Contro queste forze ancorché preponderanti si potrebbe combattere.

Il guaio grosso è che il calabrese è mosso da un irrefrenabile stimolo di autodistruzione che, per quanto riguarda l’ecologia, ha le sue radici in un senso di inferiorità collettiva. I calabresi sono i primi a non credere alla bellezza e all’altezza della loro civiltà, che è una civiltà contadina. Per essi la civiltà contadina è simbolo di miseria, di scarso cibo e di molte malattie, di disprezzo, vero o supposto, da parte di altre popolazioni economicamente e tecnicamente più progredite. E’ comprensibile, quindi, che essi vogliano cancellare le vestigia di tale civiltà.… al suo posto non è nata alcun’altra civiltà, è rimasto un vuoto di valori le cui manifestazioni visibili sono a dir poco incivili… Ora, la civiltà contadina era sì miseria… ma era anche grandissima onestà e nobiltà d’animo popolare, quasi una sacralità che la gente povera esprimeva nel parlare, nel gestire, nel coltivare un campo, nel costruire un muro o una casa. I risultati di quella civiltà, sia nel fare che nel preservare, erano arrivati fino a noi: un patrimonio proprio come capitale, la povertà degli antenati che finalmente diventava ricchezza per i posteri, preziosa materia prima, in quantità incredibile… I calabresi si sono messi con grande energia e determinazione a distruggerla. In questo sono infaticabili e, a modo loro, geniali». La lunga citazione di Berto serve per dire una cosa sola: quello stimolo dell’autodistruzione di cui parla il grande scrittore di Mogliano Veneto e’ forse il tratto di ieri ma anche di oggi. Quello – al di la’ di tutto – e’ il male da combattere. Non tanto oscuro – per restare sempre nell’ambito delle citazioni di Berto – ma assai complicato da combattere e quindi da vincere.

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di FILIPPO VELTRI

filippo_veltriInizia il generale agosto ma l’estate e’ gia’ in pieno svolgimento da alcune settimane e, come al solito, la Calabria ha gia’ dato il peggio di se’.  Polemiche a non finire, mare sporco si’ e mare sporco no, spiagge insicure, la solita valanga di iniziative culturali di basso livello in cui, ovviamente, si perdono anche quelle poche buone, un ciarpame insopportabile che ha portato la Calabria a scomparire da ogni agenda nazionale di qualsiasi tour operator o manager culturali. Non ci siamo e a volte ci si fa del male noi stessi gratuitamente.

Speriamo che agosto, il mese per antonomasia dedicato a vacanze e turismo possa far segnare dei progressi ma ci lasciamo alle spalle giorni e settimane difficili. In verita’ sono decenni difficili. Proviamo allora a fare una mini rassegna del peggio ma soprattutto alcune proposte ben precise e non elusive. Una, anzi, la facciamo subito: non si faccia piu’ una campagna pubblicitaria sul turismo calabrese a maggio. Non ha senso, non ha significato e rischia di aggravare il quadro. Se proprio la si deve fare la si faccia a gennaio, e’ l’ultimo mese utile dell’anno. Poi ci sono sempre sei-sette mesi per cercare di aggiustare il quadro e rimettere a posto la cornice. Perche’ – questo il punto – al danno si puo’ unire la beffa, cioe’ alla solita campagna pubblicitaria magniloquente e ovviamente propositiva delle bellezze fa riscontro un quadro diverso. Questo discorso vale oggi, valeva ieri e valeva avantieri. Cioe’: valeva per Loiero e Chiaravalloti nella stessa misura di Scopelliti.

A Badolato (costa ionica tra Catanzaro e Locri) hanno costruito su una collina un villaggio con alcune centinaia di villette vendute a turisti danesi (sulla carta). Anni fa. La gran parte ora o sono chiuse o sono in vendita. I danesi hanno preferito perdere la caparra versata, una volta messo piede sul posto. Non che non fosse bello il mare o il paese. Ma li’, su una collina senza un albero, che ci facevano loro sbarcati dalla Danimarca e portati senza possibilita’ di avere un auto a noleggio, o di un taxi? Come si muovevano? Nel frattempo vandali o chi per loro hanno devastato quest’inverno una cinquantina di case portando via bagni, arredi e quant’altro. Una vergogna.

Stessa cosa e’ avvenuta a Isca sullo Jonio, poco piu’ a nord, per un gruppo di villette che dovevano essere vendute ad inglesi e britannici in genere. Pochi sono venuti, altri hanno desistito ed hanno perso – anche loro - l’anticipo. Li’ – come a Badolato  - il mare e’ ancora assai bello, pulito, ma poi come si muovevano? Che facevano? Come andavano a fare la spesa? Ora si tenta di agganciare il mercato dei russi, dicono, per non buttare al macero un investimento. Da Diamante a Cosenza due domeniche fa molti hanno impiegato fino a quattro ore di auto (normalmente un ora e un quarto), con file gigantesche provocate dalla chiusura dell’autostrada in tutte e due le direzioni attuata di domenica (!!!), mentre sulla stessa tratta tra Cosenza e Falerna si prevedono – non si sa fino a quando - chiusure notturne, sempre per i lavori di rifacimento della carreggiata, a partire dalle 22 (cioe’ quando d’estate si muove la gente per andare sulla costa tirrenica), della Salerno-Reggio.

Nel tratto basso del Tirreno cosentino spesso di domenica a mare non ci puo’ andare nessuno perche’ e’ sporco , mentre nelle redazioni dei giornali arrivano lamentele da tutta (rpt tutta) la Calabria per i prezzi  esosi  imposti da improvvisati ristoratori per un panino o un’insalata. Non ne parliamo per chi azzarda una cena. Meglio un mutuo, perche’ quei ristoratori della domenica da tempo hanno innescato un meccanismo – che nessuno ha mai provato a fermare – che consiste nel fatto che lavorando 20 giorni ci si deve ripagare per 12 mesi.

Da tutta la regione arrivano inoltre segnali – i numeri li vedremo alla fine – e lamentele sul fatto che di turisti in giro se ne vedono pochi. Vero? Falso?  Anche qui altre valanghe di polemiche sui giornali di luglio, ma ora agosto dara’ la misura esatta del problema. Ora, se la situazione e’ questa – ed e’ sicuramente questa – qualcosa occorrera’ pur fare e intervenire da subito in due direzioni: infrastrutture e ambiente. Non interessa assai capire la gradazione delle responsabilita’, lo ripetiamo per l’ennesima volta. Non ci interessa sapere se e’ piu’ colpevole Loiero di Chiaravalloti o se Nistico’ abbia piu’ responsabilita’ di …non si sa piu’ nemmeno chi.

Il quadro e’ assai serio in se’ e questo dovrebbe bastare. Ma per salvare il salvabile non si puo’ far finta di niente. O aspettare ancora. Due i problemi:  1) Come portare i turisti in Calabria? Con aerei, treni, su strada, via mare etc etc ed e’ dunque il primo problema. Oggi e non domani;  2) rendere a quello stesso turista un ambiente sano e quindi non solo il mare pulito, le spiagge decenti, ma i boschi lindi e le citta’ accettabili. Non ci interessa neanche tornare ora a parlare delle solita litania delle coste devastate, dell’abusivismo etc etc . Problemi veri, noti, chiari ma serve a poco tornare a discuterne solo per fare litanie o processi ad un passato che, tra l’altro, e’ talmente antico che non si puo’ nemmeno processare piu’.  Qualcuno – per cortesia – dia pero’ un segno di esistenza solo su quei due punti. Del resto ne parliamo dopo.

Sul secondo punto – quello dell’ambiente - la Giunta Regionale ha illustrato alcuni giorni fa i punti d’intervento in tutta la regione. Un megapiano. I benefici si avranno, pero’, l’anno prossimo. Sul punto di come portare i turisti e’ evidente che se l’Anas, le Ferrovie e Alitalia non fanno il loro dovere non si va da nessuna parte. Se da Cosenza a Sibari in treno ci vogliono oltre due ore come si fa? Questi sono i problemi veri, il resto e’ chiacchiera e polemica di meta’ estate.

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 di FILIPPO VELTRIfilippo_veltri

Dopo un anno e mezzo di lotte e di risse nel Pd calabrese sembra scoppiata la pace. Neanche l’esito, tutt’altro che brillante, delle recenti amministrative (sono stati persi, tra l’altro, i Comuni di Cosenza e Catanzaro), ha infatti incrinato il disegno che ora appare sempre piu’ chiaro. Ormai, infatti, si va a lunghi passi verso un documento unitario nel Pd calabrese in vista dei congressi, sia quelli provinciali che quello regionale. Voglia di pace per non morire, ha sintetizzato piu’ di un dirigente democratico. Resta solo un problema, quello dei tempi. E non e’ un problema da niente. Quando si faranno questi congressi? Molto dipendera’ anche dall’andamento tutt’altro che pacifico della situazione politica nazionale e dalla tenuta del governo. Da cio’ dipende la data di svolgimento delle elezioni politiche nazionali, che influenza posizionamenti ed attese dentro il Pd.

Ci sara’ la scadenza naturale nel 2013? O le elezioni saranno anticipate al 2012 o piuttosto – temono i piu’ catastrofisti- addirittura a novembre 2011, se il tentativo disperato di Berlusconi di dare un senso alla sua alleanza con una crisi economica galoppante non dovesse arrivare a nulla? Sono tutti scenari aperti davanti ai dirigenti nazionali – e quindi regionali – del Pd. In ogni caso mentre appare certo – al di la’ di come evolvera’ la situazione politica nazionale –  che entro il 2011 si terranno i 5 congressi provinciali, non c’e’ altrettanta certezza su quello regionale che potrebbe infatti slittare nel 2012 per motivi di posizionamenti elettorali.

Ma il dato politico ormai chiaro e’ che i democratici arriveranno a questo appuntamento con un documento unitario e che Pierluigi Bersani in prima persona e’ disposto a metterci la faccia e e il suo imprimatur, sempre se le varie anime del partito calabrese troveranno l’accordo. E la via dell’accordo e’ ormai segnata, da quando una decina di giorni fa proprio la corrente principale del Pd, quella che fa capo a Bersani, si e’ riunita con i suoi esponenti di spicco a Roma presente lo stesso segretario nazionale per dirimere i nodi venuti al pettine in questi mesi. Perche’ – e’ il paradosso piu’ grande tra i tanti paradossi del Pd calabrese - l’unico vero ostacolo alla sintesi unitaria viene proprio dai malumori interni ai bersaniani calabresi, mentre sull’accordo unitario marciano convinti gli amici di Walter Veltroni, capitanati in Calabria da Marco Minniti, e quelli legati a Dario Franceschini, recentemente in visita nella regione, con il suo capo corrente Franco Laratta. In linea con l’accordo unitario anche i seguaci del sen. Ignazio Marino, che hanno in due donne - Fernanda Gigliotti e Rosa Calipari – le principali esponenti.

Dalla riunione dei fedeli bersaniani a Roma il dato piu’ significativo emerso e’ che si lavora per smussare le incomprensioni del recente passato, legate soprattutto alla conduzione del gruppo regionale e ai veleni del caso Cosenza. A Roma c’erano un po’ tutti i big della corrente maggioritaria: Mario Oliverio, Sandro Principe, Mario Maiolo, Nicodemo Oliverio ed altri ancora. Grande ufficiale di collegamento e’ il mai domo Gigi Meduri, l’ex presidente della Regione ed ex parlamentare, in prima fila nell’azione di ricucitura (pensa ad una ricandidatura?). In prima fila ovviamente il proconsole calabrese di Bersani Nico Stumpo (da Crotone) ed il commissario che egli stesso ha inviato da Roma, il sen. Adriano Musi.

Una discussione – hanno raccontato i partecipanti – impegnata e seria, che ha tracciato un percorso di dibattito pubblico ed il coordinatore nazionale della segreteria del Pd, Maurizio Migliavacca, plenipotenziario di Bersani a tutti gli effetti, sara’ in Calabria il 18 luglio per un’assemblea ed una iniziativa destinati a certificare il fatto che i congressi si terranno sulla base di un’unica mozione unitaria, senza quindi candidature alternative. Cosi’ come avvenne – suggeriscono i piu’ maliziosi - con  Marco Minniti alcuni anni fa: candidato unico e niente primarie, anche se su quelle di partito votano solo gli iscritti. Pero’, hanno pensato da Roma, e’ meglio evitare lacerazioni e brutte sorprese, se i segnali provenienti dalla Calabria saranno incoraggianti e concreti.

Ma chi saranno i nuovi dirigenti che saranno chiamati a dirigere le cinque federazioni e ancor piu’ il comitato regionale? Come funzionera’ il tesseramento? Su quale base sara’ possibile decidere e contare? I candidati sono parecchi, cosi’ come sono in tanti i concorrenti per Camera e Senato, nel caso si dovesse votare con l’attuale legge elettorale e non dovessero svolgersi le primarie. Deputati e senatori in carica si sentono tutti riconfermati ma da Roma fanno sapere che ci vorranno segnali di novita’ e che non si puo’ certo pensare di ripresentare l’intera squadra parlamentare uscente: qualcuno saltera’ e altri entreranno. E i subentranti potenziali sono tanti, una fila lunga da tempo: Demetrio Naccari, Pasqualino Mancuso, lo stesso Musi e poi gli intramontabili, cioe’ Principe, Maiolo, Olivo, Soriero ed altri ancora.

Fuori da ogni ipotesi sono, al momento, le possibilita’ di rientro nel partito di Nicola Adamo ma dello stesso Enzo Ciconte. Il consigliere ex loieriano paga per essere sullo stesso piano formale di Adamo, entrambi cioe’ iscritti in un altro gruppo regionale. Dovranno aspettare. Ma sara’ vero per tutti e due e in egual modo? Intanto Ciconte, fiutata l’aria, si e’ messo in un altro gruppo regionale, dopo aver lasciato Loiero,insieme ai due ex consiglieri regionali eletti nel 2010 nella Federazione della Sinistra, Ferdinando Aiello e Antonino De Gaetano, e si e’ pure fatto eleggere capo di un gruppo che si chiama PD, Progetto Democratico.

Ma la domanda vera – al di la’ di Adamo e Ciconte – e’ se l’accordo unitario tra le varie anime del Pd calabrese reggera’ alla prova delle candidature per Camera e Senato. Sono tanti i pretendenti e relativamente poche le poltrone. Se non dovessero esserci le primarie a decidere – ancora una volta – sara’ Roma e li’ il banco rischio di saltare una volta, tra spartizioni di aree, logiche centralistiche e voglia di non farsi troppo male. Li’, a quel punto, il vietnam del Pd calabrese potrebbe riesplodere. E allora neanche il napalm sara’ sufficiente.

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di FILIPPO VELTRI

filippo_veltriImmaginate per un momento una citta' di 60 mila abitanti, sul mare, all'inizio dell'estate, e decine di dibattiti su libri che parlano di mafie sparsi per vari punti del centro storico, con centinaia di persone che stanno li' fino a notte fonda. Questo e' stato il festival Trame a Lamezia Terme. Una vera e propria rivoluzione culturale, che ha coinvolto la citta', volontari, giovani e meno giovani, una scommessa vinta di chi ha voluto questo festival: l'ideatore Tano Grasso (che oggi fa l'assessore alla cultura a Lamezia), Lirio Abbate che ne e' stato il direttore, il sindaco Gianni Speranza. Mercoledi’ 22 e sabato 26 sono stato ospite di Trame e – come scrivevano i grandi pensatori greci del Quinto secolo avanti Cristo – gli occhi sono piu’ sicuri testimoni delle orecchie: la prima sera fino a mezzanotte nella piazzetta San Domenico  il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha discusso con Bianca Stancanelli del suo libro ''Per non morire di mafia'', e poco prima Franco Roberti, procuratore della Dda di Salerno, ragionava a Palazzo Panariti insieme al figlio di Rocco Chinnici di camorra ed estorsioni in Campania. Un'ora prima, nello stesso luogo, arrampicato per le stradine della vecchia Nicastro, il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, presentava il libro di due giovani studiosi calabresi,Alessio Magro e Danilo Chirico, sulle vittime dimenticate delle mafie, e con loro c'era Deborah Cartisano, la figlia di Lollo' Cartisano, un fotografo di Bovalino, nella locride, rapito una ventina d'anni fa e mai piu' rilasciato. Deborah ha raccontato davanti a un pubblico ammutolito come e quando ritrovarono i resti del padre ai piedi dell'Aspromonte. Una vittima dimenticata della violenza della mafia. Come Peppino Impastato,

la cui storia raccontavano in un altro punto della citta' Umberto Santino e Anna Puglisi, che hanno presentato il loro libro intervista di alcuni anni fa alla mamma di Peppino, Felicia Bartolotta Impastato.Insomma, le storie delle mafie raccontate da chi non ci sta a cedere, come don Luigi Ciotti ha efficacemente riassunto. Una ventata d’aria fresca a Lamezia , ha scritto Mimmo Gangemi,  nata da una semplice ideuzza: opporre al morbo purulento che appesta questa terra il vaccino della cultura e della parola, costruire una nuova mentalità non intrisa di ’ndrangheta, non tale che, a strizzarla, ne esca contiguità, connivenza, affiliazione ideologica, non tale da far pensare eroi da emulare certe bestie ingorde di sangue. Ne potrebbe venire molto più di quanto stia riuscendo a magistratura e forze dell’ordine attraverso arresti a centinaia e sequestri di beni milionari. Ancora Gangemi: ‘’ a Lamezia sono accorsi uomini di cultura, giornalisti, magistrati, scrittori che hanno raccontato le mafie. Portano testimonianze, esperienze. La popolazione sana, che è la stragrande maggioranza,  partecipa al gran completo, fino alle ore più tarde e con un entusiasmo insperato. Segno che non ne può più e che è sul serio intenzionata a togliersi dalla schiavitù e a correre qualche rischio pur di emergere da un degrado che mette in affanno le vite, che fa fuggire altrove’’.

Il segnale che arriva dalla manifestazione è stato, dunque, assai incoraggiante. C’è davvero voglia di affrancarsi dai malavitosi fin’oggi padroni dei destini di tutti, di mettersi al fianco di una Giustizia ora efficiente, di allargare la lama di luce che già si intravede in fondo al tunnel, di far sì che la ’ndrangheta per certuni non diventi uno sbocco di vita. Catene antiche possono essere spezzate per sempre. E le Trame di Lamezia hanno aperto una porta che era prima socchiusa. Nessuno si azzardi a farla chiudere, magari per meschine beghe di politica locale.

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filippo_veltriDI FILIPPO VELTRI

L’inutile querelle sullo spot dei Bronzi di Riace che si muovono per promuovere il turismo calabrese porta allo scoperto, in queste settimane che preparano all’estate, il nodo vero su cui da anni la Calabria si trova a combattere quando si discute di queste cose: un’idea di turismo che non c’è, non esiste, e che si limita, anno dopo anno, a recitare inutili giaculatorie sui vari spot che periodicamente vengono riproposti dalle varie Giunte Regionali, di destra, di centro i di sinistra.

Il punto vero è che, al di là degli spot più o meno belli più o meno convincenti, in Calabria manca l’idea di fare turismo in maniera seria. Cioè manca la materia del contendere. Nella campagna pubblicitaria promossa dalla Regione sulle tv nazionali, i Bronzi invitano i turisti in Calabria, giocando alla morra - “Pari montagna dispari mare” -  e contorcendosi per scappare dal Museo e raggiungere, appunto, la località vincente. Ma, appunto, dove? E per far che? E per trovarsi di fronte a che? E quello spot spinge per fare venire, soprattutto, chi? Come farli venire? Con quali mezzi? E poi dove farli stare? A quali prezzi? E cosa fargli fare? Cosa fargli vedere? Cosa fargli mangiare? Appunto, di questo - da decenni- non si discute, ma assai e appassionatamente dei vari spot, da Gattuso ai manifesti coi ragazzi fino a quest’ultimo dei Bronzi. Sul resto, cioè sulla polpa del ragionamento, si tace.

Così come si tace sullo stato del nostro mare, delle nostre coste, delle nostre montagne, dei nostri siti archeologici, dei nostri siti culturali, etc etc. Insomma, una discussione demenziale alla quale partecipano più o meno tutti, appassionatamente e demenzialmente. Vorremmo, invece, qui sommessamente tentare di dare un ordine diverso a questa situazione di confusione teorica e pratica.

1) si sta facendo davvero qualcosa per rendere la Calabria raggiungibile? D’accordo, è un problema antico e le responsabilità sono di molti; ma l’impressione è che invece di avviarlo a soluzione si stia incancrenendo. Attualmente, le possibilità di arrivare in aereo fino ai Bronzi, ad esempio, riguardano pochissimi scali di partenza. Trenitalia sembra considerare la regione un’appendice di scarsa importanza. E l’autostrada continua ad essere quello che da molti anni appare, un’indegna mulattiera degna del quarto mondo.

2) c’è qualcuno che si proponga di porre rimedio agli scempi, almeno i più pesanti, che sono stati fatti sulle coste? Quanti e quali scarichi nel Tirreno e nello Ionio sono stati dotati di depuratori funzionanti? Qual è il livello dell’offerta complessiva dei servizi? Come si fa ristorazione diffusa? A quali livelli, a quali costi, con quali offerte?

3) paesi sventrati e/o abbandonati. Ville costruite sul bagnasciuga. Case rimaste a metà. Campi verdi che, si dice sottovoce ma con insistenza, nascondono cimiteri radioattivi. Un complessivo stato dell’ambiente che lascia a desiderare, tanto per usare un eufemismo. Gli infiniti e molteplici squarci di bellezza delle nostre coste e dei nostri monti lasciati alla visibilità di pochi eletti perchè per chi viene da fuori non c’è possibilità alcuna di sapere, di conoscere, di essere indirizzati.

4) l’assenza più totale dell’idea di fare rete, network, sinergia su alcuni grandi punti che potrebbero essere d’eccellenza e attrattivi, così come hanno fatto regioni vicino alla nostra, come la Puglia con la musica, tanto per fare un solo esempio. Potremmo continuare ad elencare almeno un’altra decina di punti su cui convogliare una discussione seria  e non propagandistica sul turismo calabrese ma noi qui, invece, accapigliati a dividerci e a lottarci sullo spot dei Bronzi.

Fa parlare, dicono alcuni. Giusto, ma altri ribattono: far parlare non significa vendere. Su un sito tra i più cliccati in questi giorni, Scirocco news, è stato giustamente ed acutamente scritto: ‘’verrebbe da chiedersi se quegli stessi giovani, nel dover acquistare una vacanza last minute per l’estate alle porte, saranno influenzati a tal punto da preferire le mete calabresi ai pacchetti all inclusive per poche centinaia di euro in altre mete più attrezzate dal punto di vista delle infrastrutture e dei servizi. Oltre che di strategie turistiche’’.

Perfetto: il punto è proprio questo. Come fare a convincere qualcuno a raddoppiare la spesa per venire in Calabria al posto, che so, della Croazia o dell’Algarve (i cui spot pubblicitari, sia detto per inciso, sono più facili da recepire e invogliano davvero ad andarci, oltre che appunto si paga la metà che in Calabria), farli arrivare nella punta estrema dello stivale con una ragione valida per non buttare i pochi soldi che quest’anno sono stati riservati al turismo e alla vacanze.

Ora comunque arriva l’estate per davvero (tempo permettendo) e si vedranno i risultati, quelli veri e non taroccati, e si potrà vedere e ragionare. Ma su un punto forse già oggi è il caso che si torni con estremo rigore: dal 2005 al 2010 (cioè i 5 anni di giunta Loiero) ci sono stati quattro assessori regionali al turismo e tre campagne di promozione, miseramente criticate e fallite, oltreché dai costi faraonici. Oggi non c’è nemmeno un assessore al Turismo, perché la delega l’ha trattenuta Scopelliti, un’altra campagna (dai costi contenuti) ma il punto è capire perché nel turismo calabrese e nella sua organizzazione interna non cambia mai niente. Non sarà forse il caso di ragionare su questo anziché sugli spot giusti o sbagliati, piacevoli o meno che siano?

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Pubblicato in Filippo Veltri
Lunedì 06 Giugno 2011 14:27

Scopelliti dilaga, centrosinistra in coma

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DI FILIPPO VELTRI

Un tempo era la roccaforte della sinistra e Giacomo Mancini la fece diventare l'emblema della rivoluzione della sinistra al governo delle citta', ben prima di Bassolino a Napoli: oggi Cosenza, dopo 35 anni, e' passata di mano, avra' un sindaco di centrodestra. Ed e' diventata l'emblema alla rovescia: il simbolo, cioe', del vento controcorrente del centrodestra, in netta difficolta' in tutta Italia, Sud compreso, che qui pero' ha spazzato via, praticamente da tutta la Calabria, il centrosinistra.

L'esito dei ballottaggi  non poteva apparire piu' chiaro: qui e' il nuovo paradiso del centrodestra, qui si strappano le storiche roccaforti alla sinistra, qui si stravince dove si governava da tempo e tanti saluti alla crisi del centrodestra. Questo nuovo paradiso si chiama Calabria, un tempo roccaforte della sinistra.

Tra primo e secondo turno il centrodestra mantiene saldamente il comune di Reggio, strappa alla sinistra i municipi di Cosenza e Catanzaro ma anche la Provincia di Reggio Calabria. La sinistra conserva Crotone, dove viene rieletto sindaco Peppino Vallone, un ex democristiano ed ex Margherita, che manda a casa la senatrice dell'Udc Dorina Bianchi, che mezzo Pdl in verita' non voleva, che poi mezzo Udc ha aspramente criticato e mollato quando non ha difeso Casini dagli attacchi di Berlusconi in un comizio al palazzetto dello sport. Insomma, una candidatura tutt'altro che forte.

Il perche' di questo voto in controtendenza non e' difficile da scoprire e tutti gli osservatori sono stati nei giorni scorsi concordi: da 14 mesi governa in Regione Giuseppe Scopelliti, coordinatore regionale del Pdl, che nel marzo 2010 ha strabattuto alle regionali Loiero e tutto il centrosinistra. Scopelliti, giovane e brillante ex sindaco di Reggio, ha unito il suo partito imprimendo una forte azione di cambiamento e rinnovamento, ma soprattutto ha stretto un rapporto di ferro con l'Udc.

In Calabria il terzo polo non si sa che cosa sia, non e’ mai nato: in regione il partito di Casini ha il Presidente del Consiglio Regionale e due assessori e alle amministrative un altro patto di ferro, tanto che il nuovo Sindaco di Cosenza e' il fratello del parlamentare Udc Roberto Occhiuto.

Un modello esportabile per il resto del paese? Scopelliti ci crede e ci spera, l'Udc, intanto, gongola. Ma non ci sono solo i capoluoghi a tenere desta l'attenzione: un anno dopo il centrodestra ha infatti mantenuto la guida di San Giovanni in Fiore, la capitale della Sila, una roccaforte per 50 anni della sinistra, comunista e post, persa in verita’ gia’ 12 mesi fa, poi il consiglio si sciolse ma domenica e lunedi' lo stesso sindaco defenestrato ha riconquistato nuovamente il comune per il centrodestra.

Una debacle per la sinistra, che in Calabria - terzo elemento di spiegazione - e' praticamente alla canna del gas: il Pd non raggiunge il 9% dei consensi nelle tre citta' principali (Catanzaro, Cosenza e Reggio), Bersani da un anno l'ha commissariato dopo la sconfitta alle regionali, squassato da polemiche interne incredibili (a Cosenza e' successo e sta ancora succedendo di tutto) e il resto del centrosinistra non se la passa meglio. In queste condizioni era davvero un'impresa arginare l'ondata Scopelliti. E infatti non c'e' riuscito. Resta solo Lamezia a questo punto e sul sindaco di questa citta’ aumentano aspettative, responsabilita’, possibilita’.

Il centro destra che vince è firmato Scopelliti che dopo il ballottaggio si legittima come l’uomo politico più potente della Calabria, dai tempi d’oro di Giacomo Mancini a oggi. Se la Regione non contasse soltanto 2 milioni di abitanti sarebbe possibile proporlo come uno dei grandi signori del voto nel Mezzogiorno.  Il centro destra ha fatto bene a dare grande importanza all’accordo con l’Udc, a tenersi stretto Trematerra senza di cui oggi i risultati sarebbero molto diversi.   Una vittoria piena, quindi, per Scopelliti. Piena quanto la sconfitta del centro sinistra che, come detto, avra’ di che riflettere.  Certo, in politica mai una vittoria o una sconfitta sono prive di contraddizioni, difficoltà, fatti di segno contrario. Il risultato pone problemi inediti perché raramente il voto è stato in così netta controtendenza con quello del resto del paese. In Italia è accaduto questo: il voto ha segnato il tramonto di Berlusconi e dei suoi Governi furiosamente nordisti condizionati dalla Lega. La nostra regione non ha contribuito a questo risultato. E’ ancora presto per capire se questo elemento peserà positivamente o negativamente. Ma è questo il dato reale.

Il voto amministrativo – di Milano, Napoli, ma anche di Cagliari dopo venti anni di centro destra, di Novara, di Trieste - rivela che gli italiani  hanno mandato a Berlusconi un avviso chiaro; come hanno capito i più furbi dei berluscones già impegnati a costruirsi una exit strategy.

Il voto calabrese darà nell’immediato a Scopelliti maggior peso all’interno del centro destra che però si scomporra’ sempre piu’. Il modo in cui il Governatore lo userà sarà importante per lui, ma soprattutto – nel bene e nel male - per la Calabria.

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