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Lamezia Terme - Riceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere comunale di Sel Giandomenico Crapis sulle ultime prese di posizione da parte di esponenti politici di centro destra e del mondo dell'imprenditoria catanzarese sulla decisione del Comune di Lamezia di ritirare il proprio rappresentante dal cda della Sacal, la società per azioni che gestisce l'aeroporto di Lamezia, dopo lo scandalo dell'Operazione Perseo che ha visto finire in carcere il vicepresidente Sacal Gianpaolo Bevilacqua.

"Appare evidente dalle reazioni di questi giorni, tra cui alcuni politici spalleggiati da alcuni imprenditori, che l’avere messo sul tappeto il tema della assoluta trasparenza della Sacal e di un gesto simbolico di rinnovamento, dopo la bufera giudiziaria che ne ha investito i vertici, deve aver toccato un nervo scoperto: un nervo fatto di relazioni personali, amicizie e scambi di favori reciproci tra una certa politica ed una certa impresa, come risulta del resto dalle carte dei giudici. Strabiliante è soprattutto l’uscita concitata del presidente di Confagricoltura, imprenditore che non  maschera il suo ‘impegno’ con una parte politica (suo un pubblico sostegno alla candidatura del centrodestra alle ultime comunali) ma dal quale ci saremmo aspettati maggiore equilibrio, nel denunciare presunte strumentalizzazioni ‘politiche’ di fronte alla richiesta di ridare lustro ai vertici aeroportuali anche con un atto di discontinuità. E stupisce che appaia a digiuno di alcune semplici ed essenziali nozioni. Dimentica innanzitutto che l’aeroporto di Lamezia è una società di cui il  principale proprietario è proprio il Comune di Lamezia, il quale ha non solo il diritto, ma il dovere, di chiedere, come l’ha chiesta in passato, e con la necessaria rilevanza, chiarezza totale per ieri, per oggi e per domani. Tralascia, in secondo luogo, il fatto che lo stesso comune, pur azionista di maggioranza, è sempre stato trattato, grazie ad un abile e interessato gioco di corrispondenze, come un elemento dissonante e marginale rispetto agli interessi della compagnia lobbistico-imprenditoriale (altro che autorevolezza!) che ha fatto negli anni dell’aeroporto ‘cosa sua’ ( e la vicenda breve della presidenza Vitale lo dimostra ad abundantiam). Non capisce, infine, che fatta propria dallo stesso cda la scelta di un ‘nuovo inizio’ potrebbe darebbe più forza agli stessi vertici di oggi.

Il susseguirsi delle dichiarazioni e la loro tempistica dimostra, ahinoi, ancora una volta la totale subalternità della politica e della impresa cittadina alle indicazioni del capoluogo. Parlano Tallini e Rossi, rincarano Galati e Statti: a conferma dell’eterna valenza del vecchio adagio clan-familista ‘mamma chiama, picciotto risponde’. Dopo non avere speso nemmeno una parola sulla tempesta che ha investito la regione e la città di Lamezia con l’indagine ‘Perseo’, ora c’è chi sembra volersi tirare fuori da qualsiasi giudizio morale per fatti gravissimi, usando toni offensivi e fuori luogo nei confronti di chi ha chiesto che si procuri il massimo di trasparenza possibile, anche mediante l’atto simbolico dell’azzeramento del cda in carica. Un atto sacrosanto, il ritiro del rappresentante del comune, che è stato solo il punto di arrivo della campagna di denuncia fatta dal centrosinistra nell’ultimo anno, con conferenze stampa, comunicati, prese di posizione preoccupate, di fronte allo spettacolo di episodi criminali che coinvolgevano anche dipendenti dell’azienda. Di tutto questo evidentemente nessuna eco, nemmeno lontana, è giunta ai signori dell’impresa, non un moto di disgusto si è avvertito sulle loro labbra, non un segno di attenzione è partito verso chi invocava limpidezza. Eppure sotto altre latitudini differenti sono state le parole degli Ivan Lo Bello, presidente confindustriale a Catania, o, in altre stagioni dei Pippo Callipo in Calabria, verso le opacità della politica e dell’impresa. Di fronte al malaffare e al richiamo alla legalità qualcuno, stizzito, continua a girarsi dall’altra parte o a parlare d’altro. Oggi la ‘casta’ imprenditoriale si è mossa, ma non per condannare immoralità e malcostume: ci pensino piuttosto i giudici. Farisaicamente, usando l’ipocrita argomento del danno all’azienda, si fa finta di non capire che non è in discussione Colosimo, ma che di fronte all’enormità di quanto sta avvenendo occorre una reazione, uno scatto e uno ‘scarto’, anche sul piano dell’immagine. In fondo è la stessa cosa che, magari questi stessi signori, oggi chiedono alla politica, o no?  Forse però  la lobby imprenditoriale alza la voce perché qualcuno, che rappresenta gli interessi di un’intera comunità, ne vuol mettere in discussione un’egemonia storica fatta di presidenze Speziali ai limiti della compatibilità, di cumulo di cariche, di padri e figli (sempre Speziali) nello stesso cda, di assunzioni discrezionali e tanto altro: il tutto realizzato, sia chiaro, non in virtù della forza proprietaria in azienda, ma solo grazie alla sapiente gestione delle relazioni e dei rapporti di scambio con la politica al potere e con i potenti di turno, i Chiaravalloti, i Loiero, gli Scopelliti; perché infatti le quote azionarie di cui hanno sempre disposto questi campioni del liberismo erano, e restano, piccolissime. Anche di questi paradossi muore la nostra regione".   

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