
Roma - Sono 438 gli atti intimidatori, di minaccia e violenza (-6% rispetto al 2020), quando furono 465) rivolti nel corso dell’anno 2021 contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della Pubblica amministrazione, registrati da Avviso Pubblico in tutto il Paese. Il 2021 è stato il secondo anno consecutivo a far segnare una flessione negli atti intimidatori emersi su scala nazionale.
È quanto emerge dall'XI Rapporto annuale “Amministratori sotto tiro”, riferito agli atti intimidatori e di minaccia censiti dall’Associazione Avviso Pubblico nel corso del 2021 nei confronti degli Amministratori Locali e del personale della Pubblica Amministrazione in Italia. Il rapporto è stato presentato durante una videoconferenza che ha visto la partecipazione del Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, di Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico e di Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio Parlamentare di Avviso e curatore del Rapporto che ha presentato i dati relativi al 2021. L'incontro è stato moderato dal giornalista Giovanni Tizian.
“L'atto di intimidazione contro un amministratore pubblico – ha dichiarato il ministro Lamorgese - rappresenta la negazione dei principi democratici che stanno alla base delle istituzioni sia che esso voglia condizionare o anche orientare una scelta da compiere, sia che voglia essere anche una vendetta come talvolta capita, una protesta, una ritorsione contro una scelta già operata dagli amministratori locali, quando, non addirittura, un aberrante strumento di lotta politica. L'atto intimidatorio mira anche a sovvertire quella che è la fisiologia della rappresentanza, a prevaricare la libertà di mandato dell'eletto, a corrompere la genuinità della dialettica di consenso/dissenso che accompagna ogni scelta politico-amministrativa e quindi ritengo che ogni atto di intimidazione non sia mai da sottovalutare, non sia banale e quindi se è vero che talvolta può trattarsi di un atto sconsiderato ma isolato è altrettanto vero che in certi contesti costituisce il segnale di un problema più grande. Un altro aspetto, per così dire culturale, che si va sempre più evidenziando e che merita una riflessione, è il rapporto tra gli atti intimidatori e il clima di odio e di aggressività anche verbale alimentata attraverso alcuni social network. Il rapporto che viene presentato oggi contiene una appendice statistica davvero unica che offre un contributo importante di conoscenza di approfondimento degli atti di intimidazione e al di là delle cifre, quello che è evidente è la complessità del tema che può essere affrontato efficacemente soltanto se collaboriamo in maniera sinergica tra tutte le istituzioni coinvolte, impegnandoci in un laboratorio di progetti e mirate strategie di intervento di prevenzione e di contrasto. Io ritengo che un'azione realmente efficace e a lungo termine debba prendere le mosse dalla dalle radici remote di questa deriva antidemocratica ed è questo un compito che vede in prima linea il Ministero dell'Interno”.

“Gli amministratori locali continuano ad essere sotto tiro in tutte le regioni d’Italia – ha dichiarato Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico – Fare l’amministratore pubblico, oltre che difficile, sta diventando sempre più pericoloso. Le distanze tra Centro-Nord e Sud si stanno progressivamente assottigliando. Si minacciano sia gli amministratori in carica, in particolar modo i Sindaci, sia chi si candida a ricoprire un incarico pubblico. E questo non è un bel segnale per la qualità della nostra democrazia, che già registra un tasso preoccupante di astensionismo oltre che una crescente difficoltà a dare vita a liste di candidati in vista delle elezioni amministrative”.
Emerge dai casi censiti nel 2021 un notevole aumento delle intimidazioni nei territori con una chiara presenza mafiosa: il 20% degli Enti locali censiti da Avviso Pubblico nel 2021 come teatro di minacce agli amministratori locali hanno subito uno più scioglimenti in passato. Ma non ci sono solo le mafie. La distanza che separa cittadini e Istituzioni locali finisce, sempre più spesso, per alimentare un dissenso – legittimo – che esonda però nell’intimidazione.
Nel rapporto sono stati censiti atti intimidatori in tutte le regioni d’Italia, ad eccezione della Valle d’Aosta. Continua a crescere l’incidenza dei casi al Centro-Nord, giunta nel 2021 al 45,5% del totale. La Campania si conferma – ininterrottamente dal 2017 - la regione in cui sono state registrate il maggior numero di intimidazioni a livello nazionale, con 72 casi, pur facendo segnare un calo del 15% rispetto al 2020. Seguono Sicilia e Calabria rispettivamente con 51 e 45 casi. Quarto posto per la prima regione al di fuori del Mezzogiorno: la Lombardia (43) supera infatti la Puglia (41) per numero di casi censiti, confermandosi il territorio più colpito dell’area Centro-Nord. Anche nel 2021 il territorio provinciale più colpito si conferma Napoli, con 45 casi. Seguono Reggio Calabria (20) e Cosenza (19).

Come si intimidisce: il ruolo centrale dei social network
Nel 2021 i social network sono stati il mezzo più utilizzato per intimidire, minacciare e diffamare gli amministratori locali (21,7% dei casi totali), seguiti da lettere/volantini/messaggi (19,1%) e da incendi e aggressioni (12,8% per ciascuna tipologia). Ma se si analizzano i contesti territoriali, si conferma una netta diversificazione nelle tipologie di minacce utilizzate fra Nord e Sud del Paese. Gli incendi, prima tipologia di minaccia al Sud e nelle Isole (18% dei casi), non sono fra le cinque tipologie più riscontrate nel Centro-Nord. Analogamente social network e lettere minatorie, che assieme rappresentano il 55% dei casi censiti al Centro-Nord, al Sud e nelle Isole rappresentano meno di un caso su tre (29%).
Il 30% delle intimidazioni arriva da “comuni cittadini”
Il Rapporto di Avviso Pubblico si sofferma da alcuni anni sulle intimidazioni che giungono agli amministratori locali e al personale della Pubblica Amministrazione da comuni cittadini. Episodi e situazioni che hanno un peso specifico sul numero totale dei casi censiti, pari al 29,5% nel 2021. Più nello specifico, il 36% di questi atti intimidatori sono legati a proteste e agitazioni dovute alla pandemia da Covid-19.
A finire nel mirino sono stati soprattutto gli amministratori regionali, Presidenti in primis: insultati, diffamati e minacciati perlopiù attraverso social network e scritte sui muri delle città. Il 32% di questa tipologia di atti intimidatori trae origine dal malcontento suscitato da una scelta amministrativa sgradita, il 16% da estremismi di natura politica, il 10% è riferibile a disagi sociali, dovuti a problemi economici o richieste di lavoro e il restante 6% da altre motivazioni di varia natura.
Il 20% degli atti intimidatori in comuni gia’ sciolti per mafia
Il 20% dei 438 casi censiti da Avviso Pubblico nel 2021 sono avvenuti in Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, il dato più alto mai registrato nei Rapporti di Avviso Pubblico. Questi atti intimidatori hanno coinvolto ben 57 Comuni.
B.M.

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