
Roma - Innovazione e nuove tecnologie sono i due pilastri per costruire le "smart mountains" del futuro: soltanto orientando la bussola in questa direzione, a partire da settori chiave come agricoltura e turismo, le aree montane Ue potranno diventare economicamente autosufficienti, resistenti ai cambiamenti climatici, attrattive per le nuove generazioni. È il messaggio lanciato dalla XII Convention Europea della Montagna, organizzata da Euromontana in collaborazione con Cia-Agricoltori Italiani, aperta oggi in Calabria a Camigliatello Silano. Obiettivo dell'evento, organizzato ogni due anni e che nel 2022 fa tappa in Italia, è riportare le aree montane al centro dell'agenda politica comunitaria; una missione sempre più urgente, visto il rischio spopolamento di zone che rappresentano quasi il 30% di tutto il territorio europeo, con appena il 16,9% della popolazione. Ma anche quello di desertificazione e perdita di biodiversità di aree strategiche nella transizione verde. Uno studio condotto da Euromontana ha dimostrato che il 66% di giovani intervistati sono interessati a stabilirsi o restare nelle aree montane, tanto più dopo il Covid, a condizione che si presti maggiore attenzione agli investimenti in primis sulla digitalizzazione e alla crescita di politiche territoriali più integrate ed efficienti. Le risorse per questo cambio di marcia possono essere trovate nella politica di coesione Ue e nei relativi fondi, 392 miliardi in totale per il periodo 2021-2027, fondamentali a spingere ricerca e innovazione come "motori" per creare aree montane vivaci, sostenibili e attraenti.
"In Italia - ha detto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini - il 48% della superficie è montana con il 31% delle aziende agricole spesso eroiche in terreni e climi difficili. E' tempo di fare quadrato per portare investimenti e innovazione nelle zone montane, senza disperdere le risorse in mille rivoli burocratici e quindi sensibilizzare politica e società sul ruolo chiave delle montagne per il futuro".

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