Colonie feline a Lamezia, il bilancio della volontaria di via Torre: "Tanti i gatti maltrattati"

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Lamezia Terme - Dopo oltre 10 mesi dall’istituzione delle colonie feline a Lamezia Terme, grazie ad un progetto pilota che ha garantito la sterilizzazione da parte del Comune di circa 100 gatti randagi – un numero fortunatamente crescente – è ancora forte il bisogno di sensibilizzazione sulle tematiche del randagismo e della tutela degli animali, affrontati ogni giorno da chi gestisce le colonie, ben 35 sul territorio. Fra queste centralissima è la colonia “San Francesco d’Assisi” di via Torre. La colonia, che si è allargata a comprendere anche Largo Caporale e Largo Gualtieri, è gestita dalla giovane animalista Manuela Passarello, che lotta ogni giorno contro l’indifferenza – e talvolta il vandalismo – di quanti sottovalutano l’utilità del suo lavoro.

Quando nasce la sua passione per il mondo felino e l’idea di creare una prima colonia in via Torre?

“La passione l’ho sempre avuta, perché i gatti in via Torre – poco distante da casa mia – ci sono sempre stati. Quando nasce una colonia in realtà non siamo noi a scegliere dove crearla: sono i gatti a scegliere dove stare, ed è la cittadinanza a doverlo riconoscere, per prendersene cura. In via Torre serviva qualcuno che lo facesse, sia per salvaguardare il loro stato di salute che quello delle persone intorno”.

Quali sono le difficoltà che ha incontrato? È cambiato qualcosa dopo l’istituzione delle colonie?

“L’unica cosa che è cambiata dopo il riconoscimento delle colonie feline è stata la possibilità di sterilizzare i gatti randagi gratuitamente grazie al servizio di prevenzione dell’Asp. In realtà, io avevo già fatto sterilizzare a mie spese tutti i gatti di via Torre, ma sto utilizzando il servizio per Largo Caporale e Largo Gualtieri, ed è molto utile. La difficoltà principale che incontro sta nella mentalità delle persone. In passato ho ricevuto minacce, biglietti anonimi in cui mi veniva intimato di smettere, atti di vandalismo di ogni genere: sapone ed escrementi nelle ciotole dell’acqua, cucce e ripari distrutti, e anche il ferimento o l’uccisione degli animali stessi – cosa quest’ultima che fortunatamente non si è più verificata da quando ho sporto regolare denuncia. Vorrei che ci fosse più sensibilità sul tema delle colonie: i nostri gatti sono vaccinati e sterilizzati, non sono loro il problema che genera degrado. Quello dipende dalle persone. E c’è molta ignoranza”.

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Quanti sono attualmente i gatti della colonia, e quanti sono i donatori e gli amici che effettivamente aiutano a portarla avanti?

“Dopo l’estate, che ha portato al solito a nuovi abbandoni, siamo arrivati in realtà ad un totale di circa 40 gatti. Ad aiutarmi stabilmente, con offerte o donazioni mensili di cibo, sono in 12, di cui dieci fanno parte di una rete nazionale e sono residenti fuori regione, anche al nord, e due sono di Lamezia. Spesso abbiamo cure veterinarie importanti da sostenere – ultimamente uno dei gattini ha sviluppato un tumore per il quale dovrà essere curato – e non nascondo che mi privo di molte cose per dare a tutti i membri della colonia una vita degna di essere vissuta. Per andare avanti facciamo anche adozioni a distanza, per chi non ha la possibilità di accogliere un gatto in casa, ma vuole sostenerlo lasciandolo in colonia. Questa pratica, diffusa al nord, è molto utile”.

Pensa di continuare?

“Sì, ma da sola non ce la posso fare. C’è bisogno del contributo dell’intera comunità: bisogna prima di tutto che si diffonda una cultura diversa, che cessino gli atti intimidatori e che le colonie diventino parte integrante del tessuto urbano della città”.

Giulia De Sensi

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