
Serrastretta - Si è conclusa sabato 27 luglio la prima edizione dei I Solchi del Tempo, a cura di Giuseppe Antonio Bagnato e Pina Cerchiaro. Moltissime le persone che hanno affollato le stradine del paese di Forestella, località del comune di Serrastretta.
Molte le associazioni coinvolte: la Comunità Slow Food Calabria con Marisa Gigliotti, l'Associazione Dalidà con Angelo Aiello, il gruppo escursionistico Edrevia con Giuseppe Paletta, il gruppo di lettura della biblioteca Louis Scalese di Serrastretta. L'evento è stato presenziato inoltre sia dalle autorità politiche, con il sindaco del comune di Serrastretta Antonio Muraca, che quelle religiose, con il parroco Don. Francesco Benvenuto. Tanti sono stati i punti toccati durante il corso della serata e tutti legati da un unico comune denominatore: preservare la memoria delle nostre origini.

"Un ringraziamento speciale - affermano i due curatori Pina e Giuseppe - va alla popolazione di Forestella per l'impegno e l'entusiasmo dimostrato. Le case del paese sono ancora in festa, legate dai nastrini rossi e gialli, per ricordare che l'arte unisce e crea relazione". Molta la curiosità dei visitatori sulla "Petra Cupa", dimora utilizzata dai briganti e forse anche da altre popolazioni in epoche piú antiche. Con il suo fascino a tratti fiabesco ha incantato le persone, stupite dalla sua dimensione colossale e dalla sua storia. Altro luogo suggestivo coinvolto nell'iniziativa di valorizzazione è stato il Casino di Caccia dei D'Aquino, raffinata opera di ingegneria idraulica e architettonica. Dalla monumentale finestra è possibile vedere uno dei panorami più belli sull'istmo di Catanzaro e sulla piana lametina. La serata si è conclusa con canti e balli popolari a cura di Mattia Cianflone. Inoltre, è stato possibile degustare il pane cotto a forno a legna con una particolare tipologia di grano. Come ha ricordato la Dott.ssa Luigia Iuliano al termine della serata: "l'auspicio è che in futuro la piccola località di Forestella possa crescere e prosperare. Occorre che le persone si moltiplichino, proprio come il lievito madre della signora Rosina (abitante del luogo)".



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