
Lamezia Terme - Un appello accorato partito da un’abitante del centro storico, che sembra rispecchiare il sentire di molti lametini, quello per il restauro della splendida edicola votiva nota come “La Madonna del Popolo”, ubicata in via Garibaldi. L’affresco, risalente alla seconda metà del ‘700, è impresso sulle mura di un palazzo storico che sembra essere appartenuto ad un ramo nobile della famiglia Colelli. Sebbene pare non abbia mai avuto domicilio in quel palazzo, proprio al pittore nicastrese Francesco Colelli, o comunque alla sua bottega, l’opera viene attribuita dagli storici dell’arte: sia Panarello che Vinciguerra la riconducono alla coeva produzione della sua scuola, e ne riconoscono il valore. Probabilmente ristrutturata nell’ottocento la cornice dell’edicola che, secondo una descrizione curata da Panarello, risulta “composta da due paraste con capitello sostenenti una trabeazione sulla quale trovano collocazione un crocefisso in ghisa nella parte centrale e due pigne laterali in terracotta, simboli di fertilità, poste in asse alle paraste sottostanti. Elementi simili, quasi dei vasi acroteri, li ritroviamo ad esempio a coronamento della facciata delle chiese di S. Domenico, S. Teodoro e Crocefisso come elementi decorativi e nel contempo simbolici: ricordano, infatti, preziosi incensieri che si adoperano durante le celebrazioni liturgiche”.

Molto suggestiva la descrizione del dipinto settecentesco, effettuata dal Vinciguerra e ulteriormente sviluppata da Panarello: “La Madonna, dai delicatissimi caratteri, appare avvolta in un vaporoso manto azzurro, che risolve elegantemente la rappresentazione a mezzo busto. Ella giganteggia sui due gruppi di piccoli personaggi posti in basso, a destra e sinistra, rispettivamente uomini e donne, fra le quali si distingue una suora, forse una clarissa. Le proporzioni dimensionali non sono ovviamente rispettate per dare risalto al rapporto di sudditanza del Popolo rispetto alla Madre di Dio. Sullo sfondo le nubi fanno da quinte ad un fascio di luce dorata, che si schiarisce intorno al capo della Vergine, mentre due coppie di cherubini equilibrano percettivamente la composizione”. Oggi la preziosa testimonianza artistica, una delle più importanti edicole votive di proprietà pubblica, necessiterebbe di un’opera di restauro, come appunto segnalato dalla cittadinanza, legittimamente legata al valore artistico ma anche simbolico di un’immagine che è segno d’identità culturale. “Ho inviato lettere a sindaci e assessori, dal 2007, per sollecitare il restauro dell’icona, così rovinata dal tempo ma dal volto così vivo che sembra voglia parlarci, e sempre piena di fiori portati dai residenti di Via Garibaldi da cui questa Madonna è tanto amata”, scrive in particolare una dei tanti cittadini che vorrebbero veder tornare al suo splendore di un tempo questo pezzo di storia lametina.
Giulia De Sensi
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