Lamezia, avvocato De Grazia su strage dei netturbini: “Non solo il ricordo ma impegno nella ricerca di verità e giustizia”

omicidio_tramonte_cristiano_ced26_97176.jpg

Lamezia Terme - Riflessione dell’avvocato, Mario De Grazia, autore di "Vittime dell'oblio" e "La notte della città" in occasione del trentatreesimo anniversario del duplice omicidio dei netturbini ‘per saperne di più e, per quanto è successo, conservarne memoria’. 

“La mattina del 24 maggio 1991 verso le ore 5, Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, mentre erano intenti al loro lavoro di operatori ecologici comunali, furono trucidati con una raffica di kalashnikov, nei pressi di alcuni cassonetti della nettezza urbana nel vecchio quartiere Miraglia di Sambiase. Furono vittime innocenti e sacrificali "di una lotta cruenta apertasi tra gruppi mafiosi" per come puntualmente ricostruito dalla sentenza della Corte di Assise di Catanzaro, che pur mandando assolto l'unico imputato per insufficienza di prove, accertò che "il barbaro eccidio volle essere un significativo messaggio, tanto più efficace quanto più determinato da bestiale efferatezza, rivolto a tutti, pubblici e privati operatori, un messaggio che preannunciava nuovi equilibri mafiosi e dei quali non poteva non tenersi conto nella spesa dei miliardi della nettezza urbana". La sentenza, non appellata dall'allora pm, chiudeva il processo nei confronti dell'imputato, ma creava le condizioni per poter continuare le indagini nei confronti delle bande mafiose in lotta tra loro. I due innocenti giovani lavoratori morirono solo perché si trovarono nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma può una città, una comunità civile, accontentarsi soltanto di un accertamento e di una risposta siffatta? Ci si può accontentare di celebrare ogni anno (cosa certamente meritoria) il rituale della commemorazione di questo tragico accadimento e ritenere così di avere soddisfatto pienamente i nostri compiti? Commemorare viene dal latino cum memoro che vuol dire: ricordo insieme. Quindi non una memoria privata, bensì pubblica, comunitaria fatta con la mente e il cuore (ri-cordo = con il cuore). Ciò imporrebbe, seppure a trentatré anni di distanza, durante i quali ci sono stati tre scioglimenti del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, che: - da una parte si mantenga il ri-cordo e si coltivi la memoria, ma dall'altra che la città e le sue istituzioni, riprendano a fare i conti con questo passato, con i tanti morti e omicidi impuniti (coniugi sovr. Aversa, avv. ti Ciriaco e Pagliuso, e prima di loro anche i Lo Moro, padre e figlio, e il giudice Ferlaino), colpiti dalle mani e dalle menti mafiose presenti sul territorio. Ho ricordato soprattutto i due netturbini in due libri, ‘Vittime dell'oblio’ e ‘La notte della città’ (Pellegrini Editore). Ho cercato di dare un contributo per aiutare a mantenere vivo il ricordo del sacrificio di questi due onesti e umili concittadini e con esso la necessità della lotta e dell'impegno civile contro la 'ndrangheta e la sua continua pervasività. Malgrado il tanto tempo trascorso, ritengo ancora che occorra trovare il modo di continuare le investigazioni per l'accertamento della verità e per il perseguimento della giustizia sinora incompiuta. È il primo e autentico risarcimento che la città e le istituzioni repubblicane debbono alle vittime della 'ndrangheta, ai loro familiari e anche ai tanti cittadini onesti e laboriosi di questa nostra comunità che vogliono un futuro libero, fatto di legalità e di progresso civile”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA