
Lamezia Terme - S’inquadra fra gli eventi organizzati nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile e della Settimana “Laudato Sì” 2023 l’incontro regionale svoltosi nei locali del Complesso Interparrocchiale di San Benedetto, che ha unito una serie di associazioni e di realtà operanti nella Chiesa, in particolare nelle Diocesi di Lamezia Terme, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.
L’evento è stato voluto dal Movimento “Laudato Sì” e dal Cda Calabria ODV, rappresentato dalla presidente Graziella Catozza e dallo psicologo Salvatore Opiperi, in collaborazione con Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) e con il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. A partecipare, con una serie di interventi e testimonianze, la Caritas Diocesana di Lamezia Terme e il Progetto Policoro portato avanti da don Luca Gigliotti e rappresentato dall’animatrice Elvira Pelle, la Pastorale Giovanile e la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Lamezia Terme rappresentata da don Giuseppe Critelli, l’Associazione IntegrAzioni Calabria Aps rappresentata da Alessandra Cugnetto, con la testimonianza della giovane nigeriana Grace. Presenti anche il rettore di San Benedetto don Domenico Cicione, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Lamezia Terme Teresa Bambara, l’Associazione “Donne e Futuro” e alcune delegazioni provenienti dalle altre diocesi. Punto di convergenza, le tematiche dell’inclusione scolastica e lavorativa alla luce dei concetti di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Ad aprire la condivisione delle proprie esperienze sul campo la presidente Catozza che con il supporto del dottor Opiperi ha mostrato il report di un’indagine sull’abbandono scolastico condotta dal 2021 al 2023 sulle provincie di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, dove fra i nove indicatori di fragilità, ovvero le cause, figurava al primo posto l’assenza non formalizzata: “Significa cioè che nemmeno la scuola sa esattamente perché il ragazzo non frequenta” spiega Catozza sottolineando il dato allarmante. Al secondo posto l’istruzione parentale – che se troppo bassa non è un incentivo per il figlio a frequentare la scuola a sua volta o per procurarsi gli strumenti adatti. Al terzo il disagio, inteso soprattutto come disagio socioeconomico, e come difficoltà nell’usufruire dei trasporti e del materiale scolastico. “Negli 83 Istituti monitorati nell’ultimo periodo 2.769 alunni erano vittime dell’abbandono scolastico” sottolinea Opiperi, riportando dati, lievitati ulteriormente dopo la pandemia, che interessano particolarmente gli Istituti secondari di II grado – ma non solo – e i ragazzi di etnia Bulgara e Rom, gli stessi attenzionati ad esempio dall’associazione “Donne e Futuro”. Si concentra sul mondo del lavoro la relazione di Elvira Pelle del Progetto Policoro, nato all’interno della Chiesa nel 1995 dall’iniziativa di don Mario Operti come supporto per la realizzazione delle idee imprenditoriali e del futuro lavorativo delle giovani generazioni.
“Promuoviamo un lavoro sostenibile, inteso come vocazione, che supporti non solo la crescita economica ma anche la crescita personale, e soddisfi i bisogni di sviluppo dei territori senza danneggiare il futuro delle generazioni a venire”, spiega Pelle. Forte in questo senso la testimonianza di Grace – presentata da Alessandra Cugnetto di IntegrAzioni – una giovane imprenditrice nigeriana madre di 5 figli, di cui 4 in Italia, che è riuscita ad aprire il suo negozio di prodotti africani a Lamezia, dove vive, con l’aiuto di Caritas e delle altre realtà sociali operanti sul territorio. “Lamezia è casa mia, e se ci saranno le possibilità vorrei che i miei figli vivessero e studiassero qui, ma non sempre ci sentiamo amati, non tutti ci trattano come esseri umani”, racconta Grace. “La sostenibilità per noi è benessere per tutti a lungo termine”, conclude don Critelli, “attraverso un’economia che promuova la crescita collettiva ma non sia unicamente finalizzata al profitto. A questo livello la Chiesa sta promuovendo buone pratiche che possano integrare obiettivi diversi per il bene comune”. “Fondamentale è una corretta visione antropologica del problema” aggiunge don Cicione, “cioè l’integrazione di tutte le dimensioni dell’essere umano, perché per raggiungere il benessere bisogna saper fare ma anche saper essere, saper vivere insieme e prendersi cura dei fratelli nella casa comune in cui viviamo”.
Giulia De Sensi

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